{"id":3826,"date":"2018-11-20T15:47:07","date_gmt":"2018-11-20T15:47:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/?p=3826"},"modified":"2018-11-20T15:47:07","modified_gmt":"2018-11-20T15:47:07","slug":"paolo-bonetti-valori-liberali-e-socialismo-riformista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/paolo-bonetti-valori-liberali-e-socialismo-riformista\/","title":{"rendered":"PAOLO BONETTI &#8211; Valori liberali e socialismo riformista"},"content":{"rendered":"<p><em>Lezione della Scuola di Liberalismo di Roma &#8211; 10 febbraio 2003<\/em><\/p>\n<p>Questa lezione nasce da una rilettura degli atti del convegno su \u201cSocialismo liberale e liberalismo sociale\u201d, a cura di Beatrice Rangoni Machiavelli, pubblicati da Arnaldo Forni Editore nel 1981, convegno tenutosi a Milano il 10 e 11 dicembre 1979, nel periodo in cui Valerio Zanone era leader del PLI e Bettino Craxi del PSI, e si parlava molto di \u201clib lab\u201d sull\u2019onda del dibattito politico inglese. L\u2019incontro, che vide partecipanti di varia estrazione politica, fu organizzato dal Centro Culturale Rodolfo Mondolfo e dalle riviste Alleanza e Critica sociale. Molto di quello che dir\u00f2 questa sera \u00e8 legato in qualche modo a ci\u00f2 che si disse in quel convegno.<\/p>\n<p>Cercher\u00f2 di analizzare brevemente i valori fondamentali della tradizione liberale da Locke ad oggi, valori in parte di origine religiosa, che hanno il loro radicamento nella Riforma Protestante ed in particolare nel filone calvinista, seppure Calvino sia stato altrettanto intollerante della Chiesa Cattolica. Perch\u00e9 dobbiamo porre (anche se non esclusivamente, s\u2019intende) le radici del liberalismo moderno nella Riforma Protestante, che ci riconduce, a sua volta, alla grande rivoluzione dell\u2019etica cristiana? Il Cristianesimo, separando Cesare da Dio e le questioni della coscienza da quelle dello Stato, ha posto per primo il fondamento di un\u2019 etica della libert\u00e0 interiore assai diversa dall\u2019etica antica della libert\u00e0. Un\u2019etica per la quale ci sono questioni la cui soluzione appartiene solo alla coscienza morale dell\u2019individuo illuminato dalla grazia e da una verit\u00e0 trascendente. Tra la coscienza dell\u2019individuo e Dio si \u00e8 poi posta la Chiesa con i suoi dogmi e la sua gerarchia, una Chiesa mediatrice attraverso i cui sacramenti l\u2019uomo ottiene la grazia e consegue la salvezza.<\/p>\n<p>La Chiesa ha sempre difeso la libert\u00e0 della coscienza, ma si tratta di una coscienza rettamente orientata, vale a dire sintonizzata con i principi della Chiesa stessa. Se la coscienza ci d\u00e0 indicazioni diverse da quelle dell\u2019autorit\u00e0 ecclesiastica, essa non \u00e8 pi\u00f9 rettamente orientata, e quindi la coscienza, come ha detto di recente il cardinale Ratzinger, non deve obbedire a se stessa, perch\u00e9 cadrebbe in errore, ma a quella verit\u00e0 oggettiva e trascendente di cui la Chiesa \u00e8 depositaria. Calvino e la riforma hanno abolito la mediazione ecclesiastica fra Dio e uomo. Ciascun uomo \u00e8 sacerdote di se stesso, ciascun uomo legge e interpreta direttamente le sacre scritture e si salva attraverso un rapporto diretto e personale con Dio. Il Calvinismo, in questo modo, ha destrutturato la Chiesa, anche se poi l\u2019ha ricostruita in nuove forme, e ha cos\u00ec aperto agli uomini nuovi spazi di attivit\u00e0 mondana e perfino economica, secondo le note tesi storiografiche di Max Weber, con le quali si pu\u00f2 essere magari non del tutto d\u2019accordo, ma a cui si deve riconoscere un nucleo fondamentale di verit\u00e0. Attraverso le sue attivit\u00e0 mondane l\u2019uomo dimostra