{"id":4299,"date":"2021-04-17T12:00:14","date_gmt":"2021-04-17T12:00:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/?p=4299"},"modified":"2021-04-17T12:00:36","modified_gmt":"2021-04-17T12:00:36","slug":"ernesto-paolozzi-liberale-nel-ricordo-di-costanza-pera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/ernesto-paolozzi-liberale-nel-ricordo-di-costanza-pera\/","title":{"rendered":"Ernesto Paolozzi, liberale, nel ricordo di Costanza Pera"},"content":{"rendered":"<p><em>Il distico che accompagna la <strong>Scuola 2021 di Liberalismo<\/strong> recita<strong> Il liberalismo come metodo<\/strong>, un piccolo (e innocente) plagio del titolo di uno dei migliori libri di\u00a0<strong>Ernesto Paolozzi, <\/strong>in cui l\u2019Autore si batteva contro l\u2019uso di comodo, quasi un\u2019usurpazione, del termine \u201cliberale\u201d. Gioved\u00ec <strong>Ernesto<\/strong> se n\u2019\u00e8 andato all\u2019improvviso e la brutta notizia ha avuto l\u2019effetto di un brivido blu nella schiena di chi \u2013 a torto o a ragione \u2013 \u201cliberale\u201d si sente. Ci ha commosso il titolo apparso su <strong>Il Mattino<\/strong> di Napoli: <strong>Addio a Paolozzi, crociano forever<\/strong>. <strong>Paolozzi<\/strong> aveva solo 67 anni (suo padre Mariano, scampato alla deportazione a Dachau, di anni ne aveva campati 89) e lui quei 67 li ha spesi con <strong>l\u2019ossessione della libert\u00e0<\/strong> (come ha commentato il figlio giornalista, Mariano detto Billo). Di <strong>Ernesto <\/strong>\u2013 che \u00e8 stato ripetutamente docente della nostra <strong>Scuola, <\/strong>a Napoli e non solo \u2013 ci resta impresso nella mente il \u201cmanifesto\u201d di quella sua ossessione: <\/em><strong><em>Non credo in alcun principio assoluto, tranne il principio di libert\u00e0 che, per sua stessa natura, \u00e8 inconciliabile con gli assoluti. Riportiamo il ricordo di Costanza Pera:<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Enrico Morbelli mi ha chiesto di ricordare Ernesto Paolozzi ed \u00e8 un\u2019impresa, oltre che dolorosa, molto difficile. Ernesto era infatti un uomo di intelligenza vivacissima e di cultura profonda; in modo pi\u00f9 appropriato potrebbe ricordarlo uno dei suoi amici filosofi, dell\u2019Universit\u00e0 Suor Orsola Benincasa dove insegnava Storia della filosofia contemporanea, oppure dell\u2019istituto degli Studi Storici fondato da Benedetto Croce di cui era stato borsista o, infine, dell\u2019Istituto italiano per gli studi filosofici presso il quale era docente e del cui comitato scientifico era componente. Penso che si potrebbe persino chiedere di ricordarlo ad Edgar Morin, di cui Ernesto era discepolo e amico.<\/p>\n<p>Chi voglia davvero capire la complessit\u00e0 e la profondit\u00e0 del pensiero di Ernesto Paolozzi pu\u00f2 trovare su <a href=\"http:\/\/www.ernestopalozzi.it\"><strong>www.ernestopalozzi.it<\/strong><\/a> il lunghissimo elenco delle sue pubblicazioni, molte dedicate agli studi su Croce (anche tradotti in russo e in inglese)\u00a0 e il suo blog personale\u00a0 aperto da questo esergo: \u201cNiente di grande \u00e8 stato fatto al mondo senza il contributo della passione\u201d, che in poche parole descrive il lato pubblico e dinamico di uno studioso che cominci\u00f2 fin dal liceo ad\u00a0 appassionarsi di pensiero politico liberale in un mondo scolastico e universitario invaso dal dilagare dall\u2019utopia e dall\u2019intolleranza marxista. Forse per questa contrapposizione giovanile Ernesto matur\u00f2 subito un\u2019adesione alla religione crociana della libert\u00e0 come indirizzo definitivo della propria esistenza e del proprio sviluppo intellettuale, riuscendo sempre a trovare convincenti risposte di metodo e di merito ai problemi spinosi della realt\u00e0 contemporanea, nella quale Ernesto era, crocianamente, profondamente immerso.