{"id":3810,"date":"2018-11-20T15:33:52","date_gmt":"2018-11-20T15:33:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/?p=3810"},"modified":"2018-11-20T15:33:52","modified_gmt":"2018-11-20T15:33:52","slug":"luigi-compagna-il-liberalismo-tra-rivoluzione-americana-e-rivoluzione-francese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/luigi-compagna-il-liberalismo-tra-rivoluzione-americana-e-rivoluzione-francese\/","title":{"rendered":"LUIGI COMPAGNA &#8211; Il liberalismo tra rivoluzione americana e rivoluzione francese"},"content":{"rendered":"<p><em>Lezione della Scuola di Liberalismo di Napoli &#8211; 12 marzo 1999<\/em><\/p>\n<p>Nella storia del liberalismo, l&#8217;et\u00e0 della rivoluzione americana e della rivoluzione francese, rispettivamente 1776 e 1789, \u00e8 l&#8217;et\u00e0 delle grandi formulazioni, delle grandi dichiarazioni dei diritti. Mi propongo di seguire la pista che distingue, ma anche accomuna, rivoluzione americana e rivoluzione francese in quest&#8217;ultimo quarto del secolo decimo ottavo, partendo proprio da una fondamentale differenza: nella rivoluzione americana non c&#8217;\u00e8 dubbio che nascono le grandi dichiarazioni dei diritti, (a partire dalla Virginia, la pi\u00f9 importante, poi negli altri stati), ma nasce soprattutto e immediatamente un solido impianto costituzionale. Per cui della rivoluzione americana, della esperienza storica e politica americana noi che cosa ricordiamo? La costituzione. Non dico che essa sia rimasta invariata fino al 1999, per\u00f2 l&#8217;impianto \u00e8 assolutamente stabile. Tant&#8217;\u00e8 vero che le modifiche costituzionali sono avvenute attraverso gli emendamenti, mentre la storia non dico abbia cancellato, perch\u00e9 non cancella nulla, ma ha archiviato quei manifesti ideologici importantissimi, che furono la dichiarazione della Virginia, eccetera, per dare ruolo protagonista alla costituzione.<br \/>\nSe andiamo a vedere la storia francese \u00e8 accaduto esattamente il contrario. Che cosa ha fatto la storia della Francia rivoluzionaria? La dichiarazione dei diritti del 26 agosto 1789. Si ricordi che di dichiarazioni dei diritti ce ne furono parecchie altre, a cominciare da quella del 1793; per\u00f2 quando si parla di dichiarazione dei diritti tutti intendono quella del 1789. Non \u00e8 cos\u00ec quando si parla di costituzione. La costituzione fu del 1791, ma non ebbe seguito. Ce ne furono tante altre, l&#8217;una divorata dalle altre.<\/p>\n<p>Allora, l&#8217;originalit\u00e0 della nostro tema storico \u00e8: come \u00e8 possibile che un identico tronco di cultura, a vario titolo riconducibile all&#8217;illuminismo, al liberalismo, abbia dato luogo ad una vicenda, quella americana, in cui le dichiarazioni vanno in archivio e la costituzione \u00e8 entrata nella storia e ad un&#8217;altra nella quale in archivio vanno tantissime costituzioni mentre la dichiarazione \u00e8 ancora oggi irrinunciabile? Quelli di voi che faranno esperienza in diplomazia, o semplicemente in giornalismo o in politica contemporanea si accorgeranno come tante volte quando si dice la dichiarazione dei diritti si intende quella del 1789 e non quella del 1948 di San Francisco. E non \u00e8 una gaffe perch\u00e9 quando si decise, nel secondo dopoguerra, dopo aver conosciuto i mostri del totalitarismo, di ritornare la liberalismo delle dichiarazioni dei diritti, a che cosa si pens\u00f2? Si pens\u00f2 al 1789 francese. Per comprendere quanto differenti siano state le esperienze americana e quella francese, paradossalmente invece di dire guardiamo prima l&#8217;americana e poi la francese o viceversa dobbiamo fare, dal punto di vista storiografico, una operazione diversa: cio\u00e8 dobbiamo ulteriormente allargare il campo. In quale direzione? In quella che forse pu\u00f2 essere considerata la testa di serie numero uno del liberalismo, cio\u00e8 