{"id":3801,"date":"2018-11-20T15:30:18","date_gmt":"2018-11-20T15:30:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/?p=3801"},"modified":"2018-11-20T15:30:18","modified_gmt":"2018-11-20T15:30:18","slug":"luciano-pellicani-la-liberta-dei-moderni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/luciano-pellicani-la-liberta-dei-moderni\/","title":{"rendered":"LUCIANO PELLICANI \u2013 La libert\u00e0 dei moderni"},"content":{"rendered":"<p><em>Lezione della Scuola di Liberalismo di Messina &#8211; 28 febbraio 2000<\/em><\/p>\n<p>1. Parlare della tradizione liberale, significa parlare della \u201clibert\u00e0 dei moderni\u201d. E parlare della \u201clibert\u00e0 dei moderni\u201d, significa parlare di Constant. A lui, infatti, dobbiamo non solo il conio dell\u2019espressione \u201clibert\u00e0 dei moderni\u201d, ma anche l\u2019individuazione dei suoi contenuti specifici attraverso la comparazione con quelli propri della \u201clibert\u00e0 degli antichi\u201d.<\/p>\n<p>La libert\u00e0 degli antichi consisteva \u201cnell\u2019esercitare collettivamente, ma direttamente, molte funzioni della sovranit\u00e0, nel deliberare, sulla piazza pubblica, sulla guerra e sulla pace, nel concludere con gli stranieri i trattati di alleanza, nel votare le leggi, nel pronunziare giudizi, ecc.\u201d. Tale libert\u00e0 collettiva \u201cera compatibile con l\u2019asservimento completo dell\u2019individuo all\u2019autorit\u00e0 dell\u2019insieme\u201d. E questo accadeva perch\u00e9 niente, nelle poleis greche, era concesso all\u2019indipendenza individuale. L\u2019autorit\u00e0 si intrometteva fin nelle relazioni pi\u00f9 intime e le azioni private erano sottomesse a una sorveglianza occhiuta e severa.<\/p>\n<p>Di tutt\u2019altra natura \u00e8 la libert\u00e0 dei moderni. Essa si basa \u201csul pacifico godimento dell\u2019indipendenza privata\u201d. Il quale presuppone, prima di tutto, la distinzione fra la sfera pubblica e la sfera privata \u2014 una distinzione del tutto assente nella democrazia degli antichi, cui era estranea la nozione di libert\u00e0 personale, concepita come una sfera protetta da ogni tipo di interferenza da parte delle autorit\u00e0 politiche e religiosa \u2014; in secondo luogo, la nomocrazia, vale a dire il governo impersonale della legge; in terzo luogo, il riconoscimento che esistono diritti fondamentali che lo Stato \u00e8 tenuto a riconoscere e tutelare. Fra questi ultimi, imprescindibili sono \u201cil diritto di non poter essere arrestato, n\u00e9 tenuto in carcere, n\u00e9 condannato a morte, n\u00e9 maltrattato in alcun altro modo, a causa della volont\u00e0 arbitraria di uno o pi\u00f9 individui; &#8230; il diritto di esprimere la propria opinione, di scegliere il proprio lavoro e di esercitarlo; di disporre della propria propriet\u00e0 e perfino di abusarne; &#8230; il diritto di unirsi con altri individui, sia per ragione dei propri interessi, sia per professare il culto che l\u2019individuo preferisce;\u2026 il diritto, per ognuno, di esercitare la propria influenza sull\u2019amministrazione del governo, sia concorrendo alla nomina di tutti o di alcuni dei funzionari, sia con rimostranze, petizioni, domande, che l\u2019autorit\u00e0 \u00e8 in qualche modo obbligata a prendere in considerazione\u201d.<\/p>\n<p>Ma Constant non si \u00e8 limitato a distinguere con insuperata precisione la libert\u00e0 dei moderni \u2014 vale a dire la libert\u00e0 liberale \u2014 dalla libert\u00e0 degli antichi. Ha avanzato anche una spiegazione sociologica della genesi delle due libert\u00e0.<\/p>\n<p>La libert\u00e0 degli antichi era strettamente legata a una specifica situazione storica, caratterizzata dalla guerra permanente fra le poleis. Donde l\u2019identificazione del cittadino con il soldato, con tutte le sue inevitabili conseguenze: la militarizzazione degli spiriti, la disciplina draconiana, l\u2019assorbimento dell\u2019individuo nel gruppo, ecc. Insomma, le poleis erano organizzate come gigantesche caserme. E lo erano precisamente perch\u00e9 nella Grecia antica tutto era dominato da Polemos e dai suoi tirannici imperativi funzionali. Esempio estremo e paradigmatico al tempo stesso: Sparta; dove, per l\u2019appunto, ogni cosa fisica e morale era subordinata, scientemente e programmaticamente, alle esigenze della guerra permanente, con il risultato che ai \u201cliberi cittadini\u201d fu imposta una corazza istituzionale dalla quale non potevano uscire.