{"id":3830,"date":"2018-11-20T15:49:25","date_gmt":"2018-11-20T15:49:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/?p=3830"},"modified":"2018-11-20T15:49:25","modified_gmt":"2018-11-20T15:49:25","slug":"raimondo-cubeddu-democrazia-liberalismo-classico-e-libertarismo-le-prospettive-delle-liberta-individuali-nellera-della-globalizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/raimondo-cubeddu-democrazia-liberalismo-classico-e-libertarismo-le-prospettive-delle-liberta-individuali-nellera-della-globalizzazione\/","title":{"rendered":"RAIMONDO CUBEDDU &#8211; Democrazia, liberalismo classico e libertarismo : le prospettive delle libert\u00e0 individuali nell\u2019era della globalizzazione"},"content":{"rendered":"<p><em>Lezione della Scuola di Liberalismo di Messina &#8211; 24 marzo 2000<\/em><\/p>\n<p>Come avviene per tutti i concetti fondamentali della politica, anche per il concetto di libert\u00e0 vi sono dei momenti in cui , per l\u2019emergere di novit\u00e0 e di diverse situazioni storiche, si impone un ripensamento. Oggi \u00e8 forse venuto meno il momento di ripensare alle condizioni della libert\u00e0. In altre parole, dato che stiamo entrando in un momento di transizione, dobbiamo chiederci se il concetto di libert\u00e0 che abbiamo ereditato sia ancora adeguato e, se deve essere riformulato, tenendo conto di che cosa.<\/p>\n<p>L\u2019avvento del cosiddetto \u201cprocesso della globalizzazione\u201d rappresenta uno di tali momenti e, come tale, ci impone di rivedere alcune questioni fondamentali. Anzitutto quella se l\u2019estensione delle competenze dei regimi politici democratici sia compatibile con il costituzionalismo liberale e con la libert\u00e0 individuale cos\u00ec come &#8211; sulla scia di Hayek e di una tradizione ancora pi\u00f9 antica &#8211; li abbiamo finora intesi.<\/p>\n<p>Questo problema diventa ancor pi\u00f9 inquietante se si pensa che le condizioni sulla cui base un regime politico democratico ha finora garantito i diritti naturali della tradizione liberale, semplicemente non esistono pi\u00f9. I regimi politici, democratici frutto dell\u2019evoluzione degli Stati nazionali, in realt\u00e0, rischiano infatti di essere travolti da quell\u2019incremento degli scambi e dell\u2019interdipendenza internazionale che ha reso obsoleto il processo decisionale democratico mediante il quale, attraverso libere elezioni, una nazione sceglieva il proprio \u201cstile di vita\u201d e con ci\u00f2 stesso &#8211; sia pure per un tempo limitato &#8211; creava ordine tramite la produzione legislativa di diritto entro una data entit\u00e0 territoriale ed esercitava la cosiddetta sovranit\u00e0. In realt\u00e0 la globalizzazione dei mercati rende impossibile il processo di produzione di ordine tramite l\u2019attivit\u00e0 legislativa.<\/p>\n<p>La produzione di \u201ccertezza\u201d riguardo alla possibilit\u00e0 di realizzazione delle aspettative individuali e sociali &#8211; ci\u00f2 che costituisce nel medio e nel lungo termine, lo scopo principale di una costituzione, e di una costituzione liberale in particolare &#8211; tende cos\u00ec ad essere sempre meno dipendente da un meccanismo di scelta democratico. Questo meccanismo, infatti, non \u00e8 pi\u00f9 in grado di controllare il mercato, e potr\u00e0 tentare di produrre certezza solo a costo di aumentare la regolamentazione della sfera economica e sociale. Ci\u00f2 che, a sua volta, produrr\u00e0 inevitabilmente nuove incertezze, e soprattutto come ben sappiamo, una riduzione della libert\u00e0 individuale.