{"id":3797,"date":"2018-11-20T15:28:00","date_gmt":"2018-11-20T15:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/?p=3797"},"modified":"2018-11-20T15:28:18","modified_gmt":"2018-11-20T15:28:18","slug":"livio-caputo-cosa-ce-di-liberale-nel-thatcherismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/livio-caputo-cosa-ce-di-liberale-nel-thatcherismo\/","title":{"rendered":"LIVIO CAPUTO &#8211; Cosa c&#8217;\u00e8 di liberale nel thatcherismo"},"content":{"rendered":"<p><em>Lezione della Scuola di Liberalismo di Milano &#8211; 8 aprile 1998<\/em><\/p>\n<p>In un\u2019intervista di qualche tempo fa, l&#8217;avvocato Agnelli affermava che \u201cforse quello che \u00e8 mancato all&#8217;Italia \u00e8 stato un governo Thatcher\u201d. Parole che possono risuonare strane, per l&#8217;immagine della signora Thatcher, sempre un po&#8217; castigata per i suoi atteggiamenti euroscettici e per certi superdecisionismi nel nostro Paese non sempre graditi. Tuttavia il revival liberale, dopo l&#8217;epoca di statalismo e di sbandamento a sinistra che ha caratterizzato gli anni Sessanta e Settanta, si deve proprio alla signora Thatcher che ha rappresentato sulla scena mondiale uno di quei punti di svolta in cui improvvisamente dei concetti, fino a quel momento assolutamente \u201cout\u201d, diventano \u201cin\u201d. Mi riferisco per esempio al fatto pi\u00f9 eclatante, rappresentato dalle privatizzazioni: fino alla fine degli anni Settanta questa parola era quasi una bestemmia e la tendenza era nella direzione opposta. Tutti nazionalizzavano, e di restituire al privato non se ne parlava proprio; perfino in Gran Bretagna nell\u2019alternanza tra laburisti e conservatori, i laburisti nazionalizzavano, e i conservatori quando ritornavano al potere mantenevano pi\u00f9 o meno intatte le cose.<\/p>\n<p>Credo che questo contributo sia stato fondamentale, perch\u00e9 oggi a privatizzare \u00e8 il mondo intero, perfino la Cina comunista e il Sud America e negli ultimi anni, in Europa, la privatizzazione \u00e8 stato il sale della conversione delle economie dell&#8217;Est da un&#8217;economia di comando a un&#8217;economia di mercato.<\/p>\n<p>Le condizioni della Gran Bretagna nel momento in cui la signora Thatcher prese il potere non erano buone; vigeva allora l&#8217;espressione, per definire il Regno Unito, \u201cil grande malato dell&#8217;Europa\u201d, perch\u00e9 stava soffocando sotto una combinazione di statalismo (le miniere, le acciaierie, e la maggior parte dei servizi) e di tasse elevate, con l&#8217;effetto ben noto di dissuadere dal lavorare e dall&#8217;intraprendere, perch\u00e9 l&#8217;utilit\u00e0 marginale non era sufficiente. Ultimo elemento negativo era la caduta del Paese in una forma di abulia, conseguente in parte alla perdita dell\u2019Impero, in parte alle condizioni economiche poco favorevoli in cui tutti erano costretti a vivere.<\/p>\n<p>I cardini della riforma thatcheriana nei suoi aspetti di liberalizzazione sono stati le privatizzazioni, compiute in modo molto intelligente e articolato, non soltanto con l&#8217;obiettivo di fare cassa, come da noi, cio\u00e8 di cercare di risanare il debito pubblico o di togliere i boiardi di Stato dalle posizioni di comando, ma anche con lo scopo di creare una nuova mentalit\u00e0 nella gente. Quando furono nazionalizzate le grandi aziende britanniche (la British Telecom, la British Airways) la propriet\u00e0 di queste azioni fu diffusa far il numero pi\u00f9 vasto possibile di cittadini: si arriv\u00f2 addirittura a due milioni di nuovi azionisti, attirati con una combinazione di prezzi molto bassi, di incentivi e soprattutto con una molto abile propaganda sui vantaggi del privato rispetto al pubblico. Il risultato \u00e8 provato: praticamente 17 anni di ininterrotto governo dei conservatori, che sostanzialmente equivalgono a quello che ritengo debba essere un partito liberale moderno.