{"id":3814,"date":"2018-11-20T15:35:49","date_gmt":"2018-11-20T15:35:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/?p=3814"},"modified":"2018-11-20T15:35:49","modified_gmt":"2018-11-20T15:35:49","slug":"massimo-de-leonardis-la-sicurezza-militare-presupposto-della-liberta-delle-nazioni-la-nato-dopo-lattacco-alle-torri-gemelle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/massimo-de-leonardis-la-sicurezza-militare-presupposto-della-liberta-delle-nazioni-la-nato-dopo-lattacco-alle-torri-gemelle\/","title":{"rendered":"MASSIMO DE LEONARDIS &#8211; La sicurezza militare presupposto della libert\u00e0 delle nazioni: la NATO dopo l\u2019attacco alle torri gemelle"},"content":{"rendered":"<p><em>Lezione della Scuola di Liberalismo di Milano &#8211;\u00a08 marzo 2002<\/em><\/p>\n<p>Nel febbraio del 1995 il segretario generale della NATO Willy Claes, un belga poi costretto alle dimissioni perch\u00e9 coinvolto in uno scandalo di tangenti, indic\u00f2 pubblicamente nell&#8217;estremismo latente nell\u2019Islam il nuovo pericolo per l&#8217;Occidente dopo l\u2019avvenuto crollo del blocco sovietico: \u00abil fondamentalismo islamico \u2011 queste le sue parole \u2011 \u00e8 ora una minaccia per l&#8217;Alleanza altrettanto grande di quella che \u00e8 stato il comunismo\u00bb. L&#8217;opinione di Claes, coerente con lo schema dello &#8220;scontro di civilt\u00e0&#8221;, non era affatto isolata. Ralf Dahrendorf ad esempio aveva scritto che \u00abl&#8217;avanzata dell&#8217;Islam \u00e8 la questione pi\u00f9 importante che il mondo deve affrontare dopo la caduta del comunismo\u00bb. Nel giro di pochi giorni Claes fu per\u00f2 costretto a smentirsi con questa nuova dichiarazione: \u00abIl fondamentalismo religioso, islamico o di altro tipo, non riguarda la NATO. Le cose che preoccupano l\u2019Alleanza Atlantica sono l&#8217;instabilit\u00e0 e le minacce alla sicurezza regionale, compresa la proliferazione delle armi. La NATO non ha alcuna disputa con l\u2019Islam\u00bb.<\/p>\n<p>Il pericolo islamista non fu pi\u00f9 menzionato ufficialmente, anzi la NATO \u00e8 ripetutamente intervenuta a sostegno dei musulmani nei Balcani e nell&#8217;autunno 1999 il vice assistente segretario di Stato americano Ronald Neumann dichiar\u00f2 addirittura che \u00abnon vi \u00e8 alcun conflitto intrinseco tra l&#8217;Islam e l&#8217;Occidente\u00bb e che \u00abgli Stati Uniti non hanno una politica verso l&#8217;Islam e non dovrebbero averla\u00bb. Una dichiarazione alquanto leggera che si giustifica solo considerando che fu pronunciata al Center for Muslim\u2011Christian Understanding della Georgetown University. Gli americani sostengono che gli europei hanno resistito in sede NATO alle loro proposte di maggiore attenzione alla minaccia terroristica; ma l\u201911 settembre sono state proprio le procedure di sicurezza negli Stati Uniti a fallire clamorosamente. Ricordo questi fatti per sottolineare che gli europei non possono essere accusati (come magari in altri casi) di aver respinto inviti americani a considerare nuovi pericoli e nuovi obiettivi per la NATO, e che proprio Washington ha ampiamente sottovalutato il problema. Altre sono quindi le ragioni che possono giustificare il fatto che gli americani hanno sostanzialmente ignorato la NATO nella risposta agli attentati dell&#8217;11 settembre.