<\/p>\n<p>Di conseguenza, non essendo pi\u00f9 possibile scegliere democraticamente uno \u201cstile di vita\u201d, lo stato democratico si mostra nella sua natura di strumento con il quale una maggioranza impone il suo volere ad una minoranza. Come se ci\u00f2 non bastasse, esso realizza un\u2019ulteriore disparit\u00e0 che consiste nel fatto che mentre i cittadini possono, in pratica, scegliere soltanto i loro rappresentanti, questi ultimi possono decidere su tutto in quanto monopolistici detentori del potere di produrre diritto.<\/p>\n<p>La fusione tra la tradizione politica democratica e quella liberale ha cos\u00ec finito per produrre un ibrido nel quale si \u00e8 ormai persa la consapevolezza che l\u2019unica possibile giustificazione dello stato \u00e8 quella di garantire gli individual natural rights. Detto diversamente, quello di favorire la diffusione di quelle conoscenze che avrebbero potuto consentire agli individui di fare attendibili previsioni circa il soddisfacimento delle reciproche aspettative soggettive. Inteso come sistema di trasmissione di informazione tramite prezzi, il mercato costituisce il principale veicolo per raggiungere tale fine.<\/p>\n<p>Uomini in genere saggi e prudenti, i liberali classici &#8211; e la loro costante lotta contro i monopoli ne \u00e8 la prova &#8211; erano consapevoli &#8211; anche se talora sbagliarono i mezzi per raggiungere il fine &#8211; di ci\u00f2 che era necessario perch\u00e9 si avesse un ordine politico liberale. L\u2019ordine veniva identificato con quell\u2019insieme di regole che nel tempo si era mostrato in grado di consentire di fare previsioni attendibili riguardo alle conseguenze delle azioni umane compiute per raggiungere fini soggettivi. Ma essi sapevano anche che tale tipo di ordine politico non poteva fondarsi su disparit\u00e0 di conoscenze, e di chances tra gli individui troppo marcate e rigide. Esso, infatti, non \u00e8 il prodotto n\u00e9 della virt\u00f9 civica, n\u00e9 della volont\u00e0 politica, n\u00e9 di un \u201ccontratto\u201d, ma il frutto di una sedimentazione di ragione e di esperienza riguardanti la maggiore o minore capacit\u00e0 di alcune regole di condotta di produrre conseguenze desiderate e, soprattutto, universalizzabili.<\/p>\n<p>Di conseguenza &#8211; anche perch\u00e9 questa loro saggezza e prudenza non era disgiunta da una salutare dose di scetticismo &#8211; i liberali classici sapevano anche qualcosa che raramente rendevano pubblica : ossia che la possibilit\u00e0 per gli individui di conseguire i propri fini al costo e con le conseguenze inizialmente previste, non ha relazione con la loro bont\u00e0, eticit\u00e0, o verit\u00e0, quanto, pi\u00f9 banalmente, con circostanze talora casuali, che rendano possibili le condizioni attese. In altre parole, con il verificarsi delle previsioni sul comportamento degli altri individui che entrano in combinazione con le azioni tendenti al raggiungimento del fine in questione. Ovviamente, l\u2019ineguale distribuzione della conoscenza nella societ\u00e0, fa s\u00ec che il contemporaneo concorrere di tutte queste condizioni non possa considerarsi esclusivamente un fenomeno \u201cnaturale\u201d o \u201cspontaneo\u201d, ma sia favorito dal rispetto di certe regole. Per fare un esempio, un individuo, sempre per via della diseguale distribuzione della conoscenza, potrebbe adoperarsi per impedire ad un altro individuo di conseguire un fine perch\u00e9 convinto &#8211; in base alla conoscenza posseduta in quel momento &#8211; di riceverne (presto o tardi) un danno che invece non ci sarebbe stato se egli non ne avesse ostacolato l\u2019azione.