a s\u00e9 stesso e agli altri di essere nella grazia. L\u2019individuo, che dovrebbe sentirsi schiacciato dalla predestinazione calvinista, nella realt\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 passivo ma diventa attivo e responsabile. Nell\u2019apparente servit\u00f9 degli individui verso Dio, il calvinismo stimola l\u2019attivit\u00e0 e la responsabilit\u00e0. Questo \u00e8 un valore fondamentale dell\u2019etica liberale: la responsabilit\u00e0 degli individui. Sono gli individui che, sorretti dalla grazia, trasformano il mondo e rendono cos\u00ec testimonianza della presenza divina in loro.<\/p>\n<p>Un altro valore liberale fondamentale che comincia a svilupparsi assieme all\u2019etica protestante, proprio nella seconda met\u00e0 del cinquecento, e che poi si dispiegher\u00e0 pienamente nel secolo successivo, \u00e8 la scienza. Perch\u00e9 la nuova scienza deve essere considerata un valore liberale? La scienza galileiana, la scienza matematico-sperimentale allontana gli uomini dal principio di autorit\u00e0: \u00e8 pur vero che, per lo stesso Galileo, non c\u2019\u00e8 contrasto sostanziale fra le verit\u00e0 della Bibbia e quelle della nuova scienza della natura, ma nella natura, scritta in caratteri matematici, Dio ha mostrato pi\u00f9 direttamente e autenticamente se stesso, e le sue verit\u00e0 noi le possiamo calcolare e misurare in modo intersoggettivo, senza bisogno di interpreti autorizzati, perch\u00e9 la misurazione e il calcolo dei fenomeni pu\u00f2 essere ripetuto da ogni individuo. La verit\u00e0 diventa, allora, una conquista e una costruzione umana, di un uomo che rifiuta, nella conoscenza del mondo, il principio di autorit\u00e0, e diviene, poi, sempre pi\u00f9 consapevole che la verit\u00e0 \u00e8 qualcosa che si modifica e si accresce nel tempo, filia temporis, perch\u00e9, essendo legata all\u2019esperienza, col mutare e l\u2019ampliarsi dell\u2019esperienza muta necessariamente anche la verit\u00e0. La verit\u00e0 \u00e8, quindi, un processo storico.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 una grande conquista di autonomia intellettuale e morale, che va ben oltre il campo delle scienze naturali, ma anche la scienza matematico-sperimentale ha contribuito non certamente alla formazione del liberalismo come ideologia politica (sarebbe ridicolo e antistorico affermarlo), ma alla formazione di un\u2019etica della libert\u00e0, vale a dire di un\u2019etica dell\u2019individuo che non accetta pi\u00f9 autorit\u00e0 trascendenti, che sottopone le sue affermazioni al controllo empirico intersoggettivo, che non giura pi\u00f9 sui sacri testi di una tradizione teologica e filosofica illustre. Voi sapete di quel professore dell\u2019Universit\u00e0 di Padova, mi pare Cesare Cremonini, che, invitato da Galilei a guardare nel cannocchiale per constatare l\u2019esistenza dei pianetini medicei, si rifiut\u00f2 di farlo per non essere costretto a mettere in dubbio la teoria aristotelica dei cieli. In questo episodio si vede chiaramente la differenza tra la vecchia cultura fondata sul principio di autorit\u00e0 e la nuova che si viene formando e a cui tutti possono partecipare, perch\u00e9 ognuno pu\u00f2 ripetere un certo esperimento. Mentre un ragionamento filosofico di tipo metafisico vale solo per coloro che condividono quella certa metafisica, un\u2019ipotesi scientifica \u00e8 un ragionamento che tutti possono confutare sulla base di nuove prove empiriche e di pi\u00f9 accurati calcoli matematici. Anche questa spregiudicata apertura all\u2019esperienza contribuisce, a mio parere,alla formazione di un\u2019etica liberale.