{"id":3787,"date":"2018-11-20T15:22:08","date_gmt":"2018-11-20T15:22:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/?p=3787"},"modified":"2018-11-20T15:22:08","modified_gmt":"2018-11-20T15:22:08","slug":"gianfranco-ciaurro-aldo-bozzi-dieci-anni-dopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/gianfranco-ciaurro-aldo-bozzi-dieci-anni-dopo\/","title":{"rendered":"GIANFRANCO CIAURRO &#8211; Aldo Bozzi dieci anni dopo"},"content":{"rendered":"<p><em>Lezione della Scuola di Liberalismo di Roma &#8211; 6 novembre 1997<\/em><\/p>\n<p>Il decimo anniversario della Commissione Bozzi cade proprio nei giorni in cui la Commissione D\u2019Alema \u2013 terza Commissione bicamerale della storia repubblicana ad occuparsi di riforme istituzionali, dopo quella presieduta dallo stesso Bozzi nell\u201984-85 e quella De Mita-Iotti della XI legislatura \u2013 approva il testo del progetto di riforma della Costituzione che nei prossimi mesi dovr\u00e0 essere esaminato dal Parlamento. Mi sembra una coincidenza non priva di significati.<\/p>\n<p>Bozzi all&#8217;Assemblea Costituente era stato uno dei padri della Costituzione repubblicana del 1948, la quale aveva contribuito a dare quell\u2019impronta di cultura politica liberaldemocratica che, insieme a quella socialista e a quella del solidarismo cattolico, aveva concorso al compromesso sul quale fu poi possibile realizzare un testo costituzionale assistito da un largo consenso. Testo che ha dato solide basi alla democrazia repubblicana dopo le rovine della guerra e la rottura dell\u2019unit\u00e0 nazionale. Orbene, fu proprio Bozzi tra i primi ad intuire, all\u2019inizio degli anni Ottanta, che quella Costituzione non poteva essere considerata un tab\u00f9, come era allora di moda, ma che andava oramai urgentemente aggiornata, sia per adeguarla alle nuove esigenze di una societ\u00e0 profondamente maturata, sia per tenere conto delle non sempre felici esperienze di applicazione e disapplicazione delle sue norme.<\/p>\n<p>Contribu\u00ec pertanto a promuovere la prima Commissione bicamerale, che fu poi chiamato a presiedere, per l\u2019elaborazione delle necessarie riforme istituzionali e costituzionali. Ero allora Consigliere della camera dei Deputati e fui chiamato a dirigere la Segreteria tecnica di quella Commissione. Cominci\u00f2 cos\u00ec la nostra intensa e operosa collaborazione, che ho tra i pi\u00f9 cari ricordi della mia vita al servizio delle istituzioni.<\/p>\n<p>Sono sempre stato convinto, e oggi sono ancora pi\u00f9 convinto, che se la classe politica di allora avesse avuto il coraggio di attivare le riforme intelligenti e razionali elaborate dalla Commissione Bozzi, e dallo stesso Bozzi, presentate in Parlamento con otto progetti di legge costituzionale per la modifica di circa un terzo degli articoli della Costituzione, la storia italiana del periodo successivo sarebbe stata diversa. Soprattutto, non sarebbe continuato e peggiorato quel degrado delle istituzione che ha portato nel tempo ad una situazione di totale disfunzione e caos, dalla quale \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile uscire.<\/p>\n<p>Bozzi tent\u00f2 allora (e fu forse l\u2019ultimo tentativo praticabile) di uscirne non uccidendo la prima Repubblica, come \u00e8 poi avvenuto, ma riformandola e migliorandola, senza alterare quella che chiamava la \u201ctavola dei valori\u201d che ne costituiva l\u2019identit\u00e0 storica: la forma di governo parlamentare, la divisione dei poteri e la conseguenza ripartizione equilibrata delle funzioni, la reciproca autonomia e la sostanziale pariordinazione degli organi costituzionali. Per perseguire questo fine, Bozzi denunciava le tendenze che fino da allora portavano ad alterare di fatto il disegno costituzionale sul piano materiale, pur senza metterlo in discussione sul piano formale; ed anzitutto quella che chiamava \u201csindrome di supplenza\u201d, in nome della quale gli organi costituzionali si inducono ad esercitare funzioni che non sono loro proprie, ma spettano ad altri organi. Citava come esempi la consolidata abitudine del governo a legiferare, coll\u2019uso esorbitante ed improprio delle decretazione d\u2019urgenza; ma anche la speculare tendenza del Parlamento a svolgere funzioni governanti regolando con leggi-provvedimento ogni pi\u00f9 minuto aspetto della vita sociale, o la prassi della Corte Costituzionale di supplire alle carenze del legislatore con le sentenze additive o manipolatorie, o l\u2019inclinazione della magistratura ad esercitare funzioni di supplenza legislativa con l\u2019interpretazione evolutiva delle norme o a svolgere funzioni politiche con l\u2019uso mirato delle inchieste giudiziarie (e non poteva