{"id":3834,"date":"2018-11-20T15:53:41","date_gmt":"2018-11-20T15:53:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/?p=3834"},"modified":"2018-11-20T15:53:52","modified_gmt":"2018-11-20T15:53:52","slug":"santo-coppolino-i-problemi-della-liberta-tra-antico-e-nuovo-liberalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/santo-coppolino-i-problemi-della-liberta-tra-antico-e-nuovo-liberalismo\/","title":{"rendered":"SANTO COPPOLINO &#8211; I problemi della libert\u00e0 tra antico e nuovo liberalismo"},"content":{"rendered":"<p><em>Lezione della Scuola di Liberalismo di Messina &#8211; 9 aprile 1999<\/em><\/p>\n<p>La libert\u00e0 \u00e8 un concetto fondamentale della filosofia politica, la quale &#8211; a sua volta &#8211; rappresenta un settore della filosofia morale, e che il liberalismo &#8211; pur nella sua apparenza di movimento unitario e coerente, almeno da Erasmo in poi -, proprio perch\u00e9 si prefigge di approntare risposte e soluzioni razionali ai problemi per il raggiungimento di alcune mete, delinea un concetto di libert\u00e0 che, di fatto, ogni generazione \u00e8 costretta a riproporre sempre in nuovi termini e in diversificate prospezioni politiche, proprio in virt\u00f9 della stessa valenza pluralistica del concetto di libert\u00e0, intorno al quale il saggio di Isaiah Berlin del 1958, Due concetti di libert\u00e0, ha avuto il merito di agitare le acque, inaugurando altres\u00ec un ricco e interessante dibattito che ha oltrepassato i confini di un dialogo interno alla filosofia analitica, coinvolgendo temi e problemi di filosofia morale di ampio respiro e di carattere filosofico pi\u00f9 generale.<\/p>\n<p>Soprattutto di questo saggio vorremmo qui parlare, in quanto gli altri tre saggi &#8211; unitamente all\u2019ampia introduzione e all\u2019appendice &#8211; possono agevolmente considerarsi delle chiose allo scritto del 1958, e che pertanto nell\u2019economia dell\u2019intero volume, nel quale si trova ora incluso, riveste una centralit\u00e0 indiscutibile. In esso circola &#8211; all\u2019interno di una concezione pluralistica dei valori &#8211; questa idea del ruolo privilegiato, della priorit\u00e0 del concetto di libert\u00e0 sugli altri valori politici degni di essere promossi e perseguiti. Certamente, nella storia delle idee questa assunzione non rappresenta una novit\u00e0; la novit\u00e0 \u00e8 piuttosto rappresentata dal modo di accostarsi a questo antico tema dell\u2019etica liberale della individualit\u00e0 e della responsabilit\u00e0 morale.<\/p>\n<p>Il rilievo primario che Berlin conferisce al principio \u201cnegativo\u201d nella storia della libert\u00e0 &#8211; cio\u00e8 della libert\u00e0 come diritto e come capacit\u00e0 &#8211; discende dalla necessit\u00e0 di individuare una sfera nella quale vige in modo indiscusso la libert\u00e0 di scelta, e la cui riduzione mette in crisi la stessa definizione di libert\u00e0 politica e sociale. E tra i molteplici sensi e significati del termine libert\u00e0 (freedom e\/o liberty), Berlin intende occuparsi di due soltanto delle accezioni che questa nozione registra: quella in senso \u201cnegativo\u201d, compendiata dall\u2019autore nella risposta alla domanda \u00ab Qual \u00e8 l\u2019area entro cui si lascia o si dovrebbe lasciare al soggetto &#8211; una persona o un gruppo di persone &#8211; di fare o di essere ci\u00f2 che \u00e8 capace di fare o di essere, senza interferenza da parte di altre persone ?\u00bb; e quella in senso \u201cpositivo\u201d, che concerne invece \u00ab Che cosa, o chi, \u00e8 la fonte del controllo o dell\u2019ingerenza che pu\u00f2 indurre qualcuno a fare, o ad essere, questo invece di quello ?\u00bb.<\/p>\n<p>Detto in termini che forse risulteranno pi\u00f9 noti, anche se in certo senso pi\u00f9 vaghi, si tratta della distinzione tra la libert\u00e0 dei moderni (quella \u201cnegativa\u201d) e la libert\u00e0 degli antichi (quella \u201cpositiva\u201d) o, ancora, della distinzione della libert\u00e0 da (freedom from) dalla libert\u00e0 di (freedom to), della libert\u00e0 cio\u00e8 come assenza di impedimento e\/o di costrizione, e della libert\u00e0 come autonomia, come autoderminazione da s\u00e9. L\u2019una (liberta \u201cnegativa\u201d) concerne l\u2019azione, l\u2019altra (quella \u201cpositiva\u201d) la volont\u00e0. Mentre il soggetto della libert\u00e0 \u201cnegativa\u201d \u00e8 l\u2019individuo, quello della libert\u00e0 \u201cpositiva\u201d \u00e8 la societ\u00e0, un ente collettivo. Volendo adoperare un linguaggio alquanto dispregiativo molto in voga in tempi pi\u00f9 o meno recenti, si potrebbe dire che mentre l\u2019una riguarda la libert\u00e0 del borghese, l\u2019altra invece quella del cittadino. Tuttavia la distinzione tra azione e volont\u00e0 come qualifiche delle due modalit\u00e0 della libert\u00e0, delle quali qui si discute, credo che incontrerebbe delle resistenze da parte di Berlin, dal momento che l\u2019identificazione della libert\u00e0 con l\u2019attivit\u00e0 in quanto tale, o con l\u2019azione, rappresenta, a suo avviso, un ulteriore fraintendimento del concetto di libert\u00e0 \u201cnegativa\u201d; e infatti cos\u00ec si esprime l\u2019autore: \u00ab La libert\u00e0 [&#8230;] non \u00e8 l\u2019azione in se stessa, ma piuttosto la libert\u00e0 dell\u2019azione [&#8230;]. Libert\u00e0 \u00e8 avere la facolt\u00e0 di agire, non l\u2019azione in s\u00e9; \u00e8 la possibilit\u00e0 dell\u2019azione e non necessariamente quella realizzazione dinamica di essa [&#8230;] \u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019assenza di vincoli esterni alla facolt\u00e0 di agire &#8211; e che dipendono da ostacoli