<\/p>\n<p>Dicevamo che l\u2019etica moderna non fa pi\u00f9 appello ad autorit\u00e0 e principi trascendenti. Ma bisogna subito aggiungere che questa concezione della vita morale \u00e8 ancora oggi, specialmente nei momenti di crisi, di stanchezza e di paura, soggetta a dure contestazioni non solo da parte della tradizione religiosa, ma anche da parte di filosofi che rinnegano i fondamenti puramente autonomi dei nostri valori morali. Voi sapete che per Kant, il filosofo che conclude la prima fase della modernit\u00e0, la legge morale \u00e8 una legge razionale universale del tutto autonoma. Ci\u00f2 significa che la legge morale non \u00e8 il comando di una qualche divinit\u00e0 e non \u00e8 neppure una legge insita nella natura dell\u2019uomo intesa oggettivamente, alla maniera di Aristotele e degli aristotelici cristiani. Secondo Kant la legge morale \u00e8 una legge che sorge dalla nostra interiorit\u00e0 e, per essere veramente tale, non pu\u00f2 essere eteronoma. Se noi fondiamo la legge morale sulla credenza in una qualche rivelazione divina, collegata magari con un sistema di premi e punizioni ultraterreni, questa legge non pu\u00f2 essere universale. Ciascuno di noi pu\u00f2 infatti credere in una diversa rivelazione divina, ma se i principi morali sono legati a queste differenti rivelazioni, essi varranno soltanto per coloro che credono in quelle particolari rivelazioni, e la legge morale sar\u00e0 priva di universalit\u00e0, vale a dire non sar\u00e0 pi\u00f9 tale. Inoltre, se noi colleghiamo la legge morale all\u2019utilitarismo teologico, con il suo sistema di premi e punizioni ultraterreni, questo legame toglie alla morale ogni spontaneit\u00e0, ogni creativit\u00e0, perch\u00e9 essa diventa un calcolo utilitario, di un utilitarismo teologico certo, ma sempre utilitarismo. Ma soprattutto, se sull\u2019esistenza di questa vita ultraterrena si insinua il dubbio, tu rischi di precipitare nel pi\u00f9 terribile dei cinismi. Si giunge cos\u00ec alla visione infantile, presente talora anche in uomini di grande finezza intellettuale, in scrittori di grande vigore espressivo, di chi concepisce Dio come una sorta di commissario di pubblica sicurezza, di sorvegliante occhiuto e pedante della moralit\u00e0 umana. In realt\u00e0, non \u00e8 affatto vero, come \u00e8 stato pi\u00f9 volte ripetuto, che se Dio non c\u2019\u00e8 tutto \u00e8 permesso, perch\u00e9 la norma morale \u00e8 necessariamente costitutiva di ogni rapporto umano, indipendentemente dall\u2019esistenza di Dio.<\/p>\n<p>Noi possiamo infinite volte (come di fatto accade) infrangere la legge morale, ma senza la legge morale, che ci obbliga incondizionatamente al di l\u00e0 di ogni pena ed ogni premio, non sarebbe possibile alcuna societ\u00e0. Nonostante il pessimismo che possiamo e, a mio parere, dobbiamo avere circa la capacit\u00e0 degli uomini di vivere secondo la legge morale, tuttavia senza di essa nessuna forma di societ\u00e0, a partire dalla societ\u00e0 politica, potrebbe funzionare e sopravvivere. D\u2019altra parte, la religione, qualsiasi religione che non aspiri al potere politico o non si presenti come instrumentum regni, non \u00e8 incompatibile con l\u2019etica della libert\u00e0 e neppure con la societ\u00e0 e le istituzioni liberali. In molti casi pu\u00f2 anzi esserne un sostegno, perch\u00e9 molti uomini del passato e del presente hanno sopportato la persecuzione politica facendosi forza con la fede che nutrivano in un valore trascendente che non poteva essere in nessun modo sgretolato dalle minacce del potere. Quanti uomini hanno resistito all\u2019oppressione e alla violenza affidandosi al Dio in cui credevano con fede profonda, una fede che \u00e8 stata capace di sorreggerli e di preservarli dalla disperazione e dal cedimento morale? Tuttavia una societ\u00e0, per essere liberale, non ha bisogno della fede nella trascendenza, ma della fede, tutta umana e mondana, nella libert\u00e0 e responsabilit\u00e0 di ogni individuo. Una fondazione utilitarista o contrattualista dello Stato liberale, che prescinda totalmente da questa fede morale, mi lascia perplesso.