<\/p>\n<p>Di tutt\u2019altra natura \u00e8 il contesto entro cui ha preso forma la libert\u00e0 dei moderni. Mentre nei tempi antichi \u2014 scrive Constant \u2014 l\u2019acquisizione delle risorse scarse avveniva, di regola, ricorrendo alla forza, nei tempi moderni il pacifico commercio \u00e8 riuscito a sostituire la guerra; e ci\u00f2 ha progressivamente modificato la cultura dei popoli europei a motivo di una \u201cvirt\u00f9\u201d che \u00e8 inerente al commercio medesimo. Infatti, \u201cil commercio ispira agli uomini un intenso amore per la libert\u00e0 individuale, Il commercio provvede ai loro bisogni, soddisfa i loro desideri, senza l\u2019intervento dell\u2019autorit\u00e0\u201d . In tal modo, \u00e8 nato un tipo antropologico \u2014 il borghese \u2014 ben diverso dal cittadino-soldato; un tipo antropologico tutto orientato verso il pacifico godimento dei frutti della sua intraprendenza e che mal tollera ogni interferenza dello Stato nei suoi affari. Utilizzando il lessico di Marx, ci\u00f2 equivale a dire che la \u201cbase materiale\u201d della libert\u00e0 liberale \u00e8 la societ\u00e0 borghese, la \u201csociet\u00e0 dell\u2019industria, della concorrenza generale, degli interessi privati perseguenti liberamente i loro fini\u201d ; dunque, la societ\u00e0 centrata sul mercato e sulle sue istituzioni fondamentali: la propriet\u00e0 privata, il contratto, le guarentigie giuridiche poste a protezione della libera iniziativa in tutti i campi. Il che significa che \u00e8 stato il primato del commercio che ha fatto emergere un tipo di organizzazione sociale \u2014 la societ\u00e0 borghese \u2014 entro la quale \u00e8 nata e si \u00e8 sviluppata la libert\u00e0 liberale. E significa altres\u00ec che, su questo specifico punto, la posizione di Marx non \u00e8 molto distante da quella di Constant: per entrambi infatti, la libert\u00e0 liberale si \u00e8 presentata sulla scena legata indissolubilmente alla societ\u00e0 borghese; e la societ\u00e0 borghese, a sua volta, \u00e8 legata al riconoscimento dei diritti dell\u2019uomo da parte dello Stato. Tant\u2019\u00e8 che nella Sacra famiglia Marx descrive lo Stato moderno come lo Stato che, proclamando i \u201cdiritti universali dell\u2019uomo\u201d, riconosce che la sua \u201cbase naturale\u201d \u00e8 la \u201csociet\u00e0 civile, l\u2019uomo della societ\u00e0 civile, cio\u00e8 l\u2019uomo indipendente\u201d .<\/p>\n<p>2. Prima di esaminare le condizioni strutturali che hanno reso possibile, nell\u2019Europa occidentale, la formazione della societ\u00e0 borghese, senza cui la libert\u00e0 liberale non avrebbe potuto n\u00e9 attecchire n\u00e9, tanto meno, crescere, conviene ricordare che il discorso di Constant si inserisce nel grande dibattito che aveva diviso l\u2019intellighenzia francese nel secolo dei Lumi: il dibattito su Sparta e Atene. Si tratta di un dibattito la cui importanza non verr\u00e0 mai sufficientemente sottolineata, In esso, infatti, troviamo i grandi temi etico-politici \u2014 la libert\u00e0, l\u2019eguaglianza, la solidariet\u00e0, ecc. \u2014 e le opzioni fondamentali che, a partire dalla Rivoluzione francese, sfoceranno nello scontro che ha cos\u00ec profondamente e drammaticamente segnato l\u2019esistenza storica dell\u2019Europa: lo scontro fra la democrazia liberale e la democrazia totalitaria . Indossando il mantello di Licurgo o quello di Solone, i philosophes si schierarono pro o contro la civilt\u00e0 moderna. Tant\u2019\u00e8 che \u00e8 stato giustamente osservato che l\u2019Atene di quel dibattito altro non era, a ben guardare, che Parigi. Di qui il fatto che gli estimatori della societ\u00e0 borghese, con in testa Voltaire, si dichiararono \u201cateniesi\u201d e accusarono Rousseau e tutti gli altri partigiani di Sparta di essere ostili alla civilt\u00e0 moderna e alla libert\u00e0 individuale .<\/p>\n<p>Constant si schiera con la massima decisione dalla parte di Atene. Atene, davanti al suo sguardo, rappresenta la prima incarnazione storica della libert\u00e0 dei moderni. A tal punto, che egli non esita a sostenere che Atene fu, a petto delle altre poleis e massimamente di Sparta, una realt\u00e0 sui generis, una vera e propria anomalia sociologica. Infatti, nel celebre discorso del 1819 leggiamo: \u201cDi tutti gli Stati antichi, Atene \u00e8 quello che pi\u00f9 rassomigli\u00f2 ai moderni, In tutti gli altri, la giurisdizione sociale era illimitata. Gli antichi come diceva Condorcet, non avevano alcuna nozione dei diritti individuali. Gli uomini non erano, per cos\u00ec dire, che delle macchine di cui la legge regolava le molle e faceva scattare i consegni. Lo stesso asservimento caratterizzava l\u2019epoca d\u2019oro della Repubblica romana; l\u2019individuo si era in qualche modo perduto nella nazione, il cittadino nella citt\u00e0\u201d. Ma ad Atene le cose si svolgevano diversamente. In quella citt\u00e0, la libert\u00e0 dei moderni, la libert\u00e0 personale come \u201ctempio sacro\u201d, non era affatto sconosciuta. Anzi, quanto meno nell\u2019et\u00e0 di Pericle, essa era riuscita a germogliare in forme molto simili a quelle che avrebbe assunto nell\u2019Europa occidentale e negli Stati Uniti. E ci\u00f2 era accaduto in quanto \u2014 \u00e8 sempre Constant che parla \u2014 \u201cil commercio aveva fatto sparire presso gli Ateniesi molte di quelle differenze che distinguono i popoli antichi dai popoli moderni. Lo spirito dei commercianti di Atene era simile a quello dei commercianti dei giorni nostri.\u201d . Era dominato dal calcolo e da un \u201cestremo amore per l\u2019indipendenza individuale\u201d. Inoltre, lo spirito borghese aveva intaccato lo spirito tribale a tal punto che gli Ateniesi mostravano una singolare disponibilit\u00e0 a conferire i \u201cdiritti di cittadinanza a chiunque, trasferendosi presso di loro con la sua famiglia, iniziasse un mestiere o impiantasse una fabbrica\u201d.