l&#8217;esperienza inglese, la rivoluzione del 1688, anche se nel liberalismo teste di serie non c&#8217;\u00e8 ne possono essere. Ovviamente c&#8217;\u00e8 una cultura liberale che si sente figlia della rivoluzione inglese contro la rivoluzione francese, cos\u00ec come c&#8217;\u00e8 una cultura liberale che si sente figlia della rivoluzione francese contro la rivoluzione inglese; non \u00e8 liberale stabilire quale delle due \u00e8 quella veramente liberale. Questo perch\u00e9 vive all&#8217;interno dell&#8217;Internazionale Liberale, ricordano con qualche autorevole supporto storiografico e filosofico che in realt\u00e0 non esiste una rivoluzione inglese, 1688, una rivoluzione americana, 1776, una rivoluzione francese, 1789, ma esiste una unica grande rivoluzione atlantica: un grande fiume la cui idea \u00e8 la libert\u00e0, che ha un percorso di tipo lockiano in Inghilterra, un percorso ancora lockiano in America, ma molto integrato da Montesquieu, e poi un percorso di rimbalzo che viene dalla America in Francia con i primi rivoluzionari (tra cui Monsies che attravers\u00f2 anche il periodo napoleonico) molti dei quali furono uccisi dalla forca giacobina, in quella che Furet chiamava il derapage totalitario del 1793: il terrore.<\/p>\n<p>E allora questa unica rivoluzione atlantica, questa grande onda rivoluzionaria occidentale, su che cosa si basa? Si basa su una interpretazione in cui la cosa veramente centrale, veramente irrinunciabile del liberalismo, sono i diritti. Che poi questi diritti siano stati rivendicati e conquistati in nome della tradizione, \u00e8 il caso inglese; o siano stati rivendicati e conquistati in nome della rivoluzione, della contrapposizione rispetto al passato, \u00e8 il caso francese; met\u00e0 e met\u00e0 nel caso americano; \u00e8 una questione assai meno appassionante rispetto alla dottrina liberale.<\/p>\n<p>La dottrina liberale \u00e8 al tempo stesso dottrina dei diritti da dichiarare (abate Sieyes nella Francia del 1789, cio\u00e8 fondiamo una costituzione in un paese che non ha una costituzione: la Francia) oppure diritti da dichiarare. Che cosa vuol dire? I diritti sono semmai da preservare (Inghilterra del 1688), cio\u00e8 rivendichiamo non i nuovi diritti ma ristabiliamo i diritti dei nostri avi contro un sovrano eversivo e una dinastia golpista, cos\u00ec diremmo oggi, e quindi il tema non \u00e8 quello del potere costituente che opera ma quello invece di una costituzione da ereditare dai propri avi e da trasmettere alle generazioni successive ed \u00e8 una costituzione talmente forte, talmente cogente che non si \u00e8 immeschinita dall&#8217;essere espressa in una norma scritta, perch\u00e9 \u00e8 un&#8217;abitudine, \u00e8 una tradizione, \u00e8 una consuetudine e ovviamente allora avremo l&#8217;esperienza di paesi, quelli anglosassoni, che sono dei paesi a diritto giurisprudenziale, nel senso che il diritto lo si ricava da come si \u00e8 deciso giuridicamente in casi precedenti.<\/p>\n<p>Nella accezione anglosassone il diritto \u00e8 giurisprudenziale perch\u00e9 i diritti vengono prima e sono pi\u00f9 importanti del diritto, mentre invece gli altri Paesi, quelli che ricadono nell&#8217;area continentale e non insulare e cio\u00e8 quelli legati alla rivoluzione francese, si sono avute esperienze costituzionali nelle quali si \u00e8 cercato non di fare conservazione ma di fare rivoluzione, cio\u00e8 c&#8217;\u00e8 qualcuno che si \u00e8 attribuito il ruolo, il rango, l&#8217;onore, l&#8217;onere di essere il potere costituente.