<\/p>\n<p>Uno dei problemi pi\u00f9 gravi della societ\u00e0 liberale \u00e8 la conciliazione non facile, non scontata, fra principio democratico e principio liberale: una societ\u00e0 democratica, nella quale si governa necessariamente con il voto di maggioranza, non \u00e8 per questo una societ\u00e0 liberale. Se alcuni diritti fondamentali non sono garantiti al di l\u00e0 di ogni mutevole maggioranza, quella societ\u00e0, decidendo sempre a maggioranza, pu\u00f2 stabilire, ad esempio, che un certo gruppo o determinati individui non debbano godere degli stessi diritti di cui godono altri individui o altre comunit\u00e0 etniche, culturali o religiose. Il massimo della democrazia, quando la si fonda sul semplice calcolo del benessere per il maggior numero, pu\u00f2 anche coincidere con il minimo di liberalismo. Parlare di una fede razionale alla maniera di Kant, anche se non proprio negli stessi termini, non \u00e8, perci\u00f2, un semplice espediente retorico. \u00c8 piuttosto un problema genuinamente etico-religioso, seppure non legato a una concezione religiosa di carattere trascendente. La societ\u00e0 liberale si preserva e lo Stato liberale si mantiene saldo, finch\u00e9 conserviamo la \u201cfede\u201d (questa \u00e8 la parola giusta ) nella dignit\u00e0 non mercificabile, non contrattabile, non calcolabile di ogni singolo individuo. E questa fede pu\u00f2 certamente accompagnarsi al metodo scientifico, come abbiamo gi\u00e0 visto, ma non ne discende necessariamente. \u00c8 vero, come dice Popper, che il metodo scientifico, in cui la verit\u00e0 si costruisce attraverso il confronto delle diverse ipotesi e il controllo intersoggettivo delle stesse, tende a formare in noi una mentalit\u00e0 di tipo liberale, ma si tratta pi\u00f9 di un\u2019affinit\u00e0 psicologica che di un\u2019identit\u00e0\u2019 concettuale. Questa affinit\u00e0, tuttavia, non pu\u00f2 essere scambiata per dimostrazione. In realt\u00e0, non c\u2019\u00e8 scienza che possa \u201cdimostrare\u201d che ogni persona ha un valore morale assoluto, quali che siano la sua razza, la sua religione, le sue preferenze politiche o il suo sesso.<\/p>\n<p>Il liberalismo dunque, inteso in senso metapolitico, \u00e8 una forza spirituale che si espande, che crea sempre nuove sfere di libert\u00e0, che allarga incessantemente la sua area di influenza sociale. In questo senso, la stessa concezione dei diritti naturali, che oggi si \u00e8 trasformata nella teoria dei diritti umani universali, \u00e8\u2019 certamente molto importante dal punto di vista giuridico, perch\u00e9 pone allo Stato, al potere politico, dei limiti precisi, invalicabili. Tuttavia, non dobbiamo mai dimenticare che questi diritti umani sono progressive e durissime conquiste storiche, frutto della creativit\u00e0 morale, e non immutabili realt\u00e0 di natura. Quando noi parliamo di diritti naturali, intendiamo,inevitabilmente, la \u201cnatura\u201d umana interpretata in un certo modo, secondo certi criteri morali e culturali che sono frutto delle nostre scelte, perch\u00e9, in realt\u00e0, nella cosiddetta natura c\u2019\u00e8 tutto e il contrario di tutto, c\u2019\u00e8 la cooperazione ma c\u2019\u00e8 anche la distruzione, e parlare di diritti naturali come principi che da sempre e per sempre sono presenti nella \u201cnatura\u201d razionale