<\/p>\n<p>Nell&#8217;ultimo decennio l&#8217;Alleanza Atlantica \u00e8 stata impegnata in una complessa trasformazione, indispensabile per sopravvivere alla scomparsa del nemico che aveva determinato la sua nascita e le aveva garantito coesione e sviluppo per quarant\u2019anni. Tale processo di mutamento, pur lasciando inalterato il testo del trattato originario, ha inciso profondamente sulla membership dell&#8217;Alleanza, sulle sue strutture e sui suoi compiti. Ancora prima dell&#8217;11 settembre 2001, al di l\u00e0 delle dichiarazioni ufficiali di autocompiacimento e della moltiplicazione delle sigle e degli organismi, molti osservatori avevano l&#8217;impressione che mancasse una strategia coerente. Le varie politiche varate, allargamento, Partnership for Peace, Atto fondatore con la Russia, Identit\u00e0 europea di sicurezza e difesa (ESDI), missioni di mantenimento o imposizione della pace, &#8220;guerra umanitaria&#8221; come in Kosovo: tutte queste cose, pi\u00f9 che tessere coerenti di un mosaico, sembravano le facce del cubo di Rubik, che possono essere assemblate con molta difficolt\u00e0 in pi\u00f9 modi. Gi\u00e0 nel 1999, lo storico americano David Calleo aveva scritto che \u00abse gli americani cominciassero a percepire la NATO come una camicia di forza che impedisce di agire, o se gli europei la vedessero come un modo per invischiarli in politiche statunitensi sgradite, la Nato stessa diverrebbe una fonte di divergenza piuttosto che di collaborazione\u00bb.<\/p>\n<p>Dopo gli attentati terroristici di Nuova York e Washington il pericolo per la NATO, forse ancora pi\u00f9 grave di un dissenso sul suo ruolo, sembra essere piuttosto quello di scivolare nella irrilevanza. Se cos\u00ec fosse, la tempestiva dichiarazione di principio del Consiglio Atlantico sulla applicabilit\u00e0 dell&#8217;articolo 5 del trattato di Washington potrebbe essere il primo ed ultimo caso del genere nella storia della NATO. Dir\u00f2 subito di non credere vi sia all&#8217;orizzonte lo scioglimento della NATO; del resto 1&#8217;UEO ancora sopravvive in forma residuale, dopo aver passato in letargo gran parte della sua esistenza. Certo l&#8217;attuale fase di marginalizzazione della NATO potrebbe non essere temporanea e, soprattutto, le nuove tendenze emerse nelle relazioni internazionali, se si consolidassero, imporrebbero un profondo ripensamento della evoluzione dell&#8217;Alleanza. A livello sistemico si \u00e8 riscontrata una crisi delle organizzazioni internazionali e della diplomazia multilaterale, un ritorno in grande stile degli Stati sovrani come attori principali sulla scena mondiale e dell&#8217;interesse nazionale come movente esclusivo della loro azione. Kissinger ha apertamente auspicato la rinascita del concerto delle Grandi Potenze. Un problema che suscit\u00f2 discussioni rilevanti in occasione dei tre maggiori conflitti immediatamente precedenti che videro coinvolti americani ed europei, in Iraq, Bosnia\u2011Erzegovina e Kosovo, quello della legittimit\u00e0 dell&#8217;uso della forza e della necessit\u00e0 di un mandato dell&#8217;ONU, questa volta \u00e8 praticamente scomparso.<\/p>\n<p>La Signora Albright, allora segretario di Stato, il 6 aprile 1999 dichiar\u00f2 che l&#8217;intervento in Kosovo rappresentava per l&#8217;Alleanza Atlantica un test per il suo ruolo nel XXI secolo nel campo della &#8220;ingerenza umanitaria&#8221;; le fece eco nell&#8217;autunno successivo, il ministro degli esteri italiano Lamberto Dini scrivendo sulla rivista ufficiale della NATO che solo la guerra di Corea aveva avuto un effetto paragonabile al conflitto del Kosovo sulla sicurezza euroatlantica. Sembrava sancita la trasformazione della NATO in uno strumento non pi\u00f9 solo strategico ma anche morale, per premiare chi aderisce alla democrazia, ammettendolo nel club euroatlantico, e punire chi ne viola le regole. Ma gi\u00e0 l&#8217;elezione di Bush aveva cambiato tale prospettiva. Il nuovo presidente si era affrettato a precisare che gli Stati Uniti sarebbero stati pi\u00f9 &#8220;umili&#8221; nei loro interventi internazionali, nel senso che non sarebbero andati in giro per il mondo a cercare di costruire Stati democratici, ma avrebbero agito solo in base al loro interesse nazionale.