{"id":3793,"date":"2018-11-20T15:25:12","date_gmt":"2018-11-20T15:25:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/?p=3793"},"modified":"2018-11-20T15:26:09","modified_gmt":"2018-11-20T15:26:09","slug":"giorgio-ferrari-cosa-ce-di-liberale-nel-mondo-islamico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/giorgio-ferrari-cosa-ce-di-liberale-nel-mondo-islamico\/","title":{"rendered":"GIORGIO FERRARI &#8211; Cosa c\u2019\u00e8 di liberale nel mondo islamico"},"content":{"rendered":"<p><em>Lezione della Scuola di Liberalismo di Roma &#8211;\u00a019 dicembre 1997<\/em><\/p>\n<p>Il liberalismo nel mondo islamico, nel mondo arabo in particolare, ha una storia molto travagliata e molto difficile, in un certo senso \u00e8 una storia di sconfitte. Se si guarda alla storia della cultura del pensiero e della filosofia araba, anche se pu\u00f2 sembrare per molti versi sorprendente, in realt\u00e0 il liberalismo sarebbe potuto nascere, poich\u00e9 alcune delle premesse di massima erano presenti in quel mondo, addirittura nel XIII secolo, quindi con molti secoli di anticipo rispetto all&#8217;Europa.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel XIII secolo infatti nasce un vasto e molto importante movimento di pensiero che alcuni definiscono addirittura preilluministico e di cui conosciamo, dai manuali scolastici, alcuni nomi, Ibn al Valid, Averro\u00e8. Un pensatore arabo come Al Faradi gi\u00e0 nel XIII secolo parlava di rispetto dei diritti dell&#8217;individuo nelle relazioni musulmane; sempre in un pensiero di Al Faradi c&#8217;era gi\u00e0 una concezione quasi compiuta della tolleranza, e cio\u00e8 la concezione della tolleranza e del rispetto delle altrui fedi religiose, delle altrui convinzioni. Inoltre, riflessi di queste concezioni arabe sono testimoniate nella letteratura occidentale. Se qualcuno di voi ricorda il Decameron di Boccaccio ricorda la parabola delle tre monete. Nessuno dei tre figli che avevano ereditato le monete sapeva qual era quella di valore, quindi tutte e tre erano preziose. Dunque tutti e tre, in qualche modo, erano portatori di una verit\u00e0 mentre nessuno dei tre poteva negare che gli altri sostenessero di aver la moneta originale. Questa era una parabola sulle tre religioni, cio\u00e8 l&#8217;islam, l&#8217;ebraismo e il cristianesimo. Tutte e tre hanno un messaggio divino, o tutte e tre ritengono di averlo, per\u00f2 non \u00e8 possibile per nessuno dire quale delle tre \u00e8 quella vera; tutte e tre hanno eguale diritto di praticare i propri culti nello stesso territorio. Difatti la tolleranza veniva poi praticata in molti Stati islamici e arabi e per molti secoli la condizione degli ebrei fu migliore in Turchia o in Tunisia e nel Nordafrica in generale che non nell&#8217;Europa cristiana.<\/p>\n<p>Nelle sue Memorie Casanova racconta di essere finito, nelle sue tante peregrinazioni, ad Istanbul e di aver conosciuto un europeo convertitosi per convenienza all&#8217;islam, ma che di fatto non praticava nessuno dei precetti religiosi. Allora Casanova parlando con il muftie si rende conto che egli conosce i comportamenti di questo ricco francese convertito e gli domanda come mai non interveniva. La risposta fu: &#8220;Perch\u00e9 devo intervenire? Ci penser\u00e0 Allah quando arriver\u00e0 al suo cospetto. Noi non possiamo imporre con la forza i precetti dell&#8217;islam\u201d.<\/p>\n<p>Era gi\u00e0 una concezione assolutamente &#8220;laica&#8221; dei rapporti tra Stato e religione, tra politica e religione, tra governo e funzione religiosa, ed era una concezione che era in vigore nel Settecento in Turchia, centro di un vasto impero che arrivava fino al Marocco, fino all&#8217;Oceano Atlantico.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 in realt\u00e0 da questi fermenti, da questi spunti non \u00e8 nato mai un liberalismo compiuto nel mondo islamico? E anzi ha fatto sempre fatica ad affermarsi una volta che vi \u00e8 poi arrivato dall&#8217;Europa? Dare una risposta \u00e8 difficile, poich\u00e9 le ragioni sono assai complicate, e forse nessuno le ha.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 chi dice che la concezione islamica del Corano \u00e8 incompatibile in realt\u00e0 con il liberalismo, per\u00f2 spunti di tolleranza o di visione, non dico di tipo liberale, ma di visione non integralista dell&#8217;islam si trovano gi\u00e0 nelle parole di Maometto quando dice che Allah, cio\u00e8 l&#8217;Essere Supremo, aveva parlato agli Ebrei e aveva dato loro l&#8217;Antico Testamento, poi aveva parlato ai Cristiani e aveva dato loro il Nuovo Testamento, e parlava agli Arabi attraverso di lui.