<\/p>\n<p>Come si vede, \u00e8 falso dire che Constant abbia affermato che gli antichi non conobbero la libert\u00e0 liberale. Nel discorso del 1819 troviamo l\u2019esplicito riconoscimento che ci fu quanto meno una polis che riusc\u00ec a pensarla e a istituzionalizzarla: l\u2019Atene di Pericle. N\u00e9 si pu\u00f2 dire che l\u2019analisi di Constant costituisca una distorsione ideologica della realt\u00e0 storica.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 dovrebbe essere sufficiente la lettura del celebre Epitafio di Pericle per toccare con mano che gli Ateniesi coltivarono un ideale di libert\u00e0 molto simile a quello della tradizione liberale. La \u201cscuola dell\u2019Ellade\u201d vi \u00e8 descritta come una citt\u00e0 \u201caperta a tutti\u201d dove vige il pi\u00f9 scrupoloso rispetto della legalit\u00e0 e ai cittadini \u00e8 garantito, \u201cnelle private controversie, uguale trattamento\u201d, cos\u00ec come \u00e8 garantito l\u2019accesso alle cariche pubbliche in base al merito; in aggiunta, si sottolinea con orgoglio che i cittadini di Atene, a differenza di quello che accadeva nelle altre poleis, potevano vivere \u201cin piena libert\u00e0\u201d curandosi \u201cnello stesso tempo e dei loro interessi privati e delle questioni pubbliche\u201d; e potevano altres\u00ec \u201crendere la propria persona adatta alle pi\u00f9 svariate attivit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Fra le \u201csvariate attivit\u00e0\u201d alle quali potevano liberamente dedicarsi gli Ateniesi, quelle commerciali ebbero un posto cos\u00ec grande da indurre Karl Polanyi a scrivere che, capire la democrazia ateniese, \u201cvuoi dire capire il posto che vi occup\u00f2 il mercato\u201d e che non si pu\u00f2 intendere l\u2019originalit\u00e0 di tale democrazia se non si tiene costantemente presente un fatto di \u201cimportanza cruciale\u201d, e cio\u00e8 che \u201cPericle abbracci\u00f2 la causa dell\u2019umile istituzione del mercato\u201d. In effetti, mille indizi suggeriscono che, a partire dal momento in cui Atene divenne il \u201ccentro di un mercato universale\u201d dove regnavano sovrane la legge e la libera iniziativa, il \u201clato economico della vita fin\u00ec per sopraffare quello politico\u201d e il \u201cdenaro divenne sempre pi\u00f9 il centro dell\u2019esistenza , con grande disappunto degli aristocratici; i quali, in aggiunta, dovettero assistere, impotenti e pieni di rancore, all\u2019ascesa al pieno potere politico della borghesia, poich\u00e9 \u2014 come si legge in un frammento dell\u2019Eolo di Euripide \u2014 \u201cla ricchezza sollevava gli uomini peggiori ponendoli fra i pi\u00f9 elevati\u201d. Gli aristocratici dovettero anche assistere alla democratizzazione e alla metamorfosi dell\u2019aret\u00e9, un tempo ritenuta \u201caccessibile a coloro soltanto che l\u2019avevano nel loro sangue divino. Nell\u2019Atene di Pericle, grazie al fatto che, come ci informa Platone, \u201ctutti godevano della maggior libert\u00e0 di parola\u201d e che si era formato un ampio mercato dei libri e degli educatori l\u2019aret\u00e9 divenne un bene a disposizione della nuova classe egemone: l\u2019aristocrazia del denaro. C\u2019\u00e8 di pi\u00f9: con il predominio dell\u2019economia di mercato, si verific\u00f2 il \u201cdeclino dello spirito militare e il graduale scomparire del cittadino-soldato. Un nuovo tipo cominci\u00f2 a predominare, un tipo certamente non ignoto ai nostri giorni, il tipo dell\u2019uomo che desidera soltanto la vita tranquilla e la prosperit\u00e0 dei suoi affari\u201d. E questo, come era logico che accadesse, port\u00f2 all\u2019affermazione della \u201cpari dignit\u00e0 del pubblico e del privato\u201d e alla \u201cvalutazione positiva dell\u2019iniziativa individuale\u201d e delle attivit\u00e0 produttive. E port\u00f2 parimenti alla elaborazione di \u201cuna filosofia del diritto alla felicit\u00e0 nella libert\u00e0, in un clima di eguaglianza formale per tutti dove la legge era sovrana nel garantire a ciascuno quella che oggi diremmo la libera esplicazione della propria personalit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Da tutto ci\u00f2 risulta in termini sufficientemente chiari che Constant aveva colto nel segno quando indicava nell\u2019Atene di Pericle il luogo genetico della libert\u00e0 dei moderni. E risulta altres\u00ec che Popper aveva ragione nel descrivere il conflitto fra Sparta e Atene come il conflitto fra la \u201csociet\u00e0 chiusa\u201d e la \u201csociet\u00e0 aperta\u201d. Due modelli di organizzazione sociale si confrontarono e si scontrarono durante la guerra del Peloponneso: la caserma spartana e il mercato ateniese, la societ\u00e0 collettivistica e la societ\u00e0 individualistica, la libert\u00e0 degli antichi e la libert\u00e0 dei moderni. Ci\u00f2 \u00e8 tanto vero che uno dei pi\u00f9 autorevoli studiosi della civilt\u00e0 greca ha cos\u00ec commentato la concezione periclea della democrazia: \u201cLa