<\/p>\n<p>Il consigliere per la sicurezza nazionale Condoleeza Rice dichiar\u00f2 che gli Stati Uniti avrebbero impiegato le loro Forze Armate per vere operazioni militari, lasciando il peacekeeping agli europei. La linea dell&#8217;amministrazione nei mesi successivi fu chiaramente improntata all&#8217;unilateralismo (senza preoccuparsi di una presunta &#8220;opinione pubblica mondiale&#8221;, mobilitata per cause come il trattato di Kyoto), a un confronto serrato con le superpotenze di ieri (Russia) e forse di domani (Cina), a una sostanziale indifferenza verso la costruzione di un pilastro europeo della NATO. Tutto ci\u00f2 naturalmente poneva in crisi i compiti principali che la NATO si era data negli ultimi anni: operazioni di mantenimento o ripristino della pace e &#8220;ingerenza umanitaria&#8221;.<\/p>\n<p>Le conseguenze dell&#8217;11 settembre hanno ulteriormente accentuato queste linee di tendenza. La lotta al terrorismo ha accelerato ed approfondito un netto miglioramento dei rapporti con Russia e Cina del quale, dopo alcuni scontri per saggiare l&#8217;avversario, erano gi\u00e0 state poste in precedenza le basi. La costruzione della coalizione antiterrorismo ha imposto di accantonare ~ moralistiche e democratiche e di accordarsi con Stati che non sono proprio rispettosi dei &#8220;diritti umani&#8221;; per esempio sono state necessariamente revocate le doppie sanzioni imposte al Pakistan sia per la costruzione della bomba atomica sia per il colpo di stato militare. L&#8217;amministrazione Bush ha indicato che dal punto di vista militare il suo compito termina con la sconfitta dei talebani e non ha alcuna intenzione di impegnare suoi uomini nel peacekeeping in Afganistan, n\u00e9, comprensibilmente, \u00e8 parsa particolarmente turbata dalla condotta non proprio da ufficiali e gentiluomini dei mujaheddin. Richard Perle ha dichiarato il 24 novembre che semmai il prossimo impegno militare di Washington sar\u00e0 l&#8217;attacco all&#8217;Iraq. Oltretutto bombardare l&#8217;Iraq (o la Somalia) \u00e8 molto meno rischioso che pattugliare 1&#8217;Afghanistan e consente ancora una volta di evitare la sindrome del Vietnam. Insomma, al moralismo un po&#8217; ipocrita di Clinton \u00e8 succeduta la realpolitik di Bush.<\/p>\n<p>Vediamone le conseguenze pi\u00f9 dirette per la Alleanza Atlantica. Riguardo ai compiti della NATO, oltre a quanto gi\u00e0 detto, va ricordato che le lunghe discussioni sulle operazioni &#8220;fuori area&#8221; erano approdate ad un compromesso tra gli americani, favorevoli ad un impegno pi\u00f9 globale, e gli europei, in primo luogo i francesi, contrari. Nel Concetto Strategico del 1999 vi era quindi un preciso riferimento all&#8217;area euro\u2011atlantica come limite geografico per le operazioni dell&#8217;Alleanza ed il segretario generale Solana precis\u00f2 che \u00abla NATO \u00e8, e continua ad essere, un&#8217;organizzazione regionale. Non siamo i guardiani del mondo\u00bb. In realt\u00e0 si poteva sostenere che 1&#8217;Afghanistan fosse proprio ai confini dell&#8217;area euro\u2011atlantica, considerando che le repubbliche ex sovietiche dell&#8217;Asia Centrale fanno parte della Partnership for Peace della NATO.<\/p>\n<p>Di fatto Washington non ha sprecato tempo e sforzi per ottenere l&#8217;intervento dell&#8217;Alleanza, del tutto superfluo, ritenendo utile solo quello del suo tradizionale scudiero britannico, dotato della maggiore capacit\u00e0 di proiezione di forze operative, in subordine quelli di Francia e Germania ed infine quelli simbolici, almeno nella fase calda, di Italia e Spagna, rispecchiando cosi una precisa gerarchia quanto a potenza militare. Il modello della coalition of the willing \u00e8 prevalso sulla organizzazione nordatlantica e Washington ha segnalato agli europei di non aver bisogno del meccanismo dell&#8217;articolo 5.