<\/p>\n<p>Pertanto, le possibilit\u00e0 individuali o sociali di conseguire un fine possono essere negativamente condizionate da un\u2019inesatta o falsa rappresentazione della realt\u00e0. Ad esempio, la propriet\u00e0 privata ha la funzione di consentire agli individui la possibilit\u00e0 di fare questo tipo di previsione, ma una conoscenza distorta di questa sua funzione &#8211; come avviene comunemente nel caso dell\u2019ideologia marxista e collettivistica &#8211; pu\u00f2 non consentire agli individui di accorgersi che si tratta delle migliore soluzione per raggiungere quel fine, e di indurli cos\u00ec a preferire sistemi economici e sociali nei quali la negazione della funzione della propriet\u00e0 produce una povert\u00e0 diffusa che aggrava, anzich\u00e9 risolvere, il problema della scarsit\u00e0 dei beni.<\/p>\n<p>Ma gli esponenti del liberalismo classico erano consapevoli anche del fatto che non \u00e8 possibile prevedere tutte le conseguenze involontarie connesse all\u2019attitudine dell\u2019uomo a scegliere di soddisfare i bisogni immediati a scapito di quelli futuri. In questa prospettiva, il \u201ccompromesso con lo Stato\u201d pu\u00f2 essere interpretato come la conseguenze dell\u2019essere lo Stato la proiezione, o il risultato, del desiderio di certezza di individui dotati di una conoscenza limitata e fallibile circa il futuro soddisfacimento delle aspettative individuali. In altre parole, di una condizione naturale di incertezza che non potr\u00e0 mai essere superata.<\/p>\n<p>Di conseguenza, il compromesso dei liberali classici tra naturalit\u00e0 dei diritti individuali e una forma limitata di potere pu\u00f2 essere visto come il mezzo per far s\u00ec che i diritti naturali, per quanto possano non essere universalmente riconosciuti nei loro effetti positivi per l\u2019intera societ\u00e0, vengano comunque, al pari delle aspettative individuali, pubblicamente riconosciuti e garantiti.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 tuttavia ha lasciato irrisolto il problema di come evitare i possibili abusi da parte di coloro che si sarebbero trovati (sia pure come conseguenza di una scelta democratica) nella condizione di dover decidere sui diritti, sulle aspettative da riconoscere, e sulla priorit\u00e0 del loro soddisfacimento. Nel rimettere questa decisione ad un sistema maggioritario, ci\u00f2 che ha, ma non sempre, reso possibile solo la divisione ma non la riduzione del potere, il liberalismo classico ha posto le premesse alla sua dissoluzione nella teoria democratica. E questo suo fallimento \u00e8 testimoniato dalle parole con le quali Hayek, nell\u2019introduzione a Law Legislation and Liberty riconosce che \u201cthe first attempt to secure individual liberty by constitutions has evidently failed\u201d.<\/p>\n<p>Dati i tempi in cui la scelta democratica \u00e8 stata fatta, io credo che possiamo se non altro comprenderne i nobili motivi : salvare quel tanto che era possibile della libert\u00e0 individuale dagli attacchi dei totalitarismi. Ci\u00f2 che tuttavia non significa giustificare l\u2019atteggiamento dei Liberals, ossia di coloro che, pur richiamandosi a una parte della tradizione liberale, non si sono ancora resi conto del fatto che quello con la tradizione e con i valori della democrazia \u00e8 soltanto uno degli inevitabili compromessi che ha caratterizzato la vita di una tradizione di pensiero plurisecolare.<\/p>\n<p>In altre parole, \u00e8 opportuno chiedersi se le critiche che il Libertarians muovono al Classical Liberalism non siano in realt\u00e0 rivolte al suo compromesso con la tradizione democratica, e se la fine dell\u2019illusione democratica renda la distanza tra Libertarism e Classical Liberalism meno profonda e insuperabile di quello che si pensa comunemente. Per fare un esempio, sostenendo che \u201cthe dogmatic democrat, feels, in particular that any current majority ought havethe right to decide what powers it has and haw to exercise them, while the liberal regards it as important that the powers of any temporary majority be limited by long-terms principles\u201d, Hayek esprime con parole diverse (e forse pi\u00f9 caute) la stessa propensione dei libertari anarco-capitalisti a sostituire il principio della obbligatoriet\u00e0 giuridica e politica dello Stato democratico con quello della libert\u00e0 di appartenenza e di scambio.