libert\u00e0 di comportamento fu il tratto distintivo della spiritualit\u00e0 ateniese. Contrapponendola nel modo pi\u00f9 netto a Sparta, Pericle rivel\u00f2 che Atene non voleva essere uno Stato militare, in cui tutta la vita del singolo era costretta all\u2019addestramento livellatore della caserma&#8230; Lo spirito di libert\u00e0 dominava tutta la vita cittadina. Atene disdegnava parimenti di chiudersi agli influssi degli stranieri e anche all\u2019interno non conosceva controlli e tutele o inutili intromissioni nella vita privata. Lo Stato lasciva libero ogni cittadino di regolare la sua personale esistenza secondo i propri gusti&#8230; Per la prima volta nella storia universale non solo venne riconosciuto il diritto dell\u2019individuo a una vita privata all\u2019interno della comunit\u00e0, la il libero sviluppo della personalit\u00e0 fu addirittura iscritto fra i fini dello Stato&#8230; Nell\u2019Atene di Pericle, all\u2019ideale del governo del popolo, s\u2019intrecci\u00f2 il principio fondamentale del liberalismo moderno, che cio\u00e8 ciascun cittadino, all\u2019interno dell\u2019organismo statale, deve conservare la libert\u00e0 di pensare e di agire autonomamente e di manifestare con franchezza la propria opinione, mentre lo Stato ha da immischiarsi quanto meno nella vita privata dei singoli\u201d.<\/p>\n<p>3.L\u2019esito della guerra del Peloponneso ebbe conseguenze catastrofiche per il primo esperimento di \u201csociet\u00e0 aperta\u201d che sia stato mai compiuto, anche se non tutto di quella straordinaria esperienza, and\u00f2 perduto. La filosofia, nata nelle colonie greche ed emigrata con i sofisti ad Atene sopravvisse e, diventata la \u201ctradizione dell\u2019antitradizione&#8221;, continu\u00f2 in qualche modo a \u201clavorare\u201d con il suo spirito critico la civilt\u00e0 occidentale. Ma non sopravvisse la libert\u00e0 cittadina, \u201cscomparsa a favore di un Impero mondiale organizzato burocraticamente, nel cui ambito non v\u2019era posto per il capitalismo politico\u201d. Bisogner\u00e0 attendere il Basso Medioevo per assistere alla rinascita della societ\u00e0 borghese.<\/p>\n<p>Tale rinascita inizi\u00f2 con la riapparizione sulla scena della figura della citt\u00e0-stato, la quale modific\u00f2 il panorama dell\u2019Europa occidentale a tal punto da indurre Toynbee a scrivere che \u201cuno osservatore straniero che avesse studiato la Cristianit\u00e0 occidentale in qualunque data a partire dall\u2019inizio del XII secolo fino a tutto il XIV avrebbe potuto pronosticare che la struttura politica della Cristianit\u00e0 occidentale si avviava ad essere una riproduzione della struttura del mondo greco-romano\u201d Con una precisazione: che le nuove citt\u00e0-stato che presero a coprire a macchia di leopardo l\u2019Europa occidentale erano citt\u00e0-mercato. Nate dalla rivoluzione comunale, esse divennero, per usare una felice immagine di Alfred Weber, le \u201ccrisalidi del primo capitalismo\u201d. Ora, dire capitalismo significa dire tutta una serie di condizioni politico-giuridiche senza le quali l\u2019economia di mercato non pu\u00f2 n\u00e9 crescere, n\u00e9, tanto meno, svilupparsi. Tali condizioni coincidono, almeno in parte, con la costellazione di diritti che, come abbiamo visto, Constant considerava costitutivi della libert\u00e0 dei moderni, primi fra tutti i diritti di propriet\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019istituzionalizzazione dei diritti di propriet\u00e0 dei sudditi \u00e8 la chiave per intendere la singolare curvatura che ha assunto la parabola della civilt\u00e0 occidentale a partire dalla rivoluzione comunale. Grazie ad essa, infatti, sono emersi, per tappe successive e attraverso una infinita teoria di conflitti di interessi e di valori, due fenomeni di enorme importanza storica: la rivoluzione permanente capitalistica e la formazione della societ\u00e0 dei cittadini. Ci\u00f2 risulta con la massima evidenza una volta che si confronti la condizione dei sudditi dell\u2019Europa medievale con quella dei sudditi del mondo islamico.<\/p>\n<p>Nel XII secolo il viaggiatore andaluso lbn Jubair visit\u00f2 la Palestina. Dopo essersi compiaciuto della superiorit\u00e0 della civilt\u00e0 alla quale egli apparteneva \u2014 un compiacimento, sia detto per inciso, tutt\u2019altro che ingiustificato, dal momento che non c\u2019era una sfera culturale nella quale i musulmani non erano all\u2019avanguardia \u2014, lbn Jubair non pot\u00e9 non constatare che i suoi correligionari, a dispetto del fatto che la Sharia proibiva esplicitamente di vivere in una terra dominata dagli infedeli, preferivano essere governati dai Franchi a motivo della \u201cloro equit\u00e0\u201d, La cosa, naturalmente, molto fer\u00ec l\u2019orgoglio del musulmano lbn Jubair. Ma, d\u2019altra parte, come avrebbe potuto essere diversamente? Infatti, nel Dar al-Islam, la propriet\u00e0 dei sudditi era sottoposta a tali vessazioni che il dominio degli infedeli non poteva non sembrare, agli Arabi della Palestina, il \u201cregno della giustizia\u201d. Il principio sul quale era nati e si erano