dell\u2019uomo o in una \u201cragione\u201d intesa naturalisticamente, \u00e8 non solo alquanto problematico sul piano della ricostruzione storica delle differenti civilt\u00e0, ma pu\u00f2 anche prestarsi a dei gravi equivoci morali, come la fissazione di un codice morale \u201cnaturale\u201d, che finisce con l\u2019ancorare la moralit\u00e0 ai costumi di una certa epoca e di una determinata cultura,con l\u2019esclusione e la condanna di tutti coloro che non rientrano in parametri arbitrariamente stabiliti per definire le caratteristiche della \u201cvera\u201d natura umana. Accettiamo pure la teoria dei diritti umani universali, ma ricordiamoci che questi diritti umani sono in continua espansione, assumono sempre nuove configurazioni, perch\u00e9 si fondano su una concezione della libert\u00e0 intesa come perenne creativit\u00e0, che genera sempre nuove forme di vita e nuove regole morali, dal momento che nessuna precettistica e nessuna particolare tradizione etica e religiosa pu\u00f2\u2019 esaurire la creativit\u00e0 della vita morale. L\u2019autonomia morale \u00e8\u2019 il principale fondamento dell\u2019etica liberale, e tutti i principi su cui ci siamo soffermati, libert\u00e0 religiosa, autonomia della ricerca scientifica, diritti non contrattabili degli individui, tutti questi principi sono all\u2019origine dello Stato liberale e ne costituiscono la giustificazione non semplicemente giuridica. Le istituzioni giuridico-costituzionali del liberalismo, dello Stato inteso come un insieme di pesi e contrappesi, come sfere di azione che si controllano a vicenda, come garanzia dei diritti dell\u2019individuo, come protezione di una sfera di autonomia della libert\u00e0 della societ\u00e0 civile e degli individui che la compongono, tutto questo discende da un processo storico durato alcuni secoli, che ha approfondito ulteriormente la tradizione dell\u2019etica cristiana e ha condotto a quello che oggi chiamiamo lo stato liberale di diritto. \u201cLiberale di diritto\u201d, non solo \u201cdi diritto\u201d, perch\u00e9 uno stato di diritto pu\u00f2 anche essere illiberale, pur avendo leggi che sottraggono il cittadino all\u2019arbitrio, ma che,tuttavia, disconoscono quelle sfere di autonomia individuale, istituzionalmente garantite, senza cui non si pu\u00f2 parlare di libert\u00e0.<\/p>\n<p>La concezione liberale della storia, Popper (assieme ad altri) ce lo ha spiegato molto bene, non \u00e8\u2019 la filosofia della storia profetica, la filosofia della storia che rinserra gli individui in uno schema a priori, che anticipa il futuro, ma \u00e8 un libero metodo interpretativo, aperto alle novit\u00e0 e alle contingenze del processo storico,consapevole che questo processo \u00e8 sempre a rischio, che non c\u2019\u00e8 nessuna garanzia necessaria di progresso. Come diceva Croce, il liberale non deve mai smettere la propria vigilanza, non deve crogiolarsi in un \u201croseo progressismo\u201d, perch\u00e8 non c\u2019\u00e8 nessuna filosofia della storia che ci garantisce la permanenza indefinita dei valori liberali. I valori liberali di autonomia di cui abbiamo parlato devono continuamente essere riconquistati contro nuove minacce di nuovi nemici. La divisione dei poteri ed il rispetto dei diritti degli individui sono valori permanenti dello Stato liberale, ma le istituzioni si debbono poi aggiornare continuamente, e quelle della democrazia liberale di massa non possono essere identiche (ciascuno lo intende) alle istituzioni liberali delle origini, cos\u00ec come non sono identici i costumi, l\u2019organizzazione economica, le classi sociali. Non \u00e8 possibile oggi organizzare lo Stato, e tantomeno la vita economico-sociale, secondo i principi di Locke o Montesquieu o dei fisiocrati, sebbene alcune loro affermazioni restino anche per noi pienamente valide.