<\/p>\n<p>Il caso dell&#8217;Inghilterra per quanto testa di serie numero uno, va lasciato per\u00f2 in una sorta di introduzione, se no non arriveremo mai alla Francia e all&#8217;America, perch\u00e9 la rivoluzione americana e quella francese avvengono circa un secolo dopo la rivoluzione conservatrice inglese. Che cosa avviene in Inghilterra nel 1688? Il partito liberale, il partito Wigs, trascinando in qualche modo il partito Tory, che era un partito a tasso di legittimazione costituzionale un po\u2019 inferiore. Ha chiamato un sovrano straniero, Guglielmo d&#8217;Orange, e lo ha incoronato insieme a sua moglie, che era una Stuart, in nome di quella cosa che una volta in Inghilterra si diceva pu\u00f2 fare tutto tranne cambiare un uomo in donna, cio\u00e8 il parlamento.<br \/>\nLa dinastia ha cos\u00ec assunto l&#8217;impegno di fronte al parlamento di operare secondo uno schema di governo misto: c&#8217;\u00e8 il popolo, ci sono i lord, c&#8217;\u00e8 il re. Che cos&#8217;\u00e8 questo schema di governo misto? Dicono gli inglesi che \u00e8 una cosa che gi\u00e0 c&#8217;era, per\u00f2 l&#8217;elemento nuovo di questo sistema \u00e8 il governo. In Inghilterra la dottrina politica conosce pochissimo la parola state; il governo di chi \u00e8? Non \u00e8 pi\u00f9 di sua maest\u00e0 il re ma \u00e8 il governo del parlamento. Quindi contrariamente a quel che sembrava a Montesquieu, il quale nella prima met\u00e0 del 700 guarda all&#8217;Inghilterra ed esalta la separazione dei poteri, la separazione c&#8217;\u00e8 rispetto alla giurisdizione, ma tra governo e parlamento c&#8217;\u00e8 una fortissima saldatura. Quale \u00e8 lo strumento attraverso il quale un governo \u00e8 il governo del parlamento? Il fatto che il governo sia una responsabilit\u00e0 politica, quindi partitica. I ministri hanno indosso, una casacca, un colore, o Wigs o Tory. Si diventa ministro attraverso connections con il parlamento, non si diventa pi\u00f9 ministro attraverso l&#8217;anticamera di sua maest\u00e0, o magari della sua amante. Il centro del potere politico, e quindi del controllo costituzionale, della dialettica, della libert\u00e0 \u00e8 il rapporto governo-parlamento. Il re non \u00e8 pi\u00f9 il vertice del potere esecutivo, ma \u00e8 un simbolo, una tradizione, neanche un arbitro, ma \u00e8 quello che ha consentito questa trasformazione.<\/p>\n<p>Questa trasformazione \u00e8 gi\u00e0 evidente, quando gli americani, che non sono altro che europei fuori Europa, dicono: no taxation without rapresentation, cio\u00e8 o nel parlamento inglese possiamo esserci anche noi, oppure ci facciamo un altro parlamento affrontando ovviamente l&#8217;onere con la tassazione.<\/p>\n<p>L&#8217;esperienza costituzionale americana \u00e8 un&#8217;esperienza affascinante, ma elementare, perch\u00e9 l&#8217;America non ha n\u00e9 una sovranit\u00e0, n\u00e9 una aristocrazia, n\u00e9 una monarchia. L&#8217;America dice: noi giovani popoli cominciamo adesso. Quando questo affascinante esperimento rimbalza sulla Francia, uno solo \u00e8 rispettoso dell&#8217;esperienza americana (ma dice che la Francia deve fare qualcos&#8217;altro) ed \u00e8 l&#8217;abate Sieyes.<\/p>\n<p>In Francia c&#8217;\u00e8 il re, ci sono gli aristocratici, naturalmente senza sgozzarli (come esperienza di liberalismo sarebbe un po\u2019 ardua). A sgozzarli ci penser\u00e0 il Terrore. L&#8217;idea di Sieyes \u00e8 che gli aristocratici non fanno parte della nazione. Seiyes ha un problema ed \u00e8 la costituzione. La Francia non ha una costituzione; quella dell&#8217;antico regime \u00e8 un&#8217;occupazione gotica della nazione francese. La nazione \u00e8 l&#8217;insieme, il riferimento di cittadini che vivono in uno stesso regime giuridico; \u00e8, cio\u00e8, il concetto liberale di diritto comune (chi vuole un diritto speciale per se \u00e8 come uno straniero: tali sono gli aristocratici, quindi se ne vadano, che poi \u00e8 quello che accade.