consolidati gli Stati islamici era quello esplicitamente formulato dal celebre visir Nizam-al-Mulk nel suo Syaset-Name: \u201cIl suolo del regno e i suoi abitanti appartengono al sultano\u201d. Sicch\u00e9, il sultano, \u201combra di Dio sulla terra\u201d, poteva disporre a suo piacimento dei beni dei sudditi, i quali, sia in punto di principio che in punto di fatto, non erano altro che concessioni, revocabili \u00e0 merci. E, in effetti il ministero delle finanze degli Stati musulmani operava \u2014 giusta l\u2019efficace definizione di Engels \u2014 come un \u201cministero del saccheggio\u201d. La brutalit\u00e0 con la quale i sudditi venivano spogliati dei loro averi non aveva limiti. \u201cLe vergate, la gogna, l\u2019incarcerazione, le catene \u2014 si legge nell\u2019opera di uno storico musulmano del XIV secolo\u201d dedicata al Sultanato di Delhi \u2014, erano tutti validi mezzi per ottenere il pagamento. E se i contadini, disperati, abbandonavano i loro villaggi, le \u201cautorit\u00e0 davano loro la caccia come se si trattasse di selvaggina\u201d. Quanto ai mercanti e agli artigiani, essi ricorrevano a mille espedienti per occultare i loro beni; il che, per altro, non era sufficiente per metterli al riparo da quella che era la regola generale del sultanismo: \u201cIl visir confiscava la propriet\u00e0 del governatore che cadeva in disgrazia&#8230; e il governatore si appropriava dei beni degli ufficiali inferiori e dei privati cittadini\u201d. Evidentemente, Montesquieu non esagerava quando descriveva il dispotismo orientale come il regno dell\u2019arbitrio e della paura.<\/p>\n<p>Le conseguenze, catastrofiche sotto tutti i punti di vista, della totale assenza di garanzie poste a tutela dei beni dei sudditi sono state illustrate come meglio non si potrebbe da lbn Khaldun. \u201cVessare la propriet\u00e0 privata \u2014 si legge nella Muqqadima \u2014, significa uccidere negli uomini la volont\u00e0 di guadagnare di pi\u00f9, riducendoli a temere che la spoliazione \u00e8 la conclusione dei loro sforzi. Una volta privati della speranza di guadagnare, essi non si prodigheranno pi\u00f9. Gli attentati alla propriet\u00e0 privata fanno crescere il loro avvilimento. Se essi sono universali e se investono tutti i mezzi di sussistenza, allora la stagnazione degli affari \u00e8 generale, a causa della scomparsa di ogni incentivo a lavorare. Al contrario, a lievi attentati alla propriet\u00e0 privata corrisponder\u00e0 un lieve arresto del lavoro. Poich\u00e9 la civilt\u00e0, il benessere e la propriet\u00e0 pubblica dipendono dalla produttivit\u00e0 e dagli sforzi che compiono gli uomini, in tutte le direzioni, nel loro proprio interesse e per il loro profitto. Quando gli uomini non lavorano pi\u00f9 per guadagnare la loro vita e cessa ogni attivit\u00e0 lucrativa, la civilt\u00e0 materiale deperisce e ogni cosa va di male in peggio. Gli uomini per trovare lavoro si disperdono all\u2019estero. La popolazione si riduce. Il Paese si svuota e le sue citt\u00e0 cadono in rovina. La disintegrazione della civilt\u00e0 coinvolge quella dello Stato, come ogni alterazione della materia \u00e8 seguita\u201d dall\u2019alterazione della forma.<\/p>\n<p>Stando cos\u00ec le cose, non pu\u00f2 certo sorprendere il fatto che la civilt\u00e0 islamica sia<\/p>\n<p>scivolata, lentamente ma inesorabilmente, nel pantano della stagnazione; n\u00e9, tanto meno, il fatto, di segno opposto, che, a partire dal XII secolo, l\u2019Europa occidentale abbia iniziato la marcia che l\u2019avrebbe portata a costruire e mettere in moto la macchina dello sviluppo economico, scientifico e tecnologico e a creare la prima \u2014 e, per ora, l\u2019unica \u2014 civilt\u00e0 dei diritti e delle libert\u00e0. Come ha riconosciuto uno storico arabo contemporaneo, gi\u00e0 all\u2019epoca delle Crociate, l\u2019Europa era diventata una \u201csociet\u00e0 distributrice di diritti\u201d. Certamente, la nozione di cittadino non esisteva ancora, ma i signori feudali, i cavalieri, il clero, l\u2019universit\u00e0, i borghesi e persino i contadini avevano tutti dei diritti ben stabiliti. Nell\u2019Oriente arabo, la procedura dei tribunali era pi\u00f9 razionale; tuttavia, non c\u2019era alcun limite al potere arbitrario del Principe. Lo sviluppo delle citt\u00e0 mercantili, come l\u2019evoluzione delle idee, non poteva non essere ritardato\u201d. Insomma, a dispetto della generale arretratezza in cui si trovava, l\u2019Europa medievale aveva un enorme vantaggio a petto della civilt\u00e0 islamica: quello di essere riuscita ad istituzionalizzare tutta una serie di contro-poteri che limitavano l\u2019autorit\u00e0 del Principe e che garantivano, in vario modo e in varia misura, i diritti dei sudditi. Fra i quali, di importanza fondamentale furono \u2014 conviene ripeterlo \u2014 i diritti di propriet\u00e0. Non a caso, gi\u00e0 a partire da Guglielmo d\u2019Ockham, non c\u2019\u00e8 pensatore politico occidentale \u2014 unica eccezione: Hobbes \u2014 che non insista sul concetto che, ove il Principe non rispetti i diritti di propriet\u00e0, cessa di essere un sovrano legittimo e si trasforma in un tiranno o in un despota. Persino un campione dell\u2019assolutismo, quale fu Bossuet, proclam\u00f2 essere la propriet\u00e0 privata \u201csacra e inviolabile\u201d.