<\/p>\n<p>Vendendo le azioni e coinvolgendo tanta gente si \u00e8 riusciti a interessare un gran numero di persone alla rinascita del Paese e, in questo modo, si \u00e8 creato una specie di anticorpo contro la mentalit\u00e0 di sinistra diffusasi ampiamente negli anni precedenti. Alla privatizzazione delle aziende, che peraltro non hanno fruttato somme stravaganti, in tutto credo centomila miliardi, somma paragonabile alle privatizzazioni italiane quando saranno a regime, si \u00e8 accompagnata una vendita massiccia delle case di propriet\u00e0 dello Stato, e soprattutto degli enti locali. Si sono trasformati degli affittuari che avevano poco interesse alla conservazione delle loro abitazioni, che comunque dipendevano dalla amministrazione pubblica, in piccoli proprietari che volevano riqualificare le loro case e nello stesso tempo i quartieri dove abitavano.<\/p>\n<p>Il secondo punto per cui la signora Thatcher ha occupato un posto non irrilevante nella storia \u00e8 stato quello di avere ridato le sue giuste funzioni al potere sindacale e di aver aperto la strada a quella liberalizzazione del mercato del lavoro che oggi fa s\u00ec che in Gran Bretagna ci sia circa la met\u00e0 di disoccupati rispetto al resto di Europa.<\/p>\n<p>In Gran Bretagna il potere sindacale aveva raggiunto la sua sublimazione, le Trade Unions cio\u00e8 non soltanto erano le padrone delle fabbriche, ma anche del partito laburista: il loro voto era istituzionalizzato all&#8217;interno del partito, che peraltro si chiama Labour Party, ed era determinante per la scelta dei leader e per l&#8217;esito dei congressi, rischiando di condizionare in modo abbastanza corporativo il pi\u00f9 consistente partito di sinistra della Gran Bretagna. Gli espedienti con i quali si \u00e8 ridimensionato il potere sindacale furono relativamente semplici. Furono cio\u00e8 passate alcune leggi che condizionavano il diritto di sciopero al verificarsi di certe condizioni. Quella fondamentale era che nessuno sciopero poteva essere proclamato senza il consenso degli iscritti del sindacato, cio\u00e8 si era tolto alla burocrazia sindacale il potere di proclamare degli scioperi senza che la loro base fosse d&#8217;accordo, e l&#8217;accordo non si doveva raggiungere in assemblee per alzata di mano, ma attraverso il voto segreto.<\/p>\n<p>Nel Paese dove si scioperava di pi\u00f9, tuttavia era maturato un clima in cui la riforma del sindacato ha avuto anche il consenso dell&#8217;opinione pubblica, un clima che a mio avviso \u00e8 stato sfiorato molte volte anche in Italia, ma nessuno (neanche Berlusconi) ha avuto il coraggio di prendere questo toro per le corna. Invece l\u00ec fu preso, con un confronto drammatico, durato 14 mesi, tra il sindacato dei minatori e il governo quando si tratt\u00f2 di affrontare un altro tab\u00f9, le miniere di carbone. Queste avevano fatto la fortuna della Gran Bretagna durante la rivoluzione industriale, ma in seguito alla scoperta delle miniere a cielo aperto in Sudafrica e nel Kentucky erano diventate antieconomiche. Contro la loro chiusura il sindacato resistette pi\u00f9 di un anno e il Paese pass\u00f2 l&#8217;inverno praticamente al freddo. Alla fine il governo vinse, e questo fu il segnale decisivo; il ridimensionamento sindacale ha avuto effetti a cascata, perch\u00e9 anzitutto ha consentito, se vogliamo in forma autolesionistica per i conservatori, la trasformazione del partito laburista da partito corporativo della classe operaia supertutelata in partito socialdemocatico moderno e aperto alle riforme, e ha consentito anche all&#8217;opposizione di prendere pi\u00f9 facilmente atto delle trasformazioni sociali e adeguarsi. In secondo luogo ha consentito la liberalizzazione del mercato del lavoro che in Gran Bretagna \u00e8 il pi\u00f9 libero all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea, con alcuni inconvenienti che definirei liberali, cio\u00e8 ha rimesso il lavoro dipendente a rischio e grazie a tagli della giungla burocratica si \u00e8 introdotto tutto quell&#8217;insieme di strumenti che consentono l&#8217;utilizzazione del lavoro in maniera conforme alle esigenze del mercato e della globalizzazione. In altre parole nessuno \u00e8 pi\u00f9 sicuro del proprio posto di lavoro in Gran Bretagna, per\u00f2 trovare un lavoro \u00e8 molto pi\u00f9 facile. Un effetto negativo che si \u00e8 rimproverato a questa riforma \u00e8 di aver abbassato leggermente la retribuzione media: mentre probabilmente non c&#8217;era lavoro per tutti coloro che erano sul mercato alla tariffa x, quando si \u00e8 scesi al 95% di x il mercato del lavoro stesso si \u00e8 allargato, e continua ad allargarsi.