<\/p>\n<p>La polemica di certi esponenti del Libertarianism nei confronti della \u201cpropensione\u201d statalistica del Classical Liberalism si fonda quindi su atteggiamenti che, essendo connessi a circostanze storicamente definite, possono anche essere superati.<\/p>\n<p>Da un altro punto di vista, si potrebbe rimproverare ai Libertarians di aver troppo indugiato su una considerazione spiccatamente negativa dello Stato visto essenzialmente come un apparta di potere fondato sulla coercizione e sulla violenza. Detto diversamente, di aver trascurato la circostanza che una delle funzioni essenziali dello Stato &#8211; e ci\u00f2 che ne ha reso possibile una vita cos\u00ec lunga, anche se tormentata &#8211; \u00e8 quella di produrre artificialmente, in tempi brevi, quella certezza riguardo all apossibilit\u00e0 di realizzazione delle aspettative individuali, che, data la ineguale distribuzione sociale della conoscenza si sarebbe potuto ottenere soltanto in tempi cos\u00ec lunghi da superare quelli dell\u2019esistenza dei singoli individui. La produzione legislativa del diritto (con tutte le sue ricadute nella sfera economica e sociale) aveva appunta la funzione di consentire agli individui di fare queste previsioni. Ma il fatto che l\u2019inflazione legislativa e la produzione politica del diritto da parte di mutevoli maggioranze democraticamente elette, abbiano avuto come conseguenza indesiderata l\u2019incremento dell\u2019incertezza del diritto, non significa che si sia trovato un modo di produrre la certezza in grado di eliminare tutti gli inconvenienti del modello statalistico-democratico.<\/p>\n<p>Questo problema non solo non \u00e8 stato risolto dal mercato &#8211; per via del fatto che i tempi entro i quali esso produce certezza non sempre corrispondono ai tempi entro i quali gli individui desiderano avere informazioni attendibili riguardo alla realizzabilit\u00e0 delle loro aspettative &#8211; ma \u00e8 reso di ancor pi\u00f9 ardua soluzione dall\u2019avvento di un\u2019economia globalizzata la quale incrementa anzich\u00e9 ridurre l\u2019incertezza individuale e sociale. Pu\u00f2 infatti accadere che i tempi del mercato globalizzato possano essere tanto lunghi che il tempo impiegato da un individuo per tentare di dar ordine a una tale quantit\u00e0 di informazioni e di aspettative pu\u00f2 essere cos\u00ec lungo che quando tale lavoro sar\u00e0 terminato le condizioni esterne potrebbero essere radicalmente diverse, e comunque tali da renderlo pressoch\u00e9 inutile.<\/p>\n<p>Indubbiamente si pu\u00f2 osservare che \u00e8 ormai inevitabile uscire dall\u2019inestricabile intreccio tra la dottrina dello Stato nazionale e teoria politica democratica che ha caratterizzato e caratterizza la filosofia politica occidentale. Ma ci si deve anche chiedere quale tipo di istituzione, se non qualcosa che assomigli allo Stato, possa favorire lo scambio tra le aspettative individuali e una persistente situazione di scarsit\u00e0 e di distribuzione casuale della conoscenza.<\/p>\n<p>In altre parole, la miglior soluzione di un problema teorico pu\u00f2 non essere conosciuta, o riconosciuta, come tale poich\u00e9 i tempi della sua affermazione possono essere molto lunghi. Tutto ci\u00f2 pu\u00f2 anche avvenire quando quella che si scopre essere una falsa soluzione, o una soluzione che contiene un gran numero di conseguenze indesiderate, ha avuto modo di mostrare la sua erroneit\u00e0. In realt\u00e0, i tempi e le modalit\u00e0 di affermazione della miglior soluzione di un problema possono non solo essere tanto lunghi da renderlo talora praticamente inutile, ma la dinamica di tale affermazione, proprio a motivo di quella ineguale distribuzione sociale della conoscenza, risente di motivazioni diverse dal suo contenuto di verit\u00e0.