{"id":4080,"date":"2019-06-19T21:58:53","date_gmt":"2019-06-19T21:58:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/?p=4080"},"modified":"2019-06-19T21:58:53","modified_gmt":"2019-06-19T21:58:53","slug":"controstoria-della-repubblica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/controstoria-della-repubblica\/","title":{"rendered":"Controstoria della Repubblica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><em>Riproduciamo la recensione di Saro Freni al libro di Massimo Teodori &#8220;Controstoria della Repubblica&#8221;, apparsa sul sito <a href=\"http:\/\/www.iliberali.org\">www.iliberali.org<\/a><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Controstoria della Repubblica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Saro Freni<\/em><\/p>\n<p>Scrivere una controstoria \u2013 in un paese che non conosce nemmeno la storia \u2013 \u00e8 un\u2019operazione lodevole. Massimo Teodori lo ha fatto, e gliene va dato merito. <em>Controstoria della Repubblica. Dalla Costituzione al nazionalpopulismo<\/em> (Castelvecchi) sviluppa molti temi gi\u00e0 affrontati dall\u2019autore in volumi precedenti \u2013 soprattutto per ci\u00f2 che concerne l\u2019azione politica dei laici e il loro profilo culturale \u2013 e offre al lettore un riuscito tentativo di ricostruzione organica della storia repubblicana e dei suoi nodi storici pi\u00f9 rilevanti. Il libro presenta un chiaro profilo militante, e ruota attorno ad una tesi che sostiene tutta la produzione saggistica di Teodori sul tema: la valorizzazione del ruolo dell\u2019area laica nella modernizzazione del paese, giocato in condizioni di obiettiva difficolt\u00e0 al cospetto della superiore forza organizzativa e propagandistica degli avversari.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 certamente affermare che il mondo laico ebbe tanti pregi, meno di quanti gliene attribuiscano gli amici ma pi\u00f9 di quanti non siano disposti a riconoscergli i nemici. Eppure, in tutta questa vicenda vi \u00e8 un senso di incompiutezza, e forse persino di fallimento. Ma vi \u00e8 anche \u2013 nel racconto autobiografico della propria disfatta storica da parte di molti protagonisti \u2013 una tendenza al fatalismo e all\u2019autocompiacimento snobistico, e in fondo all\u2019esaltazione delle proprie sconfitte pi\u00f9 che delle proprie vittorie, come se fossero il blasone di nobilt\u00e0 dell\u2019hidalgo, o comunque il frutto del destino cinico e baro. Il libro di Teodori affronta con competenza e passione civile questi problemi, e ne fornisce un\u2019interpretazione politica e storica, che pu\u00f2 costituire una solida base di riflessione, anche rispetto al presente.<\/p>\n<p>Nel libro si mettono in luce i pregi del centrismo e di quello che fu il suo principale alfiere, Alcide De Gasperi, tratteggiando le ragioni che condussero al tramonto di quella formula, che sopravvisse di pochi anni alla morte del suo artefice. Di De Gasperi vengono sottolineati i meriti politici, e tra questi soprattutto la lungimiranza delle scelte e la tenacia con cui si impegn\u00f2 a perseguirle. Ma vengono messe in luce anche le virt\u00f9 personali \u2013 la dignit\u00e0, l\u2019integrit\u00e0 e il coraggio \u2013 che ebbero un peso non secondario nella sua condotta, anche di fronte alle richieste dell\u2019ambiente vaticano e dello stesso pontefice. Indisponibile ad assecondare le pretese del fronte clericale \u2013 pur essendo un vero credente, o forse esattamente per questo \u2013 De Gasperi fu aiutato dai laici, che rappresentavano una forza minoritaria ma influente soprattutto sul piano intellettuale. I microfoni di Dio e le madonne pellegrine avevano avuto il merito di convincere molti elettori \u2013 evidentemente refrattari ad argomenti pi\u00f9 razionali \u2013 a non fidarsi del Fronte popolare nel 1948. Ma era venuto il momento di far tornare i curati in parrocchia e le statue nei santuari.