<\/p>\n<p>La terza grande riforma che si inquadra in questa svolta liberale della Gran Bretagna \u00e8 stata quella di consentire una molta maggiore elasticit\u00e0 nelle attivit\u00e0. Oggi sappiamo bene che chiudere un&#8217;impresa o trasferirla \u00e8 in molte parti d&#8217;Europa una cosa difficile, cio\u00e8 un elemento frenante dello sviluppo e condizionante dell&#8217;evoluzione naturale dell&#8217;economia. Ebbene, nello spirito liberale e liberista \u00e8 stata fatta piazza pulita di tutto ci\u00f2, e il risultato \u00e8 stato, in una prima fase, una deindustrializzazione del Paese, in quanto il Paese a quei livelli e con i vincoli che aveva, non rimovibili in breve tempo, non era pi\u00f9 conveniente per molte attivit\u00e0 e si \u00e8 verificato un trasferimento dall&#8217;industria al terziario. Per\u00f2, a processo completato, si \u00e8 ricominciato da capo a investire e si \u00e8 assistito alla scomparsa di settori maturi come il tessile e alla nascita di industrie invece proiettate verso il futuro, con grandissimi investimenti stranieri, soprattutto asiatici.<\/p>\n<p>Infine, c&#8217;\u00e8 stata la grande rivoluzione fiscale, avvenuta contemporaneamente in altri Paesi, ma di cui la Gran Bretagna \u00e8 stata la pioniera. La formula che l&#8217;opposizione politica italiana applicherebbe se tornasse al potere, \u00e8 appunto quella inglese e americana di ridurre l&#8217;imposizione fiscale, lasciando a disposizione degli operatori economici un maggior numero di risorse e lasciando che con le agevolazioni fiscali giuste per dirigere questo flusso di investimenti provvedano allo sviluppo dell&#8217;iniziativa privata e alla crescita dell&#8217;occupazione.<\/p>\n<p>Questa formula \u00e8 stata quella che dopo 30 anni ha prodotto risultati sicuramente molto positivi, soprattutto in quei settori dove la libert\u00e0 di operare \u00e8 particolarmente importante. Non \u00e8 un caso che la piazza finanziaria di Londra sia la seconda dopo New York, perch\u00e9 in Gran Bretagna a un certo punto avvenne un fenomeno che fu chiamato \u201cBig Bang&#8221;, la liberalizzazione ex abrupto praticamente di tutti i mercati finanziari, con l\u2019applicazione ante litteram di quello che oggi noi faticosamente cerchiamo di realizzare per tenere dietro agli altri.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;impulso nella direzione liberale del thatcherismo va molto al di l\u00e0 di questo, perch\u00e9 ha toccato proprio la struttura sociale e la mentalit\u00e0 della gente, prima abituata a essere dipendente dallo Stato, ora invece dotata di autonoma iniziativa e responsabile per se stessa. Ha ricostituito un tessuto economico, sia pure diverso da quello precedente, ma indubbiamente di grande vitalit\u00e0, e poi, soprattutto, ha spostato il centro di discussione che prima del 1980 era molto pi\u00f9 a sinistra. Allora, cio\u00e8, non si discuteva sulla nazionalizzazione o la privatizzazione, ma su che cosa nazionalizzare. Oggi la discussione si \u00e8 spostata su un altro terreno, molto pi\u00f9 in direzione del liberalismo, in tutti i settori, e il risultato \u00e8 stato che quando i laburisti sono tornati al potere per la giusta legge dell&#8217;alternanza, si sono trovati su un terreno prima a loro ignoto, perch\u00e9 quando lo persero, nel 1979, la privatizzazione era una bestemmia mentre adesso continuano esattamente il lavoro impostato dalla signora Thatcher. Tony Blair e i suoi omologhi europei &#8211; D&#8217;Alema e Jospin &#8211; quando si incontrano in realt\u00e0 parlano diversi linguaggi, perch\u00e9 la Gran Bretagna ha alle spalle 20 anni di profonda rivoluzione liberale alla quale nessuno ha la minima intenzione di rinunciare, mentre noi invece non ci siamo ancora arrivati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lezione della Scuola di Liberalismo di Milano &#8211; 8 aprile 1998 In un\u2019intervista di qualche tempo fa, l&#8217;avvocato Agnelli affermava che \u201cforse quello che \u00e8 mancato all&#8217;Italia \u00e8 stato un governo Thatcher\u201d. 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