<\/p>\n<p>Per fare un esempio, la fiducia che gran parte degli elettori e degli stessi studiosi continua a riporre nello Stato come \u201centit\u00e0\u201d capace di risolvere il problema della creazione artificiale della certezza individuale e sociale deriva in gran parte dal fatto che per secoli esso \u00e8 stato in grado di adempiere, pi\u00f9 o meno adeguatamente, a tale compito. Ma anche dal fatto che &#8211; se non avvengono eventi che distruggono le certezze secolari &#8211; in genere si \u00e8 assai poco propensi a cambiare un\u2019istituzione conosciuta ( nel bene o nel male) con una che non \u00e8 stata mai messa alla prova.<\/p>\n<p>Il problema che vi mi pongo ha in realt\u00e0 due principali aspetti.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 rappresentato dall\u2019interrogativo riguardante le conseguenze che il depotenziamento della capacit\u00e0 dei regimi democratici potrebbero avere sulla reale esistenza e sul funzionamento di un\u2019economica di mercato, e sull\u2019estensione della libert\u00e0 individuale.<\/p>\n<p>Il secondo \u00e8 rappresentato dal fatto che, se tutto questo \u00e8 possibile, siamo costretti a porci il problema del rapporto tra democrazia e liberalismo in termini molto pi\u00f9 drastici di quanto fatto finora, e, soprattutto, a pensare ad una costituzione liberale in termini interamente nuovi. In altre parole, penso che i regimi democratici &#8211; che il processo della globalizzazione tender\u00e0 a rendere ancor pi\u00f9 interventisti come reazione alla loro impossibilit\u00e0 di controllare le ripercussioni interne di fenomeni e di dinamiche che ormai si determinano al di fuori dello spazio in cui si esercita la sovranit\u00e0 degli Stati nazionali &#8211; diventeranno sempre meno compatibili con un costituzionalismo liberale.<\/p>\n<p>Restringendo il compito dello Stato a quello di garantire che a tale processo di produzione dell\u2019ordine tutti possano partecipare in condizioni di libert\u00e0, la soluzione liberale si configura come qualcosa di diametralmente diverso dal meccanismo democratico fondato sull\u2019attribuzione alla maggioranza della potest\u00e0 di creare certezza attraverso la produzione di norme e di regolamenti che fissano i rapporti di scambio tra gli individui.<\/p>\n<p>Stiamo in realt\u00e0 assistendo al declino della cornice concettuale ed istituzionale che, per svariati secoli, ha costituito il punto di riferimento della vita politica della civilt\u00e0 occidentale. Questa cornice ha consentito di espandere la libert\u00e0 individuale e di difendere, per quanto possibile, i diritti individuali. Ora il processo di globalizzazione, con la sua omogeneizzazione delle aspettative e dei comportamenti individuali e sociali, rende tutto pi\u00f9 difficile. La difesa della libert\u00e0 individuale non pu\u00f2 pi\u00f9 essere affidata, come finora si \u00e8 fatto, al processo decisionale democratico che avviene entro gli Stati nazionali.<\/p>\n<p>Ma, oltre ad essere un valore in qualche misura a priori, la libert\u00e0 individuale \u00e8 anche la logica conseguenza del fatto che gli individui sono diversi sia per doti naturali, sia per finalit\u00e0. Tramite lo strumento della competizione elettorale democratica, lo Stato nazionale ha finora garantito la possibilit\u00e0 di scelta tra \u201cstili di vita\u201d alternativi. E\u2019 indubbiamente vero che i risultati di questa dinamica non sempre sono stati propizi per l\u2019esistenza e l\u2019allargamento delle libert\u00e0 individuali che rappresentano il fine perspicuo della tradizione liberale. Ma, tutto sommato, non si pu\u00f2 negare che in questo modo le possibilit\u00e0 di scelta sono restate affidate ad un meccanismo del quale \u00e8 stato possibile, in ragionevole misura, prevedere gli esiti. Ed \u00e8 altrettanto vero che, sulla base delle conseguenze constatate, \u00e8 stato anche possibile ribaltare decisioni precedentemente assunte.