<\/p>\n<p>Se poi, finite le ostilit\u00e0, si dovr\u00e0 inviare in Afganistan una forza di pace, la Turchia potr\u00e0 avere un ruolo importante, con i suoi soldati musulmani ben temprati dalla lotta contro i curdi. Ricordiamo che il Governo di Ankara alla fine di ottobre del 2001 ha inviato in Afganistan 90 uomini per addestrare i guerriglieri dell&#8217;Alleanza del nord. La Turchia di Kemal Ataturk ebbe stretti legami con la monarchia afgana degli anni Venti, per la quale costituiva un modello di modernizzazione. Oggi Ankara rappresenta per gli Stati Uniti il tipo ideale di Stato a popolazione musulmana ma secolarizzato ed amico dell&#8217;Occidente. Un ruolo ancora pi\u00f9 importante della Turchia potrebbe essere ostacolato solo da una partnership strategica di Washington con Mosca. Non va poi dimenticato che negli anni scorsi la Turchia, per ripicca contro il rifiuto della sua candidatura ad entrare nell&#8217;Unione Europea, ha cercato in tutti i modi di mettere i bastoni tra le ruote alla creazione di un pilastro europeo della NATO.<\/p>\n<p>Di fatto la ESDI si \u00e8 rivelata inconsistente politicamente e militarmente. Solo entro il 2003, cooperando insieme su base volontaria, gli Stati dell&#8217;UE dovrebbero essere in grado di dispiegare entro 60 giorni e poi di sostenere per almeno un anno, un corpo d&#8217;armata (fino a 15 brigate o 50\u201160mila persone) capace della piena gamma dei compiti cosiddetti di Petersberg quali descritti nel trattato di Amsterdam. A peggiorare la situazione, l&#8217;UE ha avuto la disgrazia, al momento della crisi, di avere come presidente di turno il Belgio, dove purtroppo non vi sono pi\u00f9 politici della statura di Paul\u2011Henri Spaak, che fu segretario generale della NATO dal 1957 al 1961. Da un lato il ministro degli esteri Louis Michel ha irritato gli alleati con le ridicole pagelle ai suoi colleghi e con dichiarazioni critiche sulla politica britannica e americana. Dall&#8217;altro la magistratura belga ha posto ostacoli alle richieste statunitensi di interrogare alcuni sospetti terroristi, il che appare assurdo per un Paese dotatosi di una legge che d\u00e0 facolt\u00e0 ai suoi tribunali di perseguire i &#8220;crimini contro l&#8217;umanit\u00e0&#8221; ovunque commessi.<\/p>\n<p>La presidenza di George Bush senior, all&#8217;inizio degli anni Novanta, svolse una decisa azione per impedire agli europei di rendersi pi\u00f9 autonomi dagli Stati Uniti in campo militare; Clinton a parole favor\u00ec la creazione della ESDI, ma di fatto oper\u00f2 per ridurne al minimo la portata. Bush junior \u00e8 sembrato fin dall&#8217;inizio ignorare il problema. Ma senza un riequilibrio dei rapporti di forza tra Stati Uniti ed alleati europei la NATO, passata l&#8217;emozione per le vittime delle torri gemelle, avr\u00e0 o una vita sempre pi\u00f9 travagliata o una importanza sempre pi\u00f9 marginale. II ministro degli esteri francese Vedrine ha gi\u00e0 ribadito il 18 novembre che \u00abil mondo non funziona se un paese fa prevalere la propria concezione ad ogni livello. e che gli europei rispetto agli americani sono \u00abamici, alleati, non allineati.<\/p>\n<p>I nuovi scenari internazionali, oltre che sul ruolo e le strutture, influiranno profondamente anche sulla membership dell&#8217;Alleanza, alla luce del nuovo rapporto tra Washington e Mosca. \u00c8 ampiamente noto che la Russia ha dovuto tollerare assai a malincuore l&#8217;ammissione nella Nato dei tre Paesi (Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria), gi\u00e0 membri del disciolto Patto di Varsavia. Per ammorbidire la Russia, il Fondo Monetario Internazionale sblocc\u00f2 prestiti per 696,7 milioni di dollari e venne firmato l&#8217;Atto fondatore sulle relazioni, la