<\/p>\n<p>Questo significa che nella visione di Maometto cristianesimo ed ebraismo erano parola divina, quindi andavano considerati come parte della Verit\u00e0, e comunque non andavano perseguitati. Infatti la comunit\u00e0 ebraica viveva una vita tranquilla e prosperava nella Medina di Maometto, dove la prima comunit\u00e0 islamica organizzata si afferm\u00f2.<\/p>\n<p>Venendo ai tempi moderni, nei primi anni del XX secolo, possiamo individuare la forma di un pensiero liberale organizzato e cosciente, quando il mondo arabo, per cos\u00ec dire, ha un primo risveglio. Una volta avvenuta la colonizzazione europea di tutti i Paesi arabo-islamici, in pratica dalla Persia fino al Marocco, nell&#8217;Africa Nera e in Medio ed Estremo Oriente, nasce per diffusione dalla metropoli (Londra o Parigi) il pensiero liberale, che alcuni intellettuali arabi studiano e propongono come soluzione al problema della risposta nazionale dei singoli popoli e Paesi islamici.<\/p>\n<p>Un primo esempio l&#8217;abbiamo con Sad Zagglul ???, un avvocato che nei primi anni del secolo form\u00f2 il partito Wafd egiziano; l&#8217;Egitto in quel periodo aveva un status giuridico un po&#8217; complesso, era un protettorato britannico e di fatto non era indipendente, anche se giuridicamente sul piano del diritto internazionale pareva esserlo. Il primo Wafd aveva una concezione prettamente ottocentesca, ossia di tipo elitistico, ma era gi\u00e0 un movimento di orientamento liberale. Chiedeva tutta una serie di riforme, una Camera e un Senato, una Costituzione, una Carta dei diritti dell&#8217;uomo, la fine dei vincoli che opprimevano l&#8217;economia egiziana, sottomessa agli interessi dell&#8217;impero britannico. Insomma, una serie di istanze che possiamo definire liberali.<\/p>\n<p>Questo partito ebbe un&#8217;evoluzione verso forme di populismo sempre pi\u00f9 estremistico e nazionalistico; uno dei problemi del primo liberalismo egiziano (non solo in Egitto ma in tutto il mondo arabo) \u00e8 che ha accompagnato un risveglio nazionale simile a quello del primo Novecento europeo.<\/p>\n<p>Il Wafd poneva l&#8217;accento sempre di pi\u00f9 sul nazionalismo piuttosto che sul liberalismo ed il rispetto dei diritti degli individui., pi\u00f9 su una concezione araba della comunit\u00e0 piuttosto che su una concezione europea liberale degli individui, del rispetto degli individui.<\/p>\n<p>Tant&#8217;\u00e8 che nel 1922 un gruppo di esponenti di questo partito uscirono dal Wafd per formare il partito dei costituzionalisti liberali, in concorrenza con il Wafd, che poneva come punto fondamentale del proprio programma la promulgazione di una Carta dei diritti dell&#8217;uomo e un complesso di dottrine molto simili ai punti programmatici dei liberali inglesi dell&#8217;epoca. Pur vivendo una lunga stagione, il partito va avanti con alterne vicende fino alla rivoluzione del 1954, quella che port\u00f2 al potere Nasser. Vive per\u00f2 una vita rigidamente minoritaria e in realt\u00e0 non fa nessuna presa sulla societ\u00e0 egiziana e sul sentire della gente egiziana che invece si rivolge al Wafd e ne fa il proprio punto di riferimento. Il Wafd ogni volta che ci sono pubbliche elezioni in egitto le vincer\u00e0 con larghissima maggioranza.<\/p>\n<p>La rivoluzione del 1954 per certi versi apre nuove speranze liberali, infatti le prime prese di posizione dei militari che cacciano il re sono di apertura a certi punti programmatici liberali, cio\u00e8 il pluripartitismo e il rispetto dei partiti organizzati. Poi la storia egiziana ebbe tutto un altro sviluppo, che con Nasser ebbe anche dei momenti molto importanti e significativi sul piano interno e internazionale, ma che comunque non possiamo definire liberale.<\/p>\n<p>Sempre nei primi anni del nostro secolo l&#8217;Algeria, colonia francese di vecchia data, e quindi largamente influenzata dalle concezioni e dalla cultura francesi, vede l&#8217;affermarsi di un movimento il cui leader era il dottor Ferat Abbas, un farmacista, figura di rilievo nel mondo arabo, non solo dispensatore di medicine, ma anche medico, intellettuale e punto di riferimento dei salotti culturali.<\/p>\n<p>Ferat Abbas scrive il manifesto del popolo algerino, di impronta liberale ottenendo adesioni straordinarie da parte di moltissimi esponenti della societ\u00e0 algerina ed \u00e8 guardato con occhio benevolo perfino da esponenti illuminati delle autorit\u00e0 francesi. Esisteva infatti una dialettica interna tra le autorit\u00e0 francesi, ossia tra gli aperturisti propensi a una transazione morbida verso l\u2019indipendenza futura dell\u2019Algeria e coloro che invece erano convinti che l&#8217;Algeria sarebbe stata per sempre francese.