frapposti dalla volont\u00e0 di altri individui, a meno che non si tratti di norme giuridiche &#8211; rappresenta la connotazione fondamentale della libert\u00e0 \u201cnegativa\u201d intesa come non-restrizione delle opzioni e come non-interferenza sulla vita privata degli individui. Una connotazione questa, che tra l\u2019altro costituisce la caratteristica distintiva della tradizione liberale moderna, non conosciuta n\u00e9 richiesta nell\u2019antichit\u00e0 greco-romana, dove l\u2019idea di libert\u00e0 veniva piuttosto declinata come \u201ctitolarit\u00e0\u201d per la partecipazione all\u2019attivit\u00e0 decisionale politica; oppure &#8211; come presso gli stoici &#8211; veniva intesa come obbedienza a leggi che ciascuno prescriveva a se stesso, nell\u2019intendimento cio\u00e8 della libert\u00e0 come scelta razionale in accordo con principi che sono nostri, e in consonanza con un ordine morale naturale.<\/p>\n<p>Ora, ritornando a Berlin, se le cose stanno nei termini sopra descritti, non si pu\u00f2 non prendere in considerazione il carattere valutativo che insiste sui giudizi sulla libert\u00e0, dal momento che l\u2019oggetto della libert\u00e0 \u00e8 rappresentato dalla facolt\u00e0 di agire e di poter agire, piuttosto che il comportamento, nel senso che non possiamo fare a meno di formulare apprezzamenti circa il valore relativo o il significato delle azioni che la libert\u00e0 o in nome della libert\u00e0 vengono intraprese per il benessere umano e di noi stessi. Pi\u00f9 in generale, si potrebbe anche dire che i significati diversi di tipi di libert\u00e0 possono essere ricondotti alle distinzioni tra i significati di differenti scopi; dove, comunque sia, \u00e8 sempre il soggetto a rappresentare l\u2019autorit\u00e0 finale riguardo a ci\u00f2 in cui la libert\u00e0 consiste, come ha messo in evidenza Charles Taylor in un saggio del 1979, incluso nel suo interessante volume su The Idea of Freedom.<\/p>\n<p>Il corollario che discende dal rilievo primario conferito al principio negativo nella storia della libert\u00e0 come assenza di coercizione esterna e, segnatamente, come limite del potere pubblico, consiste nell\u2019idea che quello che pi\u00f9 conta non \u00e8 tanto la forma di governo quanto, piuttosto, il grado della sua intrusione nelle scelte individuali. La qual cosa significa poi che il principio di libert\u00e0 \u201cnegativa\u201d \u00e8 pre-democratico , mentre le indicazioni del post-modernismo tendono piuttosto a rifiutare la modernit\u00e0 della tecnologia a favore della modernit\u00e0 della liberazione, la quale inevitabilmente passa attraverso un ordinamento democratico, ossia del controllo del potere politico, dell\u2019autoderminazione collettiva, che magari sar\u00e0 un ideale-limite che per\u00f2 si ripropone continuamente, e che ci consente di approvare un regime quanto pi\u00f9 questo si avvicina alla pi\u00f9 ampia estensione possibile della libert\u00e0 \u201cnegativa\u201d.<\/p>\n<p>Queste alcune delle suggestioni che la lettura del saggio di Berlin sollecita circa le forme di non-libert\u00e0 quale prodotto di strutture oggettive, che finiscono poi con il coinvolgere altri temi, come per esempio a livello economico quello marxiano dell\u2019alienazione, e a livello politico quello weberiano della razionalizzazione del potere legittimo nelle forme del potere legale, e a livello ideologico quello della \u201cscuola di Francoforte\u201d della manipolazione dell\u2019opinione pubblica mediante le comunicazioni di massa. In ogni caso, siamo sempre all\u2019interno di quella richiesta di garanzie del rispetto dei diritti dell\u2019uomo e del controllo e dell\u2019efficacia del potere, che appunto Berlin reclamava nel suo saggio del 1958, e che Raymond Aron &#8211; riprendendo una indicazione di Friedrich August von Hayek &#8211; ribadiva nel distinguere liberalismo da democrazia, nel senso che \u00ab Il liberalismo \u00e8 una concezione relativa ai fini e alla limitazione del Potere, la democrazia una concezione relativa al modo di designazione di coloro che l\u2019esercitano \u00bb; e, preoccupato delle sorti della libert\u00e0 politica, precisava che \u00ab La logica del liberalismo conduce alla democrazia grazie all\u2019intermediario del principio dell\u2019eguaglianza davanti alla legge. Ma &#8211; aggiungeva &#8211; la democrazia esige, per essere reale, il rispetto delle libert\u00e0 personali, libert\u00e0 d\u2019espressione e di discussione, libert\u00e0 di associazione e di riunione. L\u2019elezione non significa nulla se non comporta la possibilit\u00e0 di scelta \u00bb. Ma qui, data anche la problematicit\u00e0 che circonda l\u2019identificazione delle caratteristiche distintive della libert\u00e0, ci troviamo forse pi\u00f9 nell\u2019\u00e0mbito delle concezioni \u201cpositive\u201d della libert\u00e0, ossia in un\u2019area dove spesso erroneamente la libert\u00e0 viene identificata con valori politici che invece andrebbero tenuti distinti.