{"id":4235,"date":"2021-02-23T17:23:14","date_gmt":"2021-02-23T17:23:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/?p=4235"},"modified":"2021-04-17T12:01:52","modified_gmt":"2021-04-17T12:01:52","slug":"andrea-ciandri-ricorda-vittorio-mathieu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/andrea-ciandri-ricorda-vittorio-mathieu\/","title":{"rendered":"Andrea Ciandri ricorda Vittorio Mathieu"},"content":{"rendered":"<p>E\u2019 recentemente scomparso Vittorio Mathieu, filosofo teoretico, morale ed epistemologo, autore di centinaia di pubblicazioni e studioso di Kant.<br \/>\nLo vorrei ricordare per un\u2019opera fondamentale per una filosofia del diritto penale di impronta autenticamente liberale, il cui titolo \u2014 \u201cPerch\u00e9 punire\u201d \u2014 ne rivela l\u2019ambizioso scopo: dare una risposta all\u2019interrogativo morale che ha sempre interessato l\u2019uomo di ogni epoca, in quanto il concetto di punizione \u00e8 intimamente connesso a quello di giustizia. E il cui sottotitolo \u00e8 di sconcertante attualit\u00e0, bench\u00e9 il saggio sia stato scritto nel 1977: \u201cIl collasso della giustizia penale\u201d.<br \/>\nCollasso che, per Mathieu, \u00e8 determinato dal modo in cui l\u2019Illuminismo prima, il\u00a0 positivismo poi e l\u2019umanitarismo dopo, hanno cercato di rispondere alla domanda sul fondamento morale della pretesa punitiva: giustificando la pena assegnandole uno scopo, o addirittura negandola.<br \/>\nIl rifiuto della pena \u00e8 dovuto all\u2019essenza morale della stessa, che la distingue da altre forme di sanzione. Essa reca in s\u00e9 il senso del castigo e dell\u2019espiazione, concetti che richiamano quelli della colpa e della responsabilit\u00e0, che a loro volta presuppongono la libert\u00e0 del volere e di scegliere tra il bene e il male. Negando la pena si nega all\u2019individuo la qualit\u00e0 di essere morale, intrinseca alla\u00a0natura umana: \u201c<em>c\u2019\u00e8 libert\u00e0 se ci sono \u2018individui<\/em>\u2019\u201d, scrive Mathieu. L\u2019incedere argomentativo di Mathieu parte da un postulato che, ammette, \u00e8 indimostrabile: l\u2019uomo \u00e8 responsabile delle sue azioni. La conseguenza di tale ipotesi assunta per data \u00e8 che \u201c<em>\u00e8 giusto, per il bene e per il male, che gliene derivi una sanzione: \u00e8 giusto, insomma, che chi ha commesso il male ne paghi il fio<\/em>\u201d. Le teorie che negano l\u2019uomo quale essere moralmente, perci\u00f2 giuridicamente, responsabile, negano quindi la sanzione, e con essa la giustizia.<br \/>\nLa pena, a differenza della vendetta, \u00e8 oggettiva e formale, e ha la funzione di rendere giustizia, non quella di soddisfare il bisogno psicologico della punizione vendicativa, che \u00e8 informale e svincolata dal principio dell\u2019equit\u00e0 e della simmetria. Si sar\u00e0 giunti a giustificare la pena solo quando si ammetter\u00e0 che \u201c<em>essa \u00e8 fatta, in primo luogo, per il reo, non per terrorizzare altri eventuali nemici, e ancor meno per soddisfare a puro gusto di crudele rivalsa da parte del danneggiato<\/em>\u201d.<br \/>\nQuindi dove c\u2019\u00e8 libert\u00e0 c\u2019\u00e8 sanzione. La sanzione penale, che presuppone la libert\u00e0 in quanto richiede la <em>colpa<\/em>, e quindi la <em>responsabilit\u00e0<\/em>, \u00e8 presidio della libert\u00e0 stessa. Negare la pena significa negare la responsabilit\u00e0 e quindi la libert\u00e0.\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0\u201c<em>La giustizia \u00e8 (\u2026) il sistema della libert\u00e0: un sistema che mette in rapporto tra loro pi\u00f9 individui liberi, sottoponendoli a quelle leggi che permettono loro di pensarsi e di esistere come liberi.<\/em>\u201d In tale frase il pensiero giusfilosofico di Mathieu si rivela molto pi\u00f9 liberale di quanto non lo sia il tradizionale liberalismo giuridico di origine illuministica.\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 Tra i pochi pensatori contemporanei, forse unico, ad ispirarsi al retribuzionismo kantiano, Mathieu ha avuto il merito di elaborare una teoria, morale e giuridica, della pena, sostenendo la necessit\u00e0 della stessa per preservare le condizioni che rendono possibile l&#8217;esistenza di un ordine sociale basato sulla libert\u00e0 individuale, dunque sulla responsabilit\u00e0.<br \/>\nLa giustizia \u00e8 simmetria dei diritti, che implica reciprocit\u00e0: il loro riconoscimento in capo a tutti implica che ciascun individuo possa esercitarli entro i limiti dell\u2019esercizio reciproco, ed \u00e8 definita da Mathieu come il \u201c<em>sistema della libert\u00e0 di volont\u00e0 finite sottoposte a leggi<\/em>\u201d. Sono le leggi della giustizia a rendere compatibile l\u2019esercizio della libert\u00e0 di ciascun individuo con quella degli altri individui e alle leggi della giustizia deve conformarsi il diritto, sia civile che penale.