<\/p>\n<p>Questo mi permette di passare al discorso sul socialismo, perch\u00e9, ad un primo esame, il socialismo, almeno un certo tipo di socialismo, sembra davvero incompatibile con i valori della tradizione liberale. Infatti, il socialismo (non solo quello utopistico, ma anche quello marxista) non ci vuole tanto rendere liberi quanto piuttosto felici, ci vuole guarire da tutti i nostri mali, ci vuole togliere ,in definitiva, quella perenne inquietudine, quell\u2019inesauribile spirito di ricerca, che \u00e8 il segno pi\u00f9 riconoscibile della nostra umanit\u00e0, e che ci permette di vivere nella dimensione che sola \u00e8 nostra (e non degli dei), mescolando inevitabilmente la speranza con il timore, l\u2019attesa del bene con l\u2019angoscia per i mali possibili. Ora il senso della vita sta proprio in questa ambiguit\u00e0, e una dottrina politica che ci promette la soluzione di ogni problema con l\u2019instaurazione, come dice Marx, del \u201cregno della libert\u00e0\u201d, una libert\u00e0 assoluta e senza conflitti, poich\u00e9 la libert\u00e0 di ciascuno coincider\u00e0 pienamente con la libert\u00e0 di tutti ( ma questo pseudoregno della libert\u00e0 si \u00e8 poi tradotto, storicamente, nella pi\u00f9 terribile delle tirannie ) sembra prefigurare una societ\u00e0 in cui c\u2019\u00e8 veramente la pace della morte. Quando si parla di socialismo riformista si intende, perci\u00f2, non il socialismo degli utopisti o quello di Marx, che si dovrebbe concludere nella societ\u00e0 senza classi in cui tutti i bisogni sono soddisfatti, tutte le risposte sono state date e non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla da ricercare, non ci sono pi\u00f9 inquietudine n\u00e8 ambiguit\u00e0 n\u00e9 nuove e migliori forme di giustizia da realizzare. Il socialismo riformista \u00e8 il socialismo che prosegue sulla strada indicata dall\u2019etica ed anche dall\u2019economia liberale.<\/p>\n<p>Finora abbiamo parlato dell\u2019etica liberale e non dell\u2019economia, ma non c\u2019\u00e8 dubbio, ed Einaudi ha scritto in proposito delle pagine molto belle, che senza la libert\u00e0 economica e senza il mercato anche le altre libert\u00e0, religiose, politiche e civili non possono esistere, perch\u00e9 il mercato d\u00e0 vita a una pluralit\u00e0 di centri di potere che si combattono e si limitano vicendevolmente, e questa molteplicit\u00e0 della base economica della societ\u00e0 consente anche la variet\u00e0 e la conflittualit\u00e0 delle idee e la formazione di istituzioni politiche pluralistiche. Mi pare una verit\u00e0 indubitabile che non c\u2019\u00e8 nessun genere di libert\u00e0 senza mercato. Ma come \u00e8 stato pi\u00f9 volte osservato, il mercato \u00e8 asimmetrico, ed \u00e8 imperfetto alla luce dei fondamenti stessi della morale liberale: se siamo convinti che la concezione morale liberale affonda le sue radici nell\u2019etica cristiana, nell\u2019umanesimo e nella dottrina, scientificamente discutibile ma praticamente molto efficace, dei diritti naturali o diritti umani che dir si voglia, dobbiamo anche ammettere che ci sono situazioni nelle quali il mercato produce condizioni di vita, per alcuni o per molti, che sono in contrasto con i principi morali che stanno alla base del liberalismo stesso. Bisogna, quindi, sottoporre il mercato ai principi etico- politici della tradizione liberale, e la tradizione liberale insiste sulla priorit\u00e0 della persona, sulla sua autonomia, e su alcuni diritti che spettano ad ogni individuo indipendentemente dalla sua condizione economica