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come la libert\u00e0 non pu\u00f2 essere ricondotta alla semplice assenza di ostacoli al soddisfacimento dei desideri di un individuo &#8211; per cui, per esempio, sarebbe sufficiente estinguere i propri desideri per ottenere questa libert\u00e0, allo stesso modo che soddisfacendoli -, vi \u00e8 un senso pi\u00f9 fondamentale di intendere la libert\u00e0 che \u00e8 individuabile non tanto nell\u2019assenza di frustrazioni, bens\u00ec nell\u2019assenza di ostacoli per le nostre scelte attuali, ma anche per quelle potenziali che il nostro agire potrebbe intraprendere. Va da s\u00e9 che tra libert\u00e0 \u201cnegativa\u201d e libert\u00e0 \u201cpositiva\u201d non intercorre una grande differenza logica, si tratta piuttosto di una differenza valenza &#8211; e dell\u2019adozione di un diverso atteggiamento &#8211; delle risposte alle due domande: \u00ab In quale area sono io il padrone ? \u00bb, e \u00ab Chi \u00e8 il padrone ? \u00bb. La confusione tra le diverse valenze delle risposte alle due domande pu\u00f2 condurre alla trasformazione di una teoria della libert\u00e0 in una dottrina dell\u2019autorit\u00e0 e dell\u2019oppressione. Ma in questo rischio sono coinvolte entrambe le due dimensioni della libert\u00e0, non solo quella \u201cpositiva\u201d che, circondata dalla retorica di una metafisica razionalistica, fa coincidere la libert\u00e0 con il rispetto della legge, e l\u2019autonomia dell\u2019individuo con l\u2019ossequio all\u2019autorit\u00e0 in nome di una \u201cragione\u201d che si ritine ab-soluta, o di un \u201cio ideale\u201d superiore &#8211; di volta in volta identificato con le istituzioni, le chiese, le nazioni, le razze, gli Stati, le classi, le culture, i partiti; o magari con entit\u00e0 pi\u00f9 vaghe come la \u201cvolont\u00e0 generale\u201d, il bene comune, le forze illuminate della societ\u00e0, il destino, ecc. -, contrapposto a un \u201cio empirico\u201d che avrebbe un marginale rilievo nell\u2019economia dei destini del mondo.<\/p>\n<p>Anche la libert\u00e0 negativa &#8211; accennavamo &#8211; non \u00e8 esente da rischi; e tale questione \u00e8 ben presente nelle considerazioni di Berlin, malgrado il rilievo conferito alla liberta \u201cnegativa\u201d , quando dice che \u00ab la libert\u00e0 per i lupi spesso ha significato la morte degli agnelli\u00bb; un\u2019espressione questa nella quale si possono intravedere le perplessit\u00e0 e i timori per gli eventuali disastri conseguenti, per esempio, a un individualismo economico lasciato a se stesso, e a una competizione capitalistica senza regole.<\/p>\n<p>La citazione della frase di Berlin &#8211; almeno nelle mie intenzioni &#8211; vorrebbe suggerire un altro risvolto che \u00e8 pur presente in questo saggio che, come spesso abbiamo ricordato, risale al 1958, e che quindi va letto come timorosa attenzione nei confronti di quei regimi totalitari che si proponevano di perseguire e assicurare una \u201cvera\u201d libert\u00e0, una libert\u00e0 perfetta, di contro alle conquiste delle cosiddette libert\u00e0 civili. N\u00e9, d\u2019altra parte, il forte richiamo alla indispensabilit\u00e0 dell\u2019impegno etico, che aleggia nelle pagine dell\u2019intero volume, viene diminuito di spessore per avere come punti di riferimento le categorie del senso comune o del comune sentire di una societ\u00e0. In questo senso, direi che \u00e8 senz\u2019altro condivisibile il suggerimento di Salvatore Veca quando dice che il contributo di Berlin \u00ab consiste esattamente nel mettere a fuoco la dicotomia fra due distinti concetti di libert\u00e0; nel resoconto delle loro tensioni e conflitti; nella tesi a favore della libert\u00e0 negativa rispetto alle richieste della libert\u00e0 positiva \u00bb; con l\u2019avvertenza per\u00f2 che la valenza pluralistica che viene conferita da Berlin al concetto di libert\u00e0 ha come suo referente privilegiato il primato assiologico dell\u2019individuo, per il quale la libert\u00e0 non rappresenta un semplice accessorio, bens\u00ec una qualifica o propriet\u00e0 della persona, un valore da perseguire, e che &#8211; in quanto tale &#8211; esige delle garanzie affinch\u00e9 ciascuno abbia riconosciuto il diritto a realizzare se stesso in modo proprio. La qual cosa, comporta l\u2019assenza di ostacoli esterni, che non siano di ordine naturale, a ci\u00f2 che si ritiene essere un\u2019azione significativa e importante per l\u2019agente che nessuna autorit\u00e0 pubblica, religiosa o laica, pu\u00f2 impedire. N\u00e9, d\u2019altra parte, questo riconoscimento impedisce di considerare l\u2019intrinseco valore del concetto di libert\u00e0 positiva, pur nelle disastrose degenerazioni alle quali spesso ha dato luogo.<\/p>\n<p>Dunque, priorit\u00e0 della libert\u00e0 \u201cnegativa\u201d, ma anche considerazione del ruolo valorativo della libert\u00e0 \u201cpositiva\u201d. Il problema dunque \u00e8 un altro: ed \u00e8 quello di massimizzare quelle opportunit\u00e0 che possono assicurare un incremento generale della libert\u00e0, che per\u00f2 nessuna regola rigida generale pu\u00f2 riuscire a risolvere una volta per tutte. Fatto \u00e8 che, dal momento che sia la libert\u00e0 \u201cnegativa\u201d che quella \u201cpositiva\u201d rappresentano e declinano dei fini in s\u00e9, questi ultimi possono entrare in conflitto insolubile &#8211; un conflitto tra valori ultimi o penultimi &#8211; non risolvibile con la postulazione di una monistica &#8211; e quindi gerarchica &#8211; concezione a priori nella quale si prefigurerebbe un disegno di armonizzazione, per i quali esempi non avremmo che l\u2019imbarazzo della scelta nel pensiero filosofico della modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, il rilievo dato da Berlin alla libert\u00e0 \u201cnegativa\u201d &#8211; spesso frainteso come se si trattasse di una difesa incondizionata di questa contro quella \u201cpositiva\u201d &#8211; intende essere una presa d\u2019atto delle possibili incompatibilit\u00e0 che si possono verificare nei rapporti tra le due libert\u00e0; e in effetti di questa possibile conflittualit\u00e0 una esemplificazione di tutta evidenza pu\u00f2 essere offerta dalla piena partecipazione alla vita comune, con le sue esigenze di cooperazione, di solidariet\u00e0, di fraternit\u00e0 o, ancora, con la