<br \/>\nTuttavia norme civilistiche e norme penali assolvono a compiti differenti: mentre le prime regolano i rapporti tra comportamenti liberi, le seconde tutelano la possibilit\u00e0 stessa che tali rapporti possano formarsi. Di qui la distinzione tra sanzione civile e sanzione penale: la prima consegue alla violazione di una regola interna al rapporto, la seconda \u00e8 la conseguenza di comportamenti che mirano ad impedire che il rapporto giuridico possa instaurarsi e che si pongono, quindi, in conflitto col sistema della libert\u00e0: in ci\u00f2 sta l\u2019originalit\u00e0 del pensiero di Mathieu.<br \/>\nLa metafora del gioco da egli utilizzata per esplicare la differenza ontologica tra la sanzione penale e le altre sanzioni giuridiche \u00e8 di chiarezza esemplare. Nel gioco formalizzato, come per esempio il bridge, sono previste sanzioni alla violazione delle regole, volte a compensare lo squilibrio che l\u2019infrazione ha generato producendo un indebito vantaggio al trasgressore, a fronte di uno speculare svantaggio a carico del giocatore avversario. Queste sanzioni sono assimilabili, per funzione, a quelle del diritto civile, che hanno natura tipicamente ripristinatoria o compensativa e puniscono, per l\u2019appunto, la violazione delle regole del rapporto, contenute nelle norme civili. Le norme penali, invece, non contengono le regole del gioco perch\u00e9 sono volte a punire condotte impeditive della stessa possibilit\u00e0 di giocare, in quanto il trasgressore si pone al di fuori del gioco.<br \/>\nLa legislazione penale, dovendo tutelare la precondizione del libero esercizio dei diritti individuali e dell\u2019incontro di volont\u00e0, protegge un interesse che non \u00e8 individuale ma sovra individuale, in quanto comune a tutti gli individui che compongono una data societ\u00e0. Essa ha carattere pubblico perch\u00e9 difende un interesse pubblico, quello di tutelare il sistema di libert\u00e0 in nome della giustizia.<br \/>\nL\u2019interesse pubblico non va confuso con quello sello stato, che alla giustizia \u00e8 sottomesso come lo sono i cittadini: di qui la sua primaria ed essenziale funzione di dare imperativit\u00e0 alla legge penale, infliggendo la pena non per tutelare se stesso o la societ\u00e0, ma per difendere la possibilit\u00e0 stessa dello stato e della societ\u00e0.<br \/>\nNon \u00e8 la legge penale servente alla protezione dello stato ma viceversa, afferma Mathieu.\u00a0 \u00a0Il diritto penale allora \u00e8 il fine e lo stato \u00e8 il mezzo: l\u2019esatto contrario di quanto postulato dagli illuministi, che attribuiscono allo stato il compito di proteggere la societ\u00e0 per mezzo della legislazione penale; di talch\u00e9 la pena \u00e8 il mezzo di cui lo stato si serve per difendere la societ\u00e0 e con essa se stesso.<br \/>\nLa pena come mezzo e non come fine ne comporta una concezione in chiave utilitarisitica quale misura preventiva strumentale al potere da cui \u00e8 sancita e comminata, con ci\u00f2 che ne consegue in fatto di tutela dei diritti individuali.<br \/>\nA differenza di quella illuminista di stampo utilitaristico, fatta propria da liberalismo giuridico, quella elaborata da Mathieu \u00e8 un\u2019autentica concezione liberale della pena, dal momento che egli ne individua lo scopo nella giustizia simmetrica quale sistema della libert\u00e0, piuttosto che nella protezione della collettivit\u00e0, che conduce alla strumentalizzazione dell\u2019individuo in favore dell\u2019interesse collettivo. \u201c<em>Che debba esistere quel sistema dipende da un&#8217;opzione: ma, se si opta per la libert\u00e0, non si pu\u00f2 fare a meno di ci\u00f2 che la rende possibile; e in questo senso accettare la necessit\u00e0 della pena \u00e8 identico a optare per la libert\u00e0<\/em>\u201d. Non c\u2019\u00e8 quindi libert\u00e0 senza pena.<br \/>\nPurtroppo il suo pensiero \u00e8 rimasto fin troppo confinato e isolato, misconosciuto o sconosciuto agli stessi liberali contemporanei. Un solista se vogliamo al quadrato, dal momento che il suo pensiero sulla pena \u00e8 minoritario non solo perch\u00e9 afferente al retributivismo morale, considerato dai pi\u00f9 superato, ma perch\u00e9 nell&#8217;ambito di esso si colloca al di fuori del preponderante indirizzo scolasticotomista.<br \/>\nAndrea Ciandri<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 recentemente scomparso Vittorio Mathieu, filosofo teoretico, morale ed epistemologo, autore di centinaia di pubblicazioni e studioso di Kant. 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