<\/p>\n<p>La rivoluzione americana questo problema non l&#8217;aveva, perch\u00e9 l&#8217;aristocrazia non c&#8217;era; mentre la rivoluzione inglese, 100 anni prima, il problema lo aveva risolto esattamente al contrario, cio\u00e8 aveva contrastato l&#8217;assolutismo limitandone l&#8217;assolutezza dalla parte dei corpi intermedi, da parte cio\u00e8 del parlamento. Il problema della Francia \u00e8 quello di fissare un riferimento di diritto comune; il che vuol fare una costituzione. Ma fare una costituzione non si pu\u00f2 finch\u00e9 non abbiamo stabilito quali sono i diritti che hanno rango costituzionale. Ecco perch\u00e9 Seiyes con grande lucidit\u00e0 nel 1789 non dice facciamo la costituzione, dice facciamo prima la Dichiarazione dei diritti per poter fare poi la costituzione. E questa dichiarazione dei diritti chi ha titolo a farla? Non certamente il popolo. Sieyes \u00e8 un liberale, non un democratico e quindi non ha il problema di affermare roussoianamente la sovranit\u00e0 della totalit\u00e0 del popolo. Per Sieyes questa rivoluzione viene fatta per intervento straordinario, dai rappresentanti del terzo stato. Cio\u00e8 Sieyes intuisce da grande politico e da grande dottrinario che la convocazione di questo vecchio organismo tipico dell&#8217;antico regime, tipico di una societ\u00e0 di ordine feudale, che non si riuniva in Francia da un secolo e mezzo, avrebbe determinato una tensione rivoluzionaria.<\/p>\n<p>Come si fa la rivoluzione? Si fa separando i deputati del Terzo Stato dagli altri due e proclamando se stessi assemblea nazionale, cio\u00e8 creando una frattura rivoluzionarie, perch\u00e9 coloro che li avevano mandati agli stati generali non li avevano assolutamente dotati del mandato di fare una costituzione, meno che mai una dichiarazione dei diritti. Serve per\u00f2 qualcuno che questa dichiarazione dei diritti la firmi e la faccia a sua, e chi pu\u00f2 essere? Il popolo sovrano, no. Sua maest\u00e0 il re. Sieyes non \u00e8 affatto repubblicano, \u00e8 un monarchico, che ha bisogno del re per poter cancellare la sovranit\u00e0 monarchica dalla storia di Francia. Poi avviene che questa dichiarazione dei diritti francese viene firmata dal re, dopodich\u00e9 si capisce che il momento monarchico \u00e8 finito.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 Sieyes d\u00e0 alla dichiarazione dei diritti tanta importanza? La dichiarazione dei diritti \u00e8 un testo molto bello (ma non meno bello di quelle dichiarazioni dei diritti di 20 anni prima, quali quella della Virginia): \u00e8 un testo in cui ogni proclamazione delle libert\u00e0 liberali moderne \u00e8 un grande manifesto ideologico contro l&#8217;antico regime. Questa \u00e8 la forza storica, antagonistica rispetto alla storia precedente che consente qui di usare a pieno titolo l&#8217;espressione rivoluzione, espressione che non so quanto sia pertinente nel caso americano e sotto certi aspetti \u00e8 decisamente impertinente nel caso inglese, a meno che non si parli di rivoluzione in nome della conservazione. Allora il liberalismo che era apparso come motivo di antagonismo rispetto allo stato assoluto, rispetto alle monarchie centralizzatrici, aveva sostenuto il principio del diritto di resistenza alla legge ingiusta.<\/p>\n<p>L&#8217;argomento che giustifica la rivoluzione atlantica (e cio\u00e8 tutte e tre le rivoluzioni) \u00e8 che esiste un diritto alla rivoluzione, un diritto di resistenza alla legge ingiusta. Cosa sulla quale Kant non sarebbe mai stato d&#8217;accordo, anche se questo non ci dice che Kant non sia un liberale. L&#8217;affermazione dei diritti non riguarda soltanto i diritti naturali della filosofia giusnaturalistica, e massonica della fine del Seicento e della prima parte del Settecento, ma anche quelli che debbono imperniare la costruzione dello Stato. Il liberalismo non nasce come esigenza di contrapporsi allo Stato in nome della societ\u00e0, in nome della persona umana, dell&#8217;individuo, ma afferma che la libert\u00e0 individuale deve condizionare l&#8217;assetto dello Stato sia nella previsione programmatica