allora immaginare ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto dopo, quando per la via delle inchieste giudiziarie si \u00e8 addirittura aperta una vicenda rivoluzionaria, quella che \u00e8 stata chiamata \u201crivoluzione italiana\u201d e che ha travolto la Prima Repubblica). Con le prospettate riforme istituzionali, Bozzi si proponeva \u2013 conseguentemente \u2013 tra gli obiettivi primari quello di ricondurre gli organi istituzionali a fare ciascuno \u201cil suo mestiere\u201d: questa \u2013 diceva \u2013 \u00e8 la principale riforma da attivare, quella che ricomprende tutte le altre. E a fare il proprio mestiere al massimo livello di rendimento: rifiutando una tradizionale contrapposizione, Bozzi riteneva necessario il rafforzamento dei poteri del governo, mortificati dalla Costituente per quello che chiamava il \u201ccomplesso del tiranno\u201d, dopo l\u2019esaltazione di quei poteri fatta dal fascismo; ma non riteneva che al rafforzamento dei poteri del governo dovesse corrispondere un indebolimento del Parlamento, o viceversa, anzi pensava che ad un governo forte ed efficiente debba corrispondere un Parlamento forte ed efficiente, ciascuno nell\u2019ambito delle funzioni che gli sono proprie. La societ\u00e0 contemporanea \u2013 spiegava \u2013 richiede un buon livello di decisionismo, ma anche un correlativo rafforzamento delle garanzie democratiche, per evitare che il decisionismo degeneri in arbitrio e prevaricazione. Il tutto senza perdere di vista \u2013 ripeteva \u2013 il principio liberale che lo Stato \u00e8 fatto per i cittadini, non i cittadini per lo Stato.<\/p>\n<p>In questo senso, Bozzi si inseriva nella tradizione di quel filone del liberalismo italiano che da Cavour a Silvio e Bertrando Spaventa , da Einaudi a Gaetano Martino, da Malagodi a Valitutti, non \u00e8 mai stato \u201ccontro\u201d lo Stato , non ha mai visto nello Stato il \u201cnemico\u201d (alla Hayek), ma ha invece individuato nella costruzione dello Stato di diritto e nella legge liberamente fondata e liberamente accettata la migliore garanzia delle libert\u00e0 del cittadino. Quando nell\u2019era della cultura politica liberale si \u00e8 agitata la bandiera fascinosa del \u201cmeno Stato\u201d, Bozzi ribatteva che occorre invece \u201cpi\u00f9 Stato\u201d , e uno Stato pi\u00f9 autorevole ed efficiente, nelle funzioni che dello Stato sono proprie e ne giustificano la stessa esistenza \u2013 come il rendere giustizia, il garantire l\u2019ordine sociale, l\u2019assicurare i servizi pubblici fondamentali \u2013 e \u201cmeno Stato\u201d semmai in quella miriade di funzioni che lo Stato si \u00e8 progressivamente arrogato nell\u2019ultimo secolo e che potrebbero meglio e pi\u00f9 utilmente essere rimesse all\u2019autonomia dei privati e delle parti sociali.<\/p>\n<p>Per questo, il discorso sulle riforme istituzionali lo attraeva in modo tutt\u2019affatto particolare, come strumento per riportare nella societ\u00e0 la sovranit\u00e0 della legge e per ovviare al processo di delegittimazione delle istituzioni, in cui individuava il \u201cmale oscuro\u201d della presente situazione italiana. Di qui, anche, la simbiosi tra i due grandi amori della sua vita, il diritto e la politica, in cui individuava le strade parallele per la realizzazione di quel disegno. Come ha bene scritto Salvatore Valitutti, in lui \u201cil giurista si distinse dalla figura dell\u2019uomo politico, zampillarono dalla sua profonda umanit\u00e0 vivificata dalle fonti fluenti della sua cultura umanistica\u201d. Aggiungo, come testimonianza nel mio ricordo della lungua frequentazione con Bozzi, che con lui non era possibile parlare di diritto senza parlare di politica, e non era possibile parlare di politica senza finire per parlare di diritto.<\/p>\n<p>Il titolo della raccolta dei suoi scritti e discorsi, che a suo tempo ho avuto l\u2019onore di curare, &#8211; \u201cTra diritto e politica\u201d \u2013 credo sintetizzi efficacemente questa simbiosi ideale di categorie dello spirito che altri considerano, un po\u2019 semplicisticamente, divise se non opposte.<\/p>\n<p>Bozzi assegnava alle riforme istituzionali anche altri obiettivi, almeno altrettanto ambiziosi. Come quello di combattere la \u201ccrisi della legge\u201d, restituendo alla funzione legislativa il compito di definire e di aggiornare le grandi regole della vita e di sviluppo della comunit\u00e0 associata, svincolandola invece dal peso della normazione settoriale, applicativa e di dettaglio, attraverso meccanismi di delegificazione e delegiferazione. Oppure il tentativo di colpire alle radice l\u2019allora imperversante \u201cpartitocrazia\u201d, con i conseguenti fenomeni di lottizzazione e di occupazione delle istituzioni da parte dei partiti, attraverso una riforma interna dei partiti stessi , che ne garantisse la democraticit\u00e0, la trasparenza e un equilibrato autocontrollo nel rapporto con le istituzioni. Illusioni? Forse. Ma io credo che si trattasse invece dell\u2019indicazione realistica di proposte che dovevano inquadrarsi in un complesso di riforme estese al campo della giustizia, della pubblica amministrazione , delle autonomie locali, della stessa manovra economica.