cooperazione e la sicurezza reciproche tra la NATO e la Federazione Russa, dando vita al Partnership joint Council, organismo consultivo attraverso il quale la Russia \u00e8 informata delle decisioni prese dai 19 membri della NATO ma che non funzionava gi\u00e0 prima dell&#8217;intervento in Kosovo, che raffredd\u00f2 al massimo le relazioni tra NATO e Russia. Mosca, non a torto, considerava la politica di allargamento ad est della Nato come il segno di un persistente ed anacronistico atteggiamento antirusso, mantenendosi fermamente contraria all&#8217;ammissione di altri nuovi membri, soprattutto dei Paesi Baltici. Gi\u00e0 ne gli anni scorsi molti studiosi sulle due sponde dell&#8217;Atlantico avevano giudicato un errore l&#8217;allargamento ad est della Nato e alcuni di questi critici, dopo il primo round di ammissioni nel 1999, avevano sostenuto che se si voleva proseguire su tale strada era inevitabile includere anche la Russia.<\/p>\n<p>Se la partnership stretta tra Bush e Putin durer\u00e0, ovviamente la NATO dovr\u00e0 rivedere la sua politica di allargamento e dare maggiore voce in capitolo alla Russia. In tal senso il premier britannico Blair ha formulato la proposta, ancora generica ma ripresa dal Segretario Generale della NATO Lord Robertson, di sostituire il Partnership joint Council con un Russia-North Atlantic Council, con 20 posti paritetici, dando a Mosca un maggiore potere deliberativo sulle scelte dell&#8217;Alleanza. La proposta \u00e8 stata criticata da Brzezinski, che vede in essa il rischio di offrire alla Russia il mezzo di sfruttare le tradizionali incomprensioni tra europei continentali ed americani e di trasformare l\u2019Alleanza Atlantica in un organismo impotente come 1&#8217;OSCE. Dal canto suo Putin ha proposto la trasformazione (o meglio il ridimensionamento) della NATO da alleanza militare ad alleanza politica. Altri hanno proposto di prendere il G8 come nucleo di una nuova NATO.<\/p>\n<p>Una scelta dovr\u00e0 essere fatta prima del vertice NATO di Praga del novembre 2002. Una diversa NATO che ruoti intorno ad una partnership strategica tra Mosca e Washington quali conseguenze avrebbe per gli europei? Sarebbero schiacciati dal nuovo duopolio tra Stati Uniti e Russia, o avrebbero modo di sfruttare la presenza di Mosca per ridurre l&#8217;egemonia americana? Le incognite sono troppe per dare una risposta. Certo, finora, dalla crisi dell&#8217;11 settembre il pilastro europeo della NATO non \u00e8 uscito rafforzato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lezione della Scuola di Liberalismo di Milano &#8211;\u00a08 marzo 2002 Nel febbraio del 1995 il segretario generale della NATO Willy Claes, un belga poi costretto alle dimissioni perch\u00e9 coinvolto in uno scandalo di tangenti, indic\u00f2 pubblicamente nell&#8217;estremismo latente nell\u2019Islam il nuovo pericolo per l&#8217;Occidente dopo l\u2019avvenuto crollo del blocco sovietico: \u00abil fondamentalismo islamico \u2011 queste<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3815,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[131],"tags":[],"class_list":{"0":"post-3814","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-lezioni"},"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3814"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3814"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3814\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3816,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3814\/revisions\/3816"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3815"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3814"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3814"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3814"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}