sia nella organizzazione dei poteri dello Stato. Ecco perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 un liberalismo che si identifica con il costituzionalismo del XVIII secolo. Questo liberalismo secondo me \u00e8 una dottrina dello stato e non una dottrina dell&#8217;abbattimento, dell&#8217;estinzione dello stato, perch\u00e9 questo liberalismo \u00e8 un liberalismo, (come si vede in pensatori come Locke e come Sieyes) che \u00e8 impregnato non soltanto di tecniche di costituzionalismo rispetto ai poteri dello Stato ma \u00e8 un liberalismo al cento per cento liberista. Richiamo la grande lezione liberista della Scozia, umanistica e massonica del XVIII secolo, pensiamo a grandi scrittori quali Adamo Smith e Hume che fondano quel ramo della filosofia morale destinato a diventare economia politica, i quali scoprono il mercato come garante e regolatore di libert\u00e0 fondamentali, ma lo scoprono in un ordinamento, la civil society, che \u00e8 anche autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Quelli che ritengono che liberalismo e liberismo abbiano strade diverse ripropongono la finta polemica tra Einaudi e Croce. Dico finta perch\u00e9 poi quando Croce doveva fare un programma economico si rivolse al liberista Einaudi. E viceversa: quando Einaudi, presidente della repubblica doveva mettere mano alla tabella della costituzione, e stabilire quali fossero le fondazioni che dovevano avere soldi pubblici si rivolse a Croce. Per\u00f2 l&#8217;idea che il liberismo possa essere un tipo di liberalismo che non costruisce lo Stato ma lo abbatte, \u00e8 molto diffusa in alcune tendenze degli ultimi trent&#8217;anni soprattutto in America. Io ho l&#8217;impressione che ci\u00f2 tenda un poco ad espellere dal liberalismo le proprie radici di costituzionalismo. Se io faccio la storia dell&#8217;Ottocento, sia in America sia in Francia, noto che c&#8217;\u00e8 stato prima il liberalismo col liberismo, poi la democrazia, poi la tendenza ad allargare il suffragio, eccetera, cio\u00e8 come se ci fosse stato un missile a tre stadi: prima c&#8217;\u00e8 il liberalismo che arriva fino a Luigi Filippo, poi la democrazia, poi il socialismo. Schema tragicamente sbagliato perch\u00e9 quando poi la coscienza moderna ha scoperto, nel XX secolo, quell&#8217;assolutismo moltiplicato per mille e ben pi\u00f9 assoluto dello stesso assolutismo che \u00e8 stato il totalitarismo, il mondo uscito dal totalitarismo ha riscoperto proprio le dichiarazioni dei diritti, quelle radici di costituzionalismo che si erano, dal punto di vista storico, onorate facendo diventare limitato il potere legibus solutus e che erano perci\u00f2 riferimenti irrinunciabili. Il fatto che un potere sia espresso dal popolo invece che dal re non significa che quel potere abbia titolo ad essere potere assoluto ed \u00e8 questa la ragione per cui la dottrina liberale ha una sua intensit\u00e0 ed una sua specificit\u00e0 del tutto diversa da quella democratica. Quando noi usiamo l&#8217;espressione liberal-democratico la usiamo per comprenderci; per\u00f2 la democrazia pu\u00f2 essere liberale e pu\u00f2 essere illiberale. Il liberalismo non \u00e8 necessariamente democratico, non perch\u00e9 \u00e8 antidemocratico, ma perch\u00e9 ha un tipo di tensione ideale, un tipo di preoccupazione, un tipo di strumentazione che risale a queste vicende della rivoluzione atlantica, che hanno un&#8217;identit\u00e0 su cui tuttora vale la pena di soffermarsi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lezione della Scuola di Liberalismo di Napoli &#8211; 12 marzo 1999 Nella storia del liberalismo, l&#8217;et\u00e0 della rivoluzione americana e della rivoluzione francese, rispettivamente 1776 e 1789, \u00e8 l&#8217;et\u00e0 delle grandi formulazioni, delle grandi dichiarazioni dei diritti. 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