richiesta di validazione di altri valori, quali la giustizia, la felicit\u00e0, l\u2019amore. Tuttavia, si tratta &#8211; appunto &#8211; di altri valori e di condizioni della libert\u00e0, che non possono essere scambiati con il concetto della libert\u00e0. Pertanto, la polemica condotta da Berlin contro il monismo &#8211; questa sorta di spettro filosofico che continua a disturbare i sonni dei filosofi, e che non si capisce bene perch\u00e9 occorra aderirvi neanche per \u201cspirito\u201d di sistema &#8211; \u00e8 una critica dell\u2019intolleranza alla quale inevitabilmente mette capo la \u201clogica\u201d che sottost\u00e0 ad ogni concezione monistica, che intende soffocare &#8211; soprattutto in tema di libert\u00e0 e di valori &#8211; quel pluralismo di fini spesso inconciliabili ma comunque in competizione tra loro. \u00ab Se desideriamo vivere alla luce della ragione &#8211; cos\u00ec Berlin &#8211; dobbiamo osservare delle regole o dei principi, poich\u00e9 essere razionali consiste in questo. Quando queste regole e principi entrano in conflitto in casi concreti, essere razionali significa osservare la linea di condotta che appare di minor ostacolo alla realizzazione del modello di vita in cui crediamo \u00bb.<\/p>\n<p>A rigore di logica, le due concezioni della libert\u00e0 possono a volte sovrapporsi, ma non necessariamente o di regola, tant\u2019\u00e8 vero che la libert\u00e0 dei diritti politici (= la libert\u00e0 come non-interdizione) e quella dei diritti sociali (= la libert\u00e0 come capacit\u00e0 effettiva), vengono in genere considerate come conseguenza e\/o integrazione l\u2019una dell\u2019altra, nel senso che la libert\u00e0 politica pu\u00f2 essere ritenuta una condizione necessaria per il conseguimento e la conservazione delle libert\u00e0 civili. In ogni caso, il presupposto di questa conciliazione \u00e8 che l\u2019interferenza dello Stato nella vita privata dei cittadini e negli affari economici venga ridotta al minimo; ma questo anche in ossequio o in virt\u00f9 dell\u2019ammissibilit\u00e0 di una concezione pluralistica della libert\u00e0 e dei valori di cui parla Berlin. D\u2019altra parte, basta porgere attenzione alle tensioni e collisioni che storicamente \u00e8 possibile registrare tra liberalismo e democrazia, tra libert\u00e0 e eguaglianza; tensioni e collisioni che sono state il risultato di uno scontro tra due visioni politiche e morali o, se si preferisce, di due visioni della vita.<\/p>\n<p>Ma anche su questo ordine di problemi, occorre dire che la priorit\u00e0 storica spetta al liberalismo, cio\u00e8 all\u2019intendimento della libert\u00e0 come diritto e valore in s\u00e9, che riguarda tutti i soggetti in quanto individui; mentre la libert\u00e0 \u201cpositiva\u201d &#8211; ossia l\u2019esigenza\/capacit\u00e0 di interferire o vincolare qualcuno &#8211; riguarda l\u2019arena o il campo pubblico o collettivo, l\u2019organizzazione politica della societ\u00e0, l\u2019attenzione verso la quale &#8211; molto probabilmente &#8211; \u00e8 stata favorita o agevolata dall\u2019impatto del liberalismo con lo storicismo. In questo senso, sarebbe interessante analizzare il suggerimento di Gerald C. MacCallum Jr. di considerare la libert\u00e0 come un concetto che designa sempre una relazione triadica tra agenti, vincoli e atti, magari tenendo conto delle pertinenti osservazioni formulate, in difesa del saggio di Berlin, da John N. Gray, al quale si deve &#8211; tra l\u2019altro &#8211; un\u2019ottima monografia sull\u2019autore del quale ci stiamo occupando. D\u2019altra parte, credo valga la pena rilevare che solo se l\u2019individuo \u00e8 personalmente responsabile delle proprie azioni &#8211; in quanto \u00e8 libero di scegliere -, anche la sua azione pu\u00f2 essere oggetto di giudizio etico, l\u2019indispensabilit\u00e0 del quale vige &#8211; secondo Berlin &#8211; anche nella sfera teoretico\/conoscitiva, e quindi anche nella storia in quanto quest\u2019ultima \u00e8 strettamente collegata con l\u2019azione politica, e pertanto ha una valenza pratico\/morale. Tra concetti descrittivi e concetti valutativi correrebbe &#8211; secondo l\u2019autore &#8211; un sottile nesso, per cui anche una considerazione descrittiva distaccata e neutrale, rappresenterebbe pur sempre una posizione o un atteggiamento morale, dal momento che la storia &#8211; e quindi lo storico &#8211; si occupa prevalentemente di moventi e intenzioni umane, come gi\u00e0 a suo tempo aveva altres\u00ec rilevato Robin George Collingwood in The Idea of History. Per concludere, potremmo anche dire che, malgrado il valore della libert\u00e0 individuale venga considerato come un prodotto tardo della civilt\u00e0 capitalistica, non conosciuto nell\u2019antichit\u00e0 e che molto probabilmente altre generazioni future non conosceranno, tuttavia il suo declino &#8211; come abbiamo gi\u00e0 detto, ma che qui conviene ribadire &#8211; pu\u00f2 far perire una civilt\u00e0, mentre la sua difesa fa parte di ci\u00f2 che rende umani gli uomini.<\/p>\n<p>Dobbiamo prendere atto che \u00e8 difficilmente contestabile la convinzione che &#8211; dopo la caduta del muro di Berlino &#8211; sia entrato in crisi un certo modo di intendere il corso del mondo, quello dello svolgimento storico, articolato all\u2019insegna di certezze fino a qualche tempo addietro ritenute assolute e comunque tali da prospettare un inevitabile sbocco in un mondo di sicurezze.