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che oggi \u00e8 diventato incerto \u00e8 appunto la possibilit\u00e0 di scegliere gli \u201cstili di vita\u201d tramite un processo maggioritario. Infatti, alla luce della diffusione planetaria del sistema della concorrenza e della interdipendenza dei sistemi economici, non appare pi\u00f9 possibile evitare di essere esposti alle conseguenze di scelte compiute da soggetti non appartenenti alla comunit\u00e0 nazionale e ai quali non abbiamo attribuito n\u00e9 il potere di scelta, n\u00e9 dato il nostro consenso. Detto brevemente, gli Stati nazionali non appaiono pi\u00f9 in grado di svolgere la funzione di filtro che hanno finora svolto.<\/p>\n<p>E\u2019 indubbiamente vero che in un mercato concorrenziale \u201cogni dollaro compra per un dollaro\u201d e che nessuno \u00e8 obbligato a scambiare, o a partecipare al sistema degli scambi reciproci. Ma \u00e8 altrettanto vero che la scelta se partecipare o meno a tale sistema \u00e8 diventata una scelta privata della quale ogni individuo dovr\u00e0 assumersi direttamente la responsabilit\u00e0 senza poter pi\u00f9 pensare di delegarla ad un meccanismo maggioritario. Chi vorr\u00e0, potr\u00e0 indubbiamente \u201cchiamarsi fuori\u201d e decidere, consapevole delle conseguenze, che di questo sistema di scambi e di interdipendenze globali non vorr\u00e0 far parte.<\/p>\n<p>E potr\u00e0 anche crearsi una nicchia (privatopia) entro la quale, da solo o insieme ad altri, cercare di realizzare un complesso di aspettative individuali alternative, magari fondate su valori diametralmente opposti a quelli dell\u2019economia di mercato. Uno dei vantaggi della globalizzazione, conseguente al decesso del concetto di sovranit\u00e0 degli Stati nazionali &#8211; ovvero alla scelta democratico-maggioritaria di uno \u201cstile di vita\u201d la cui adozione diventa obbligatorio sia per la maggioranza, sia per la minoranza &#8211; sar\u00e0 appunto questo.<\/p>\n<p>Tuttavia, esso implica anche l\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 individuali molto pi\u00f9 pesanti di quelle che ci si assumeva delegandole ad un processo di scelta di tipo maggioritario. Alla libert\u00e0 individuale vengono cos\u00ec a schiudersi nuove ed impensate frontiere, ma parimenti, mai come oggi il motto \u201csapere per deliberare\u201d \u00e8 diventato cos\u00ec angosciante. Il tradizionale paracadute della solidariet\u00e0 sociale e nazionale diventa cos\u00ec uno strumento al quale non appare pi\u00f9 possibile ricorrere. In altre parole, \u00e8 indubbiamente vero che si potr\u00e0 acquisire la piena libert\u00e0 di scegliere di \u201cchiamarsi fuori\u201d, ma mai come in questo caso chi esce avr\u00e0 minori possibilit\u00e0 di rientrare, e dovr\u00e0 anzi far fronte individualmente a tutti i possibili imprevisti e a tutte le possibili avversit\u00e0.<\/p>\n<p>Il processo di globalizzazione non \u00e8 un destino ineluttabile, ma una scelta che avr\u00e0 dei costi che non debbono essere sottovalutati.