<\/p>\n<p>4.Quando ci si interroga sulle cause che hanno permesso all\u2019Europa occidentale di sfuggire alla \u201ctrappola dispotica\u201d, non si pu\u00f2 non vedere \u201cnell\u2019anarchia feudale\u201d il fattore decisivo. Fu l\u2019assenza di quella che Lewis Mumford ha chiamato la Megamacchina ci\u00f2 che rese possibile la nascita e il consolidamento delle citt\u00e0-mercato. Grazie a queste \u201cisole borghesi in mari feudali\u201d, emerse uno dei tratti pi\u00f9 caratteristici della struttura della societ\u00e0 europea: il pluralismo politico-economico. Certo, a partire dalla costruzione degli Stati nazionali, buona parte delle citt\u00e0 borghesi dovettero piegare la testa davanti ai monarchi. Ma, come ha recentemente sottolineato Finer nella sua monumentale storia dei regimi politici, i sovrani europei \u201cnon operarono su una tabula rasa\u201d. Al contrario, si trovarono di fronte una intricata selva di autonomie, di corpi intermedi e di interessi solidamente costituiti che impedirono loro di diventare ci\u00f2 che pure desideravano essere: padroni, legibus soluti, dei popoli sui quali regnavano. La concentrazione del potere nelle loro mani fu notevole, ma non tale da giustificare la qualifica di sovrani assoluti, che pure \u00e8 stata loro attribuita. Tant\u2019\u00e8 che uno storico contemporaneo non ha esitato ad affermare che il loro assolutismo \u201cfu solo una aspirazione\u201d, non gi\u00e0 una realt\u00e0 effettiva. E questo perch\u00e9 \u2014 come si pu\u00f2 leggere nel Saggio sui costumi di Voltaire \u2014 \u201cin Europa ogni provincia, ogni citt\u00e0 aveva i suoi privilegi. I signori feudali combattevano spesso questi privilegi, e i re cercavano parimenti di sottoporre alla loro potenza i signori feudali e le citt\u00e0. Ma nessuno vi riusc\u00ec\u201d. Di qui il fatto che, anche all\u2019epoca del cos\u00ec detto assolutismo, l\u2019esistenza storica dell\u2019Europa occidentale \u00e8 stata caratterizzata dalla dialettica \u201cStato-societ\u00e0 civile\u201d. Lo \u00e8 stata a tal punto che Lorenz von Stein \u00e8 giunto ad interpretare la storia della civilt\u00e0 occidentale come una \u201clotta ininterrotta dello Stato con la societ\u00e0 e della societ\u00e0 con lo Stato\u201d.<\/p>\n<p>Ora, \u00e8 proprio dalla dialettica \u201cStato-societ\u00e0 civile\u201d che \u00e8 emersa la tradizione liberale, cio\u00e8 a dire quella tradizione di pensiero e di ingegneria istituzionale animata dall\u2019idea che i cittadini hanno diritti inalienabili, che i governanti sono tenuti a riconoscere e a rispettare, esercitando la loro autorit\u00e0 entro il perimetro disegnato dalle leggi e dalla Costituzione. Fra tali diritti, quelli concernenti la propriet\u00e0 dei mezzi di produzione hanno svclto \u2014 e svolgono \u2014 un ruolo di decisiva importanza. La ragione di ci\u00f2 risulter\u00e0 di evidenza solare una volta che si tenga presente che i mezzi di produzione sono \u2014 giusta la definizione coniata da Marx \u2014 le \u201csorgenti della vita\u201d. Il loro controllo, pertanto, significa il controllo della vita. Il quale diventa totale e senza scampo se i mezzi di produzione sono concentrati nelle mani di un unico soggetto. E\u2019 per questo che Proudhon, partito dalla convinzione che la propriet\u00e0 privata era un furto, giunse alla conclusione opposta, e cio\u00e8 che la propriet\u00e0 privata era la libert\u00e0, cos\u00ec argomentando: \u201cLo Stato costituito nella forma pi\u00f9 razionale e pi\u00f9 liberale e animato dalle intenzioni pi\u00f9 giuste \u00e8 anch\u2019esso una grande potenza capace di schiacciare tutto intorno a s\u00e9, ove non gli si ponga un contrappeso. E quale pu\u00f2 essere questo contrappeso? Lo Stato deriva tutta la sua potenza dalla adesione dei cittadini. Lo Stato \u00e8 la riunione degli interessi generali appoggiati dalla volont\u00e0 generale e servita, al bisogno, da concorso di tutte le forze individuali. Dove trovare una potenza capace di controbilanciare questa formidabile potenza dello Stato? Non v\u2019\u00e8 che la propriet\u00e0&#8230;. Servire da contrappeso al Potere pubblico, bilanciare lo stato e in questo modo assicurare la libert\u00e0 individuale: tale sar\u00e0, dunque, nel sistema politico, la funzione principale della propriet\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Alla luce delle parole di Proudhon, si capisce perch\u00e9 tutti i teorici liberali da Locke a Constant, abbiano tanto insistito sul nesso \u201clibert\u00e0-propriet\u00e0 privata\u201d. Ma si capisce anche perch\u00e9 il liberalismo, a partire dalla seconda Rivoluzione francese \u2014 quella giacobina \u2014, sia stato contestato frontalmente in nome dell\u2019eguaglianza sostanziale e della universalizzazione dei diritti di cittadinanza. Il primo liberalismo fu, in effetti, il credo di emancipazione della borghesia. Nacque classista proprio in quanto