<\/p>\n<p>Venute meno queste certezze e sicurezze, affidate a un mito del progresso che, al pari di quello gi\u00e0 a suo tempo teorizzato dall\u2019illuminismo, non ammetteva cadute ed eventuali squilibri, \u00e8 venuta anche meno una \u201cvisione del mondo\u201d, e sembra anche venuta meno la \u201cragione\u201d di una contrapposizione con quella prospettiva per contestarne i fondamenti. Ma, per quello che qui ci interessa, l\u2019essere liberale in \u201cun mondo in trasformazione\u201d, sembra oggi correre il rischio di diventare un luogo comune: infatti, sembra quasi di trovarsi in un\u2019atmosfera diffusa e diffusiva nella quale ci si accorge &#8211; a un certo punto &#8211; di abitare come in una propria dimora, in compagnia di un ethos che ci \u00e8 noto in quanto in qualche ci appartiene.<\/p>\n<p>Sennonch\u00e9 &#8211; come suggeriva un filosofo che ancora oggi pu\u00f2 dire cose interessanti, Hegel &#8211; \u201cil noto deve diventare conosciuto\u201d, aforisma questo che, trasferito sul tema del liberalismo, va declinato &#8211; come afferma Valerio Zanone in questo suo volume su L\u2019et\u00e0 liberale. Democrazia e capitalismo nella societ\u00e0 aperta &#8211; come esigenza di una interrogazione sui significati della libert\u00e0, di quella libert\u00e0 che, a suo dire, \u00ab non \u00e8 un dato naturale ma una ansiosa ricerca, e la sua storia non \u00e8 altro che la storia di quella ricerca e forse di quella ansiet\u00e0\u00bb. Una notazione questa che potrebbe facilmente essere scambiata per un passo delle hegeliane Lezioni sulla filosofia della storia, o che potrebbe essere attribuita a Benedetto Croce: infatti, per entrambi &#8211; Hegel e Croce -, pur con non marginali differenze che tra l\u2019altro Zanone sottolinea gi\u00e0 nella introduzione al suo volume, la storia \u00e8 storia della libert\u00e0, ma di una libert\u00e0 che non \u00e8 il portato di una \u201cragione astratta\u201d, geometricamente disposta, nonch\u00e9 predeterminata e idonea a spiegare un corso storico, la cui fine si congiungerebbe all\u2019inizio attraverso uno svolgimento necessitato, com\u2019era &#8211; d\u2019altra parte &#8211; la \u201cragione\u201d vagheggiata dall\u2019illuminismo, e non solo da quest\u2019ultimo. Non \u00e8 infatti un caso che l\u2019espressione \u201cfilosofia della storia\u201d venga coniata proprio nel periodo illuministico; ma non \u00e8 di questo che dobbiamo occuparci quanto, piuttosto, dell\u2019intendimento e della legittimazione del concetto di libert\u00e0 attraverso una presa d\u2019atto circa \u00ab l\u2019impossibilit\u00e0 di conoscere la totalit\u00e0 dei fattori dai quali dipende il conseguimento dei fini individuali \u00bb, come opportunamente fa rilevare Zanone, il quale &#8211; da studioso che ha recepito la lezione dello storicismo &#8211; diffida accortamente di coloro che ritengono di avere un \u201cfilo diretto con l\u2019Essere\u201d o con la Verit\u00e0. Anche se poi l\u2019ottimismo e la fiducia con i quali egli intravede l\u2019inaugurarsi e realizzarsi di un nuovo \u201cspirito del tempo\u201d (Zeitgeist) del liberalismo &#8211; riprendendo o parafrasando un\u2019espressione che, se non ricordo male, dovrebbe trovarsi ne Il problema delle libert\u00e0 di Thomas Mann -, la realizzazione cio\u00e8 del senso e del contenuto dell\u2019epoca nuova che va affacciandosi alle porte del terzo millennio, questo ottimismo e questa fiducia &#8211; come dicevamo &#8211; non mi sembrano convinzioni che si possano agevolmente ricondurre a una visione drammatica della vita e della storia, quale piuttosto mi sembra essere quella del liberalismo, che \u00e8 parimenti distante sia dall\u2019ottimismo che dal pessimismo, sia da una concezione e considerazione della vita in termini di tragedia come di commedia.<\/p>\n<p>Ora, una visione drammatica della vita comporta ed esige l\u2019assunzione di responsabilit\u00e0, quell\u2019etica dell\u2019individualit\u00e0 che nella capacit\u00e0 e facolt\u00e0 delle scelte \u00e8 necessariamente responsabile in proprio, nel senso che anche le sfide della modernit\u00e0 alle quali il liberalismo \u00e8 chiamato ancora oggi a rispondere &#8211; sia pure in un\u2019epoca non pi\u00f9 di penuria di libert\u00e0, come quella che va profilandosi nel prossimo futuro &#8211; richiedono risposte che non possono essere delegate n\u00e9 a un assoluto, n\u00e9 affidate a una inevitabile realizzazione che il corso dei tempi sembrerebbe preannunciare.<\/p>\n<p>Lasciando da parte queste considerazioni di ordine generale, quello che ci interessa qui discutere \u00e8 la struttura del libro di Zanone che autorevolmente &#8211; da studioso e da uomo impegnato nella politica attiva &#8211; si inserisce con una propria fisionomia nel dibattito sul neoliberalismo e come contributo alla storia del movimento liberale, sul quale va ricordato quell\u2019altro suo lavoro su Il liberalismo moderno, che pu\u00f2 essere considerato una premessa ai problemi che la libert\u00e0 \u00e8 chiamata ad affrontare in una societ\u00e0 industriale avanzata come \u00e8 la nostra.<\/p>\n<p>Quella centralit\u00e0 che \u00e8 venuta assumendo nel pensiero politico moderno la modalit\u00e0 della libert\u00e0 chiamata circostanziale &#8211; nella quale vengono tematizzati i limiti, le condizioni e le possibilit\u00e0 del darsi della libert\u00e0 in una sua determinata prospezione, e che comunque \u00e8 inclusiva delle valenze etiche, di valore morale che le accezioni della cosiddetta libert\u00e0 naturale e\/o di libert\u00e0 acquisita intendono conferire e produrre -, sembra essere il motivo che pu\u00f2 agevolmente essere assunto da sfondo per il riaprirsi della questione liberale oggi, ossia delle idee e dei progetti che all\u2019interno di questa \u201cfede\u201d o ideologia &#8211; intesa come programma politico &#8211; vengono declinati e argomentati.