<\/p>\n<p>Il manifesto del popolo algerino ebbe molti favori, e nacque anche un partito organizzato, il Partito del manifesto che per molti anni ebbe un programma squisitamente liberale, con una caratterizzazione ottocentesca. Per\u00f2, superata la prima guerra mondiale, e soprattutto superata la seconda, anche il Partito del manifesto ebbe un&#8217;evoluzione simile a quella del Wafd egiziano, cio\u00e8 mise l&#8217;accento pi\u00f9 sul nazionalismo che non sul liberalismo, pi\u00f9 sulle istanze comunitarie che non sulle istanze liberali. Inoltre successivamente vi furono anche delle vaste influenze socialiste a comporre un cocktail che fece s\u00ec che il manifesto ebbe larghissimi consensi.<\/p>\n<p>Ma come nel Wafd c&#8217;era al suo interno tutto e il contrario di tutto, e le contraddizioni non ressero quando poi ci fu la rivoluzione algerina e la guerra e la vittoria e l&#8217;indipendenza nazionale, e il Fronte di Liberazione nazionale algerino. I militari imposero una direzione ben precisa al nuovo Stato.<\/p>\n<p>L&#8217;ultimo esempio che vi voglio citare fra i pi\u00f9 significativi \u00e8 l&#8217;esempio marocchino. Qui uno scienziato, un fisico che aveva studiato in Francia che si era fatto anche una certa fama, Allal Elfass\u00ec fond\u00f2 un movimento che si chiamava Istiqlal. Il movimento alle sue origini ebbe il suo programma mutuato dal programma dei radicali francesi, che aveva anche delle punte liberal-democratiche rispetto al liberalismo elitario degli altri movimenti.<\/p>\n<p>In questo Paese l&#8217;evoluzione fu inversa, invece di radicalizzarsi progressivamente, invece di rimanere sempre di pi\u00f9 un partito accesamente nazionalista e di rottura rispetto agli equilibri sociali della societ\u00e0 araba, l\u2019Istiqlal in qualche modo anneg\u00f2 nella mediazione propugnando una via morbida al risveglio nazionale. Propugnando un&#8217;intesa con il sultano, ebbe una serie di passaggi in cui il programma diveniva sempre pi\u00f9 di mediazione finch\u00e9 si era sempre pi\u00f9 annacquato.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 marocchina aveva un&#8217;antichissima tradizione di tolleranza; molte citt\u00e0 per lungo tempo furono una sorta di porto franco dove si incontravano comunit\u00e0 ebraiche, greche ortodosse, cristiane, oltre naturalmente alle islamiche. Quindi era pi\u00f9 facile che una certa visione della tolleranza del rispetto delle fedi, diciamo certi prerequisiti liberali in Marocco si affermassero, il problema \u00e8 che per lunghi anni si \u00e8 rimasti fermi ai prerequisiti, oltre i quali non si and\u00f2, e non si afferm\u00f2 una concezione pi\u00f9 laica del liberalismo.<\/p>\n<p>Il panorama del mondo arabo ed islamico in generale appare inquietante al mondo occidentale; i massacri algerini, il caso Rushdie, i Taleban afghani, il Sudan dove continuano i massacri, tutte queste vicende suscitano reazioni di raccapriccio. Il fatto che certe cose succedano anche in Egitto, dove ci sono stati recentemente attentati contro turisti, fa crescere ancora di pi\u00f9 la preoccupazione e fa s\u00ec che si creda che ci sia un dilagare di integralismo di fanatismo e di intolleranza in tutto il mondo arabo e ancora di pi\u00f9 in tutto il mondo islamico, che ricordiamoci va dall&#8217;Indonesia fino all&#8217;Oceano Atlantico e comprende quasi la met\u00e0 del continente africano.<\/p>\n<p>Per\u00f2 ci sono anche dei segnali che vanno in direzione opposta. In realt\u00e0 la societ\u00e0 algerina \u00e8 una societ\u00e0 che \u00e8 aggredita da certi fenomeni che non sono propri della cultura islamica in quanto tale, non sono propri neanche della religione islamica in quanto tale. E\u2019 una societ\u00e0 che sta cercando in tutti i modi possibili e immaginabili di difendersi da questa aggressione. Ed \u00e8 una societ\u00e0 in cui la fede nell&#8217;Islam spesso va insieme alla fede per la libert\u00e0, nel rispetto dei diritti dell&#8217;uomo e della donna.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lezione della Scuola di Liberalismo di Roma &#8211;\u00a019 dicembre 1997 Il liberalismo nel mondo islamico, nel mondo arabo in particolare, ha una storia molto travagliata e molto difficile, in un certo senso \u00e8 una storia di sconfitte. 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