identific\u00f2 la figura del cittadino con il proprietario. Sul punto, la prosa di Constant \u00e8 di una franchezza offensiva. \u201cLa propriet\u00e0 sola \u2014 si legge nei suoi Principes de politicue, recentemente pubblicati \u2014 rende gli uomini capaci di esercitare i diritti politici. Solo i proprietari possono essere cittadini\u201d. Ergo: la massa dei non-proprietari, vale a dire la stragrande maggioranza della popolazione, doveva essere esclusa dalla fruizione dei diritti politici e tenuta debitamente distante dal processo decisionale, poich\u00e9 \u2014 \u00e8 sempre Constant che parla \u2014 \u201cquando i non-proprietari hanno dei diritti politici, accade una di queste tre cose: o non traggono impulso che da se stessi e allora distruggono la societ\u00e0, o la traggono dall\u2019uomo o dagli uomini al potere e sono strumenti di tirannide, o lo traggono da coloro che aspirano al potere e sono strumenti di una fazione\u201d.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che sfuggiva completamente a Constant era che, una volta proclamata l\u2019idea \u201cdei diritti individuali, indipendenti dalla societ\u00e0\u201d, essa non tollerava esclusioni di sorta. Era un\u2019idea a vocazione universalistica, che non poteva essere limitata a una classe privilegiata; un\u2019idea che esigeva una organizzazione della societ\u00e0 e dello Stato tale da garantire a tutti gli uomini, quale che fosse la loro condizione economico-sociale, quanto meno la fruizione di alcuni diritti fondamentali.<\/p>\n<p>E, in effetti, questo \u00e8 stato, a partire dalla costituzione del movimento operaio e socialista, il grande problema che ha travagliato l\u2019Europa per generazioni e generazioni. Attraverso un drammatico processo di selezione storica, due sono state le soluzioni saggiate: quella rivoluzionaria e quella riformista.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 risultata affatto incompatibile con la libert\u00e0 dei moderni. E\u2019 accaduto ci\u00f2 che aveva lucidamente previsto Max Weber. L\u2019abolizione della propriet\u00e0 privata e del mercato ha reciso alla radice la ratio e, con essa, la possibilit\u00e0 stessa di una economia autopropulsiva. Al suo posto, \u00e8 sorta una versione aggiornata dell\u2019oikos, vale a dire un\u2019economia naturale, condannata ad operare sulla base di \u201csentenze dittatoriali regolanti univocamente il consumo\u201d. Inoltre, come logica conseguenza della socializzazione integrale dei mezzi di produzione, \u00e8 sorta \u201cla dittatura dell\u2019impiegato non quella dell\u2019operaio\u201d in quanto la sostituzione della \u201cmano invisibile\u201d del mercato con la \u201cmano visibile\u201d dello Stato onniproprietario \u00e8 sfociata nella restaurazione della \u201cgabbia d\u2019acciaio\u201d. N\u00e9 si pu\u00f2 dire che la restaurazione della \u201cgabbia d\u2019acciaio\u201d sia stata una conseguenza non voluta della Rivoluzione bolscevica. Tutto il contrario: la distruzione totale della societ\u00e0 civile, attuata attraverso una guerra di spietato sterminio contro la borghesia e i coltivatori diretti, fu \u201cscientificamente\u201d pianificata in omaggio all\u2019idea che mercato e comunismo erano realt\u00e0 inconciliabili. Tant\u2019\u00e8 che, all\u2019indomani della collettivizzazione delle campagne, Bucharin osserv\u00f2 compiaciuto: \u201dLo Stato nel nostro Paese non \u00e8 affatto separato dalla societ\u00e0 civile da una muraglia cinese: l\u2019uno trapassa nell\u2019altra e le innumerevoli \u2014 e anche molto ampie \u2014 organizzazioni della nostra societ\u00e0 civile sono, da un certo punto di vista, organi periferici dello Stato. Infatti, nel nostro Paese lo Stato \u00e8 sociale e la societ\u00e0 civile \u00e8 statale. Fra loro c\u2019\u00e8 differenza&#8230; Ma nello stesso tempo fra di loro c\u2019\u00e8 anche unit\u00e0, ed \u00e8 prima di tutto unit\u00e0 di scopo. Per questo la Costituzione non ammette altri partiti politici: essa si basa sul principio che la questione su dove andare (indietro, verso il capitalismo, o avanti, verso il comunismo) non pu\u00f2 essere oggetto di discussione\u201d.<\/p>\n<p>Neanche si pu\u00f2 dire che il bolscevismo abbia tradito l\u2019originario progetto di Marx. E questo perch\u00e9 in Marx non solo si trova, ripetuta mille e una volta, l\u2019idea che la costruzione del socialismo esige \u201cl\u2019abolizione della propriet\u00e0 privata\u201d e \u201cl\u2019accentramento di tutti gli strumenti di produzione nelle mani dello Stato\u201d; si trova anche una condanna senza appello della libert\u00e0 dei moderni. Nella Questione ebraica, Marx apre \u201cun vero e proprio abisso fra liberalismo e socialismo\u201d, cos\u00ec argomentando. Che cosa sono i diritti dell\u2019uomo e del cittadino, solennemente proclamati dalla Rivoluzione francese, se non \u201ci diritti del membro della societ\u00e0 civile, cio\u00e8 dell\u2019uomo egoista, dell\u2019uomo separato dall\u2019uomo e dalla comunit\u00e0\u201d? E che cosa \u00e8 la libert\u00e0 liberale, se non la \u201clibert\u00e0 dell\u2019uomo in quanto