<\/p>\n<p>A questo proposito, visto che abbiamo adoperato il termine \u201cfede\u201d, siamo costretti a giustificarne il senso che, in questo caso, diventa un fatto conseguenziale che discende dalla definizione del liberalismo come \u201creligione della libert\u00e0\u201d; dove il termine religione va assunto nella sua accezione filologica di religio, ossia di ci\u00f2 che tiene uniti; intravedendo quindi nel concetto di libert\u00e0 quel comune denominatore mediante il quale si intende indicare &#8211; appunto &#8211; una \u201cfede\u201d, e nel caso specifico, un fatto della ragione e della razionalit\u00e0, che pretende per\u00f2 anche essere senso del limite e capacit\u00e0 di comprimere gli abusi che in nome della libert\u00e0 e delle ragione possono anche venire consumati.<\/p>\n<p>Se prima dicevamo che non \u00e8 semplice dare una definizione univoca del liberalismo, tuttavia si possono indicare alcuni connotati e caratteristiche che legittimamente potrebbero appartenere allo \u201cstile\u201d di vita, allo \u201cstato d\u2019animo\u201d (una sorta di Stimmung) del liberale, individuabili &#8211; sia pure in una loro forma generica &#8211; nella ricerca razionale e sperimentale, nell\u2019antidogmatismo, nella propensione alla tolleranza e al rispetto dell\u2019alterit\u00e0 come regola di vita, nel riconoscimento e nell\u2019accettazione del pluralismo dei valori, nell\u2019adozione dello scetticismo come metodo e non come risultato. Certamente queste sono delle indicazioni generiche che potrebbero appartenere ad altri e differenti soggetti politici, ma in ogni caso rappresentano dei punti irrinunciabili del modo d\u2019essere liberale. Principi questi, dai quali poi discendono alcuni corollari, come quello che venga data la possibilit\u00e0 di un libero svolgimento dell\u2019iniziativa individuale, limitando e controllando innanzitutto l\u2019ingerenza dello Stato nella sfera privata dell\u2019individuo, favorendo l\u2019instaurarsi di un vero e proprio Stato di diritto, quale conseguente e necessario &#8211; in quanto indilazionabile &#8211; sviluppo del costituzionalismo.<\/p>\n<p>Ora, il liberalismo novecentesco non poteva non scontrarsi con la cultura democratica, e il conflitto non \u00e8 stato marginale o di poco rilievo, soprattutto se &#8211; anche ai nostri giorni &#8211; si pensa alle tendenze illiberali che la democrazia contiene in s\u00e9, quando &#8211; per esempio &#8211; da meccanismo di selezione di coloro che detengono il potere, valica i propri limiti a danno delle libert\u00e0 individuali; per non dire di tutti quegli altri problemi e tensioni che discendono dall\u2019appartenenza alla societ\u00e0 civile, che richiedono l\u2019apprestamento di modalit\u00e0 di convivenza e di composizione circa interessi e fini spesso conflagranti e incompatibili; che poi sono quelli che una \u201cdemocrazia liberale\u201d si pone &#8211; appunto &#8211; nel tentativo di una conciliazione tra liberalismo e democrazia.<\/p>\n<p>Comunque sia, questa trasformazione del liberalismo in \u201cdemocrazia liberale\u201d, e la congiunzione dei due termini che ne consegue &#8211; libert\u00e0 ed eguaglianza, che per una lunga tradizione sono stati assunti in valenza oppositiva -, richiedono e comportano l\u2019esigenza di un apprestamento di regole, di leggi, di procedure idonee per rispondere non pi\u00f9 alle sfide della modernit\u00e0, bens\u00ec a quelle della storia, magari spostando l\u2019attenzione dalle libert\u00e0 civili e politiche alle condizioni di possibilit\u00e0 della libert\u00e0 nel campo economico e sociale.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte il liberalismo ci ha abituati a vedere convivere al suo interno pi\u00f9 anime, registrando caratteri compositi che appartengono a differenti tradizioni culturali: tendenze e prospezioni empiristiche, razionalistiche, ma anche idealistiche &#8211; si pensi alla via idealistica perseguita da Thomas Hill Geen, con il suo liberalismo sociale, in Inghilterra, e da Benedetto Croce, con il suo storicismo idealistico qui in Italia. Si tratta di una pluralit\u00e0 di prospettive, che attestano e confermano la ricchezza culturale di un movimento che dal Settecento in poi ha avuto e riceve, ancora oggi, sviluppi sorprendenti, di cui il libro di Zanone sul dibattito interno al neoliberalismo rappresenta una compiuta sintesi e un punto obbligato per un primo orientamento.<\/p>\n<p>Pur essendo alquanto refrattario all\u2019uso del periodizzamento del corso storico, devo dire che apprezzo la scansione proposta da Zanone per indicare le vie che dovrebbero condurre all\u2019epoca dei diritti universali; si tratta dell\u2019assunzione emblematica di alcuni eventi epocali che riguardano tre anni memorabili: il 1945, il 1968 e il 1989, anni questi che hanno segnato tre generazioni, quelle stesse che si stanno affacciando all\u2019avvento del terzo millennio. Inoltre sono date queste certamente non casuali, ma che indicano piuttosto accadimenti che hanno determinato delle vere e proprie fratture rivoluzionarie, delle cesure, la fine di un\u2019epoca, e non tanto o non solo in riferimento alla storia delle idee. Il 1945, per esempio, \u00e8 stato importante per la generazione di allora che &#8211; come efficacemente si esprime Zanone \u00ab vi apprese la giustizia riparatrice del tempo. La lezione del 1945 mostr\u00f2 che la verit\u00e0 \u00e8 davvero temporis filia, non auctoritatis; e il tempo genitore della verit\u00e0 \u00e8 capace di risarcire, seppure vent\u2019anni dopo, i chierici che non tradirono\u00bb. \u00c8 stato il tempo della liberazione, della riacquistata libert\u00e0.