<\/p>\n<p>Teodori analizza il ruolo che questo mondo laico \u2013 che vede come un\u2019entit\u00e0 litigiosa ma sostanzialmente unitaria \u2013 ebbe nel progresso civile del paese, durante il periodo del boom. L\u2019Italia degli anni cinquanta e sessanta viveva un momento di grande crescita economica, che si accompagnava ad una sempre pi\u00f9 diffusa secolarizzazione dei costumi. Perduravano per\u00f2 alcuni vecchi retaggi dell\u2019Italia rurale e patriarcale, espressione di una cultura antimoderna e retriva, che i laici ebbero il merito di contrastare, accompagnando i processi di modernizzazione che si erano autonomamente sviluppati all\u2019interno della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Si parla poi del centro-sinistra, dei suoi limiti e delle promesse mancate; e cos\u00ec anche dei rischi unanimistici del compromesso storico, visto come la pi\u00f9 compiuta manifestazione del connubio cattocomunista. Molte pagine sono dedicate al revisionismo socialista e al tentativo craxiano di rifondare il Psi su basi riformiste, facendone il possibile punto di riferimento per un rassemblement che potesse competere con la Dc sul piano elettorale, riequilibrando i rapporti di forza all\u2019interno dell\u2019area governativa. Al tempo si discusse molto sulla possibile costituzione di un polo laico (o laico-socialista, secondo altre versioni) ma il progetto non fu mai realizzato, se non limitatamente e tardivamente. Teodori spiega questo fallimento soprattutto alla luce della rivalit\u00e0 dei leader, che coltivavano ambizioni divergenti e incompatibili.<\/p>\n<p>Un capitolo viene dedicato alla seconda repubblica. Qui Teodori sottolinea soprattutto l\u2019incapacit\u00e0 \u2013 a destra e a sinistra \u2013 di concepire veri progetti riformatori, per ragioni diverse ma in fondo speculari. Inoltre, si sofferma sulla tendenza dei due poli a sposare posizioni accondiscendenti verso la gerarchia ecclesiastica, orfana della Dc ma capace di esercitare una forte egemonia su entrambi gli schieramenti. Venuto meno ogni credibile appiglio alle ideologie del passato \u2013 e spesso persino a qualsiasi progetto ideale \u2013, gli attori politici della nuova stagione si illudevano di trovare nella religione \u2013 o meglio nella sua strumentalizzazione in chiave mondana \u2013 un bagaglio culturale di scorta, in grado di colmare il vuoto intellettuale di partiti ormai ridotti a pure aggregazioni di potere. Il neo-clericalismo \u00e8 stato quindi un facile espediente per darsi un\u2019identit\u00e0 di comodo, oltre che un veicolo per brillanti carriere all\u2019insegna del camaleontismo e della doppiezza.<\/p>\n<p>L\u2019ultima parte del libro \u00e8 dedicata all\u2019attualit\u00e0, e quindi all\u2019affermazione delle forze populiste, delle quali Teodori mette giustamente in luce tutti i connotati demagogici e qualunquisti, quando non autoritari e illiberali. L\u2019autore connette l\u2019insorgenza populista a tratti profondi della cultura politica italiana, che oggi riemergono in forme ancor pi\u00f9 virulente e settarie. E sostiene che tutto ci\u00f2 sia anche il risultato del fallimento delle forze laiche, spesso capaci nel passato di intercettare la protesta sociale e pi\u00f9 in generale gli umori in trasformazione della popolazione.<\/p>\n<p>Questo argomento contiene molte parti di verit\u00e0. Ma forse non fa del tutto i conti con i limiti e anche con le colpe storiche di queste forze \u2013 tra l\u2019altro, non del tutto assimilabili tra loro \u2013, con le loro pesanti compromissioni in frangenti decisivi della storia nazionale, con la loro scarsa capacit\u00e0 di azione e di adattamento nel quadro di una societ\u00e0 di massa, per difetti d\u2019impostazione ma anche per le profonde arretratezze della societ\u00e0 italiana, in tutte le sue articolazioni. E a questo proposito non si pu\u00f2 non citare l\u2019opportunismo \u2013 e la pavidit\u00e0, il conformismo, l\u2019apatia, la tendenza al collateralismo con il potere politico in un\u2019ottica di collusione spartitoria e parassitaria \u2013 di una parte della borghesia italiana, incapace di assumersi responsabilit\u00e0 e di esercitare una funzione di guida per il paese. \u00c8 una storia vecchia, ma sempre attuale. Cambia solo la qualit\u00e0 dei protagonisti. Gli utili idioti ci sono sempre stati. La novit\u00e0 \u2013 ed \u00e8 anche questo un segno della pochezza dei tempi \u2013 \u00e8 che stavolta si sono messi al servizio di altri idioti, utili soltanto a s\u00e9 stessi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riproduciamo la recensione di Saro Freni al libro di Massimo Teodori &#8220;Controstoria della Repubblica&#8221;, apparsa sul sito www.iliberali.org Controstoria della Repubblica Saro Freni Scrivere una controstoria \u2013 in un paese che non conosce nemmeno la storia \u2013 \u00e8 un\u2019operazione lodevole. Massimo Teodori lo ha fatto, e gliene va dato merito. Controstoria della Repubblica. 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