e socioculturale. Questo non significa abolire il mercato, e non significa neppure abolire quegli elementi di selezione delle capacit\u00e0 che il mercato produce inevitabilmente, con conseguenze anche fortemente positive. La dura legge del mercato stimola la crescita produttiva, tende a premiare i migliori, anche se poi si possono formare situazioni di monopolio o di oligopolio che premiano non i migliori ma i peggiori: ed ecco allora che un mercato regolato da principi non punitivi, non moralistici, ma etico-politici di matrice liberale, pu\u00f2 e deve essere accettato anche dal socialismo riformista, gradualista o ,per usare il titolo di un libro molto bello che Carlo Rosselli scrisse al confino di Lipari nel 1928-29 e pubblic\u00f2 poi in francese a Parigi nel 1930, dal \u201csocialismo liberale\u201d. Socialismo liberale significa, in definitiva,l\u2019incontro di nuovi ceti sociali che tendono verso l\u2019elevazione non solo economica, ma anche spirituale e culturale, con la grande tradizione del liberalismo inteso non in senso puramente individualistico, ma secondo quello spirito associativo e cooperativo che ha consentito a i ceti sociali che erano in condizione di minorit\u00e0 di conquistare diritti che altrimenti non sarebbero mai stati concessi. Dobbiamo anche qui essere molto realistici, come ci insegna Einaudi: senza le lotte sindacali degli operai nella seconda met\u00e0 dell\u2019ottocento, le classi dirigenti liberali dell\u2019epoca non avrebbero mai concesso taluni diritti fondamentali alla classe operaia. Che poi queste organizzazioni politiche e sindacali della classe operaia si siano burocratizzate, sclerotizzate ,ed in certi momenti siano diventate un ostacolo all\u2019ulteriore sviluppo della libert\u00e0 e delle sue istituzioni e abbiano prodotto, in tempi recenti, gli sprechi dovuti agli eccessi di burocratizzazione dello stato assistenziale, \u00e8 indubitabile , ma sarebbe ingiusto addebitare il fenomeno esclusivamente ai partiti socialdemocratici e ai sindacati. Ci sono anche le responsabilit\u00e0, talora gravi, dei partiti conservatori e moderati, che hanno cavalcato spregiudicatamente l\u2019ondata populista e perfino statalista. Lo Stato sociale, nelle sue forme pi\u00f9 sane, resta comunque una grande conquista liberale, di giustizia liberale, e le ambiguit\u00e0 e gli sprechi dell\u2019assistenzialismo non autorizzano il ritorno a un capitalismo selvaggio,in cui i meccanismi del mercato non sono in alcun modo regolati. Credo che anche dal punto di vista del liberalismo classico, specialmente oggi nella societ\u00e0 ad economia globale, il problema di una regolazione etico-politica dei grandi processi economico- finanziari a livello mondiale sia pi\u00f9 che mai attuale e sia, come sostengono coloro che hanno in materia competenze molto maggiori delle mie, un problema di difficilissima soluzione. Tuttavia, l\u2019apologia che molti, fino a qualche anno fa, facevano del liberismo come dottrina economica e politica che risolve automaticamente tutti i problemi , che ci consente la crescita economica e al tempo stesso una migliore allocazione delle risorse favorendo il progresso economico e civile dei ceti sociali inferiori che possono cos\u00ec disporre di una maggiore ricchezza globale, tutto questo \u00e8 stato smentito dai fatti. Il sistema economico mondiale globalizzato lasciato a s\u00e9 stesso genera certamente molta ricchezza, ma una ricchezza profondamente squilibrata tra le nazioni, i gruppi sociali e gli individui. Da qui nasce il problema delle scelte politiche rispetto alla spontaneit\u00e0 dei processi economici: un problema che esiste nei fatti e non nelle astrazioni degli