<\/p>\n<p>Per affrontare questo problema dobbiamo ancora una volta prendere le mosse dal fallimento del tentativo dello Stato nazionale di produrre certezza, sicurezza e di essere il garante della libert\u00e0 individuale e dei diritti naturali. Alle difficolt\u00e0 che si \u00e8 trovato di fronte chi ha cercato di conciliare Stato e mercato si sono sempre aggiunti i tentativi di attribuire al mercato il fallimento delle politiche interventistiche degli Stati nazionali e delle democrazie interventistiche. Inoltre, poich\u00e9 in molti Paesi il mercato \u00e8 ancora visto come un \u201cmale\u201d, e poich\u00e9 in tali Paesi gli intellettuali statalisti hanno ancora una posizione dominante nella stampa e nei media, pu\u00f2 non risultare difficile attribuire al mercato e al capitalismo i costi di quello che invece \u00e8 il fallimento dello statalismo. Magari accusando il mercato &#8211; come altre volte \u00e8 successo &#8211; di non essere \u201cetico\u201d o \u201crazionale\u201d, e proponendosi come i suoi razionalizzatori e moralizzatori.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista ci potremmo trovare di fronte ad una situazione non dissimile da quella che port\u00f2 al potere i regimi totalitari. Sebbene essi si differenziassero per molti ma secondari aspetti, avevano in comune l\u2019ostilit\u00e0 nei confronti dell\u2019individuo e del mercato.<\/p>\n<p>La prospettiva per chi si propone di dare un contributo al Liberalismo Classico e al Libertarianism \u00e8 perci\u00f2 quella di pensare a qualcosa che possa prendere il posto degli Stati nazionali. Dobbiamo immaginare e creare istituzioni che siano effettivamente in grado di preservare e si estendere le libert\u00e0 individuali in un mondo nel quale gli Stati nazionali sembrano destinati ad essere sostituiti da un complesso di istituzioni politiche ed economiche in competizione tra di loro al fine di produrre quelle garanzie che gli Stati nazionali democratici non sono pi\u00f9 in grado di produrre.<\/p>\n<p>Si tratta di una prospettiva nuova, ed in gran parte inesplorata, con la quale chiunque abbia a cuore il destino della libert\u00e0 non potr\u00e0 fare a meno di confrontarsi.<\/p>\n<p>La grande vittima del processo di globalizzazione \u00e8 quindi lo Stato nazionale moderno cos\u00ec come \u00e8 stato finora concepito. Se questo \u00e8 vero dobbiamo anche sforzarci di riformulare il rapporto tra libert\u00e0 individuale e sociale.<\/p>\n<p>La tradizionale idea liberale di Stato \u00e8 in crisi per il fatto che non \u00e8 riuscita a contenere quell\u2019espansione delle competenze statali, sovente motivata da argomentazioni etiche, che ha portato al restringimento delle libert\u00e0 individuali. Nonostante le buone intenzioni iniziali, l\u2019espansione delle competenze statali che si \u00e8 realizzata nelle democrazie interventistiche si configura come il maggior pericolo per l\u2019esistenza della libert\u00e0 individuale.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, se dovessimo ripensare al compromesso del primo costituzionalismo tra i diritti naturali (vita, libert\u00e0 e propriet\u00e0) e artificialit\u00e0 dello Stato inteso come strumento della loro garanzia, ci\u00f2 che ha caratterizzato la nascita e lo sviluppo della tradizione politica liberale, verrebbe da dire che, come tutti i compromessi, anche esso mostra i suoi limiti. Nel senso che se vogliamo mantenere il diritto di scegliere il modello di vita pi\u00f9 adeguato al mantenimento della libert\u00e0 individuale &#8211; sia pure con tutti gli oneri precedentemente visti &#8211; dovremo rinunciare allo Stato cos\u00ec come lo abbiamo finora inteso. Ma anche, molto mestamente, riconoscere che non sappiamo ancora con che cosa sostituirlo : non solo in pratica, ma forse neanche in teoria.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lezione della Scuola di Liberalismo di Messina &#8211; 24 marzo 2000 Come avviene per tutti i concetti fondamentali della politica, anche per il concetto di libert\u00e0 vi sono dei momenti in cui , per l\u2019emergere di novit\u00e0 e di diverse situazioni storiche, si impone un ripensamento. 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