<\/p>\n<p>Il 1968 \u00e8 l\u2019anno della contestazione studentesca, con le sue spinte antirazionalistiche, vitalistiche, trasgressive di ogni regola e norma che non fosse riconducibile alla propria e privata egoit\u00e0, a una sorta di conformismo dell\u2019anticonformismo che nel bisogno\/necessit\u00e0 del \u201ccollettivo\u201d trovava , o riteneva di poter trovare, la sua pi\u00f9 autentica espressione. E il 1968 \u00e8 altres\u00ec l\u2019anno del conflitto tra due generazioni, con tutte le contraddizioni non risolte che questo urto, questa scissione e rottura ha comportato. La diagnosi di Zanone di questo evento o, meglio ancora, \u201caccadimento\u201d che si \u00e8 verificato quasi esclusivamente nei paesi industrializzati, \u00e8 molto sottile e interessante; brevemente potremmo compendiarla nella convinzione che la vera molla della contestazione del \u201868 \u00e8 stato il rifiuto &#8211; il \u201cgrande rifiuto\u201d, di cui parlava Marcuse &#8211; dell\u2019apparato disumanizzante predisposto e messo in atto nelle societ\u00e0 industriali e postindustriali; un mondo cio\u00e8 che &#8211; antikantianamente &#8211; era condotto, per la stessa \u201clogica\u201d che lo dirigeva, a considerare l\u2019uomo come mezzo per un fine, e non come fine a se stesso.<\/p>\n<p>Il 1989 poi, rappresenta il coronamento e la vittoria di una sfida della storia: la democrazia liberale piuttosto che volgere al proprio tramonto &#8211; come i vari profeti di disgrazie del messianismo rivoluzionario andavano da tempo predicando nelle loro fantasie e illusioni, spacciate per certezze storiche e quale risultato di uno svolgimento necessitato e predeterminato degli eventi &#8211; non solo non ha esaurito il proprio compito, bens\u00ec &#8211; con la caduta del muro di Berlino &#8211; ha addirittura inaugurato una nuova stagione, quale il dibattito odierno sul neoliberalismo viene ampiamente registrando.<\/p>\n<p>Quali siano i termini di questo dibattito, il complesso libro di Zanone &#8211; \u201ccomplesso\u201d perch\u00e9 \u00e8 il tema stesso ad essere non facilmente o riduttivamente esplicitato per la pluralit\u00e0 e diversit\u00e0 di espressioni, manifestazioni e dimensioni che articola -, intende renderci partecipi, coinvolgendoci nello scenario di questa nuova et\u00e0 dei diritti.<\/p>\n<p>Non potendoci dilungare come invece le analisi di Zanone richiederebbero, mi limiter\u00f2 a segnalare soltanto alcuni temi sui quali il neoliberalismo \u00e8 oggi chiamata a dare delle risposte non pi\u00f9 dilazionabili. Sono &#8211; in particolare &#8211; i temi di una \u201csociet\u00e0 giusta\u201d, che non sia semplicemente quella che guarda solo al proprio benessere; della \u201ceguaglianza\u201d delle opportunit\u00e0; della nuova \u201cdimensione etica\u201d nei nostri rapporti con l\u2019altro, ma anche nei nostri rapporti con la natura e con la vita in genere, magari correggendo o ridimensionandola propensione antropocentrica che abbiamo ereditato dalla nostra tradizione culturale.<\/p>\n<p>Sono inoltre, i problemi di una auspicabile conciliazione tra creativit\u00e0 individuale e liceit\u00e0 dei mezzi scelti per l\u2019attuazione di fini economici; un rapporto questo che esige l\u2019apprestamento di codici deontologici che riescano a disciplinare il disordine nel quale versa il mercato mondiale, ossia quei luoghi deputati alla gestione efficiente delle risorse di un paese, cercando di non confondere il mercato con il capitalismo.<\/p>\n<p>Sono anche i problemi e le sfide dell\u2019integrazione economica, cio\u00e8 della globalizzazione, che dovrebbe esercitare la sua influenza e favorire lo sviluppo di sistemi democratici in quei paesi che ancora ne sono privi. Comunque sia, \u00e8 altres\u00ec vero che c\u2019\u00e8 un capitalismo illiberale, che giustifica la richiesta avanzata da pi\u00f9 parti (Croce, Dworkin, Novak, tanto per fare qualche nome) di una fondazione etica del liberalismo, declinato verso il rispetto del pluralismo e della frammentazione culturale del mondo e delle scommesse che una \u201csociet\u00e0 aperta\u201d deve giocare e cercare di vincere.<\/p>\n<p>In questo senso, sono degne di nota le sollecitazioni alle quali le analisi di Zanone ci sottopone, con l\u2019invito a guardare avanti per la costruzione di un liberalismo adeguato alla nuova realt\u00e0 di questo millennio che \u00e8 gi\u00e0 alle porte, senza comunque distogliere lo sguardo da quella che \u00e8 stata la tradizione liberale. E si tratta di un invito che non possiamo rifiutare di accogliere se intendiamo riscoprire un nuovo gusto e un senso nuovo di intendere e fare politica, una politica magari pi\u00f9 attenta a determinare una mappa di valori condivisibili.<\/p>\n<p>Tutto questo presuppone per\u00f2 un esercizio di ragionevolezza, di intelligenza pratica (la phronesis di cui parlava gi\u00e0 nell\u2019antichit\u00e0 Aristotele), di capacit\u00e0 di giudizio, per cui le scelte non siano frutto solo di preferenze, bens\u00ec di impegno e responsabilit\u00e0, ossia dei t\u00f3poi dove la libert\u00e0 etico-politica deve esercitare le sue prove.<\/p>\n<p>Ma vi \u00e8 un altro suggerimento che possiamo &#8211; da laici, ma non laicisti &#8211; condividere con Zanone, e cio\u00e8 di lasciare alla responsabilit\u00e0 personale dei singoli soggetti morali le decisioni e le scelte che riguardano la propria vita e la propria condizione umana; cos\u00ec come si pu\u00f2 senz\u2019altro essere d\u2019accordo con la sua insistenza sul carattere tragico che \u00e8 contenuto nell\u2019idea di libert\u00e0, di quella libert\u00e0 \u201cpesante\u201d, quale d\u2019altra parte l\u2019assunzione di un\u2019etica della situazione richiede ed esige. \u00ab La libert\u00e0 &#8211; fa molto opportunamente notare Zanone &#8211; non promette n\u00e9 salvezza n\u00e9 benessere, non offre ripari contro l\u2019angoscia esistenziale. Ogni suo atto \u00e8 equivoco e ambiguo perch\u00e9 contiene in s\u00e9 anche la facolt\u00e0 di negarsi: la libert\u00e0 \u00e8 una scelta che contiene sempre in s\u00e9 la possibilit\u00e0 del suo contrario \u00bb.