ideologi del socialismo. Possiamo naturalmente escogitare soluzioni diverse, da quelle neoliberiste a quelle della \u201cterza via\u201d di Tony Blair, ma la questione del rapporto fra decisione politica e processi economici non pu\u00f2 essere cancellata da nessuna apologia e mitologia del mercato. Il conflitto politico di una societ\u00e0 liberale matura si gioca sul rapporto che dobbiamo stabilire tra politica ed economia, tra il mercato che non possiamo abolire, pena la decadenza di tutte le libert\u00e0, ed alcuni principi di ordine morale e politico senza i quali la societ\u00e0 liberale si autodistrugge. Il problema di quale possa essere oggi il ruolo della politica, di come la politica debba interagire con l\u2019economia, di quali siano, in concreto, i diritti da tutelare ed i bisogni da soddisfare, di quale ordine di priorit\u00e0 si debba tener conto tra le richieste dei vari gruppi sociali, il problema, insomma, della scelta politica che non pu\u00f2 limitarsi ad accettare l\u2019ordine economico cosi come si presenta nella sua spontaneit\u00e0 selvaggia, \u00e8 una questione antica della societ\u00e0 liberale, che si presenta,oggi, con il volto nuovo di un sistema economico globalizzato e di una politica ancora parcellizzata. Il socialismo riformista, il socialismo liberale, la teoria della terza via, il laburismo alla Blair, le socialdemocrazie europee in fase di vario rinnovamento, fanno anch\u2019essi parte della tradizione liberale, sono variazioni dell\u2019etica liberale e anche dell\u2019economia liberale. Lo stesso Keynes \u00e8 anch\u2019egli, nessuno potrebbe ragionevolmente negarlo, un teorico dell\u2019economia liberale, sebbene tra lui ed Hayek ci siano differenze molto profonde. Se anche in Italia approdassimo a un sistema politico coerentemente liberale, nel quale si confrontano ( all\u2019interno di istituzioni sulle quali tutti convergono e che tutti intendono preservare senza secondi fini) diversi modi di concepire il rapporto politica\/ economia, se arrivassimo ad una condizione del genere, anche noi, che abbiamo avuto una storia diversa dal resto dell\u2019Europa occidentale, una storia molto pi\u00f9 complicata e tormentata, potremmo dirci un paese liberale maturo, dove non ci si attarda pi\u00f9 in sterili e pretestuose polemiche su ideologie defunte, ma ci si confronta su problemi reali al riparo di un\u2019etica della libert\u00e0 responsabilmente condivisa dalla generalit\u00e0 dei cittadini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lezione della Scuola di Liberalismo di Roma &#8211; 10 febbraio 2003 Questa lezione nasce da una rilettura degli atti del convegno su \u201cSocialismo liberale e liberalismo sociale\u201d, a cura di Beatrice Rangoni Machiavelli, pubblicati da Arnaldo Forni Editore nel 1981, convegno tenutosi a Milano il 10 e 11 dicembre 1979, nel periodo in cui Valerio<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3827,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[131],"tags":[],"class_list":{"0":"post-3826","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-lezioni"},"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3826"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3826"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3826\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3828,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3826\/revisions\/3828"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3827"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3826"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3826"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3826"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}