monade isolata e ripiegata su se stessa\u201d? E qual \u00e8 mai lo scopo delle guarentigie giuridiche, se non quello di proteggere con l\u2019usbergo della legge l\u2019egoismo del borghese? \u201cNessuno dei cos\u00ec detti diritti dell\u2019uomo \u2014 incalza Marx \u2014 oltrepassa l\u2019uomo egoista, l\u2019uomo in quanto \u00e8 membro della societ\u00e0 civile, cio\u00e8 dell\u2019individuo ripiegato su se stesso, sul suo interesse privato e sul suo arbitrio privato, e isolato dalla comunit\u00e0\u201d. La stessa emancipazione della societ\u00e0 civile \u2014 rarissimo esempio di inversione della marcia verso la schiavit\u00f9 iniziata con la nascita dello Stato \u2014 \u00e8 vista da Marx come il trionfo dell\u201d\u2019egoista indipendente\u201d, quindi come corruzione morale e alienazione.<\/p>\n<p>Alla luce del devastante attacco alla libert\u00e0 dei moderni condotto dal giovane Marx, non pu\u00f2 certo sorprendere il fatto che nel Manifesto si inciti il proletariato a \u201cdistruggere tutte le sicurezze private e le guarentigie private finora esistite\u201d, cio\u00e8 a dire a fare tabula rasa dello Stato di diritto. Difficile immaginare un programma pi\u00f9 reazionario di quello ideato da Marx e realizzato con satanica spietatezza da Lenin e dai suoi diadochi: l\u2019annientamento di tutte le istituzioni e di tutti i contro-poteri che hanno permesso ai popoli d\u2019Occidente di sfuggire al terribile destino dei popoli che non hanno conosciuto altra forma di dominio che quella dispotica.<\/p>\n<p>Di tutt\u2019altra natura \u00e8 stata la soluzione faticosamente elaborata nel seno della socialdemocrazia europea. Ai partiti dell\u2019internazionale socialista sono occorsi decenni per liberarsi dell\u2019accecante fascino esercitato dal messianesimo marxiano. Ma, alla fine, hanno capito che sopprimere il mercato significa non solo sopprimere la razionalit\u00e0 economica; significa, anche e soprattutto, sopprimere l\u2019autonomia della societ\u00e0 civile a petto dello Stato, senza la quale l\u2019idea stessa di libert\u00e0 non \u00e8 neanche concepibile. E hanno capito che Bernstein aveva ragione quando, dopo aver sottolineato le grandi potenzialit\u00e0 di sviluppo democratico proprie delle istituzioni dello Stato moderno, invitava i suoi compagni di lotta a concepire il socialismo come un movimento di riforme politiche, economiche e sociali, erede legittimo e continuatore storico del liberalismo. E, in effetti, l\u2019azione riformatrice dei partiti socialdemocratici ha avuto come fine la socializzazione del mercato, non gi\u00e0, come voleva il marxismo, la sua soppressione. Istituendo il Welfare State, essi hanno allargato il perimetro borghese della democrazia liberale e, accanto alle libert\u00e0 civili e politiche, hanno fatto valere un tipo di libert\u00e0 \u2014 la libert\u00e0 dalla soggezione all\u2019indigenza e alle iatture sociali \u2014 affatto estranea alla tradizione liberale classica, tutta centrata sulla figura del cittadino-proprietario. La democrazia ha cos\u00ec acquistato il significato di teoria e prassi della universalizzazione dei diritti di cittadinanza. In tal modo, grazie sia alla prodigiosa crescita della ricchezza che all\u2019energica azione dei \u201cmoderni tribuni della plebe\u201d \u2014 i sindacati e i partiti operai \u2014, \u00e8 stato possibile realizzare l\u2019integrazione positiva del \u201cproletariato interno\u201d della civilt\u00e0 occidentale nella Citt\u00e0 liberale e lo Stato ha cessato di essere il \u201ccomitato d\u2019affari della borghesia\u201d: \u00e8 diventato, in qualche misura, una agenzia impegnata a garantire a tutti i membri della comunit\u00e0 politica quei diritti e quelle libert\u00e0 un tempo riservati esclusivamente ai cittadini-proprietari.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lezione della Scuola di Liberalismo di Messina &#8211; 28 febbraio 2000 1. Parlare della tradizione liberale, significa parlare della \u201clibert\u00e0 dei moderni\u201d. E parlare della \u201clibert\u00e0 dei moderni\u201d, significa parlare di Constant. A lui, infatti, dobbiamo non solo il conio dell\u2019espressione \u201clibert\u00e0 dei moderni\u201d, ma anche l\u2019individuazione dei suoi contenuti specifici attraverso la comparazione con<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3802,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[131],"tags":[],"class_list":{"0":"post-3801","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-lezioni"},"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3801"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3801"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3801\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3803,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3801\/revisions\/3803"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3802"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3801"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3801"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3801"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}