<\/p>\n<p>Su un punto &#8211; a mio avviso &#8211; occorre comunque richiamare l\u2019attenzione: quando si parla di relativismo etico quale portato di una morale laica, o anche di neutralit\u00e0 etica quale prospettiva pi\u00f9 propria del liberalismo &#8211; come fa Zanone -, mi sembra che si corra il rischio di prospettare questa assunzione come una sorta di indifferentismo etico, o di un suo possibile avallo di quest\u2019ultimo, favorendo magari una non improbabile confusione tra l\u2019esigenza di pratica utilit\u00e0, contenuta nel principio di tolleranza &#8211; che invita a non interferire sulle scelte di vita e sulle convinzioni degli altri &#8211; e il vincolo morale di responsabilit\u00e0, che le nostre idee sul bene ci obbliga a perseguire come principio e dovere assiologico.<\/p>\n<p>Inoltre, e sotto altro profilo, un\u2019attenzione non distratta occorrerebbe prestare al rapporto che intercorre tra \u201cverit\u00e0\u201d e \u201clibert\u00e0\u201d, tra verit\u00e0 e tolleranza: la verit\u00e0 di per s\u00e9 \u00e8 intollerante, in quanto chi si ritiene in possesso della verit\u00e0 difficilmente \u00e8 disposto ad accettare o a far proprie le verit\u00e0 altrui. E allora ritorna l\u2019antica domanda \u201cche cos\u2019\u00e8 la verit\u00e0 ?\u201d (Quid est veritas?, o anche Was is it Wahrheit ?).<\/p>\n<p>L\u2019antico interrogativo di Pilato nei confronti della professione di Cristo di essere testimone della verit\u00e0, rappresenta un atteggiamento liberale, tollerante e neutrale quale si addice a uno Stato laico, al quale non interessa quello che un uomo pu\u00f2 affermare come verit\u00e0, nel senso cio\u00e8 di una manifestazione del proprio pensiero. Ma quell\u2019interrogativo pu\u00f2 anche essere assunto e declinato come una dichiarazione di scetticismo nei confronti di un\u2019affermazione dogmatica. La verit\u00e0, per quanto possa essere intesa come evidenza o adeguazione dell\u2019intelletto alla cosa (adequatio intellectus ad rem, come si diceva un tempo), articola una propria temporalit\u00e0 e storicit\u00e0, ma anche una sua situazionalit\u00e0, in quanto risposta a una domanda. Si pu\u00f2, quindi, essere d\u2019accordo con Zanone quando avverte che \u00ab la nuova stagione dei diritti deve misurarsi contro un nuovo assolutismo\u00bb, quello dei fondamentalismi, ossia di una mentalit\u00e0 e di una superbia prescrittiva. Pertanto, si pu\u00f2 senz\u2019altro condividere il suo suggerimento che, \u00ab se si imbocca la strada dell\u2019individualismo etico si deve mettere in conto che la verit\u00e0 rester\u00e0 all\u2019orizzonte come un miraggio. La libert\u00e0 individuale non si risolve nella verit\u00e0 perch\u00e9 non \u00e8 altro che l\u2019opzione fra il vero e il falso sempre gravata dall\u2019onere della prova, l\u2019incertezza della scelta, il rischio dell\u2019errore. Se si sconta l\u2019assenza di un traguardo finale il senso del percorso si orienta verso il razionalismo, l\u2019empirismo, culture differenti che possono per\u00f2 essere accostate in quanto categorie mentali della laicit\u00e0; il pensiero razionale come fondazione dell\u2019essere, le prove dell\u2019esperienza come fondazione del sapere, ma sempre dentro i limiti della ragione umile, dell\u2019esperienza fallibile \u00bb.<\/p>\n<p>Si potr\u00e0 discutere sulle opzioni che il neoliberalismo propone, ma \u00e8 un dato di fatto incontrovertibile che quest\u2019ultimo continua a dare prove di vitalit\u00e0 e validit\u00e0 di proposte per questa nuova epoca del mondo, malgrado qualcuno &#8211; come il Wallerstein &#8211; ne abbia sentenziato la fine irreversibile, anche se non si capisce bene &#8211; in quanto non viene indicato n\u00e9 viene suggerito &#8211; con quale altra ideologia si possa uscire dalle macerie dell\u2019attuale crisi strutturale del sistema mondiale per costruirne uno migliore. Non essendo profeti, lasciamo ai futurologi questo gravoso e ingrato compito.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lezione della Scuola di Liberalismo di Messina &#8211; 9 aprile 1999 La libert\u00e0 \u00e8 un concetto fondamentale della filosofia politica, la quale &#8211; a sua volta &#8211; rappresenta un settore della filosofia morale, e che il liberalismo &#8211; pur nella sua apparenza di movimento unitario e coerente, almeno da Erasmo in poi -, proprio perch\u00e9<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3835,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[131],"tags":[],"class_list":{"0":"post-3834","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-lezioni"},"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3834"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3834"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3834\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3838,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3834\/revisions\/3838"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3835"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3834"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3834"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3834"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}