<\/p>\n<p>Ci eravamo conosciuti nei congressi della Giovent\u00f9 liberale sul finire degli anni Settanta e poi trovati innumerevoli volte nelle riunioni della direzione nazionale, nei convegni, nelle assemblee piene di fumo e passione del Partito liberale e della corrente di Valerio Zanone di cui Ernesto \u00e8 stato sempre grandissimo amico e sostenitore. Su richiesta di Zanone aveva svolto l\u2019incarico di Direttore scientifico della Fondazione Luigi Einaudi. Era poi stato consigliere comunale a Napoli, animatore di associazioni &#8211; ha tra l\u2019altro fondato l\u2019associazione Giovanni Amendola &#8211; e di riflessioni sui dilemmi bioetici, la giustizia, la scuola, l\u2019universit\u00e0, l\u2019economia meridionale.<\/p>\n<p>Attivo sulla stampa quotidiana e sulle riviste scientifiche, aveva scritto nel 2007 un libro su \u201c<em>Il Partito Democratico e l\u2019orizzonte della complessit\u00e0<\/em>\u201d domandandosi come si sarebbe atteggiato il nuovo partito di fronte alla globalizzazione dei mercati, al degrado ambientale, al confronto con il mondo islamico e aveva intrattenuto un dialogo con il PD. Ma si candid\u00f2 nel 2018 con Liberi e Uguali, come reazione alla degenerazione del PD locale e come dichiarazione di appartenenza alla sinistra politica. Nel novembre di quello stesso anno ha pubblicato con Luigi Vicinanza un piccolo libro, certamente liberale, estremamente complesso: \u201c<em>Diseguali. Il lato oscuro del lavoro<\/em>\u201d, che dichiara essere \u201cun\u2019analisi della societ\u00e0 strettamente finalizzata all\u2019impegno politico\u201d e nel quale ha riassunto il suo pensiero filosofico e morale e quello politico, con una sintesi della realt\u00e0 del XXI secolo estremamente lucida ed aggiornata. Sconcertante \u00e8 qui la sua capacit\u00e0 di mettere in connessione e relazione i suoi filosofi di riferimento per costruire una lettura a molte dimensioni del presente, sempre in coerenza con i punti fermi del liberalismo di partenza, fino a richiamare\u00a0\u00a0 Heisemberg e i principi della fisica quantistica a proposito della relazione tra soggetto e oggetto come unica conoscibilit\u00e0 possibile e quindi come sconfitta delle concezioni oggettivistiche e quantitative oppure metafisiche.<\/p>\n<p>Ernesto Paolozzi conclude affermando che \u201c\u00e8 un dovere morale impegnarsi perch\u00e9 nuove utopie operanti risveglino la fede nell\u2019umanit\u00e0 e si cominci ad agire dove e quando \u00e8 possibile\u201d e che \u201ctornare alle antiche virt\u00f9 cristiane\u00a0 e liberali di cui tanto si \u00e8 nutrito al suo sorgere il liberalismo democratico, cresciute e fortificatesi attorno al fondamentale concetto del rispetto della dignit\u00e0 e della libert\u00e0 dell\u2019individuo, tornare alle acquisizioni fondamentali del socialismo che sconfisse la credenza nelle presunte leggi dell\u2019economia in nome della giustizia sociale e della umana solidariet\u00e0, \u00e8 il nostro compito morale, la nostra unica via di salvezza\u201d.\u00a0 Era convinto che lo sviluppo tecnologico non \u00e8 destino che condanna alla disoccupazione, alla perdita della dignit\u00e0 e della libert\u00e0 ma che invece costituisca l\u2019occasione per ridistribuire i profitti e per costruire una democrazia autentica. Un\u2019utopia, lo sapeva, ma che gli appariva l\u2019unica prospettiva per coniugare nel futuro, da liberale, l\u2019etica della convinzione con l\u2019etica della responsabilit\u00e0 ed evitare quei fanatismi e quei cinismi che il Novecento aveva visto prosperare. Il liberale Paolozzi era proiettato nel futuro e di lui dovremo ricordarci.<\/p>\n<p>E non dimenticheremo mai il suo tratto umano eccezionalmente garbato, coinvolgente e generoso che centinaia e centinaia di persone sottolineano in queste ore sui siti di comunicazione intorno ai suoi familiari e ai suoi amici di pensiero.<\/p>\n<p>Costanza Pera<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il distico che accompagna la Scuola 2021 di Liberalismo recita Il liberalismo come metodo, un piccolo (e innocente) plagio del titolo di uno dei migliori libri di\u00a0Ernesto Paolozzi, in cui l\u2019Autore si batteva contro l\u2019uso di comodo, quasi un\u2019usurpazione, del termine \u201cliberale\u201d. 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