<\/p>\n<p>Una linea propositiva, quella elaborata da Bozzi nella prima Commissione bicamerale per le riforme istituzionali, che costituisce ancora oggi \u2013 come ha scritto Francesco Cossiga \u2013 \u201cun prezioso deposito di saggezza ed equilibrio\u201d. Per convincersene, basta scorrere le concrete proposte avanzate dalla Commissione Bozzi per risolvere certi nodi fondamentali della nostra vita associativa \u2013 come i nuovi diritti civili, le libert\u00e0 d\u2019informazione, la disciplina dell\u2019emittenza radiotelevisiva, la riforma dei partiti, la rappresentativit\u00e0 dei sindacati. La differenziazione tra le funzioni delle due Camere, la disciplina della decretazione d\u2019urgenza, la delegiferazione e la delegificazione, la riorganizzazione e il rafforzamento dell\u2019Esecutivo, la revisione dell\u2019ordinamento regionale, il referendum consultivo, la \u201cCostituzione dell\u2019economia\u201d, il difensore civico, il nuovo rapporto tra i cittadini e pubblica amministrazione \u2013 per rendersi conto che dall\u2019approvazione di una siffatta riforma sarebbe potuta scaturire, se non una Seconda Repubblica, almeno un aRepubblica rinnovata, pi\u00f9 moderna, pi\u00f9 efficiente, pi\u00f9 partecipativa.<\/p>\n<p>Particolarmente incisive mi sembrano le proposte di riforma avanzate da Bozzi per porre rimedio alla crisi del Parlamento, in gran parte determinata dal cosiddetto \u201cbicameralismo perfetto\u201d e dall\u2019esasperante lentezza, ripetitivit\u00e0 e antieconomicit\u00e0 delle sue procedure.<\/p>\n<p>Bozzi credeva nel Parlamento, amava il Parlamento, e la sua stessa vita di uomo si svolse per la gran parte proprio in Parlamento, e si concluse con la fine dell\u2019attivit\u00e0 parlamentare: uscito dal Parlamento \u00e8 uscito anche dalla vita, appena dopo qualche mese.<\/p>\n<p>Riferendo un pensiero di Gaetano Martino, lo stesso Bozzi incisivamente affermava che il Parlamento \u00e8 l\u2019organo che permette di vincere senza uccidere l\u2019avversario, che non solo sopravvive ma continua a dare il suo contributo alla vita e al progresso comune merc\u00e8 la fedelt\u00e0 attiva e combattiva alle proprie idee.<\/p>\n<p>E tuttavia, in una fase storica in cui si \u00e8 affermata in Italia una democrazia bloccata, caratterizzata dal mancato alternarsi di differenti forze politiche alla direzione dello Stato, Bozzi si rendeva conto dei rischi e deglki effetti negativi del cosiddetto \u201cconsociativismo\u201d, che rendeva il Parlamento meno competitivo, ben sapendo che un Parlamento in cui la lotta cessa di rivitalizzarlo ristagna e decade. L\u2019opera svolta da Bozzi in difesa del Parlamento resta tra le pagine pi\u00f9 significative e non dimenticabili della sua azione politica , ma trov\u00f2 il suo limite proprio nello stesso Parlamento, in cui la consociazione funzion\u00f2 da sbarramento ad ogni trattativa di riformarlo e di rivitalizzarlo. Sicch\u00e8 le linee propositive indicate da Bozzi rimasero sulla carta. Il Parlamento della Prima Repubblica sostanzialmente trascur\u00f2 le proposte di quella Commissione bicamerale, e la cris istituzionale fin\u00ec per assumere dimensioni tali che la stessa Prima Repubblica ne fu travolta.<\/p>\n<p>Bozzi mi disse una volta, commentando l\u2019atteggiamento esitante e talora contraddittorio delle maggiori forze politiche sui lavori della Commissione bicamerale da lui presieduta, che i democristiani, i socialisti ed anche i comunisti sarebbero arrivati un giorno a sedersi davvero attorno al tavolo delle riforme istituzionali. Ci vuole tempo e pazienza \u2013 aggiunse \u2013 ma ci arriveranno, spinti dalle forze delle cose, e quello sar\u00e0 il momento in cui potremo davvero riprendere il discorso per far decollare le riforme. Ora quel momento \u00e8 venuto: tardi, ma forse non troppo tardi. La \u201cprofezia\u201d di Bozzi sembra cominciare ad avverarsi . Le forze politiche sono profondamente cambiate da quelle di allora, ma il discorso riformista \u00e8 finalmente ripreso.<\/p>\n<p>Non so se le proposte ora elaborate dalla Commissione bicamerale D\u2019Alema piacerebbero a Bozzi; conoscendolo, tendo ad escluderlo, tendo a credere che non gli piacerebbero proprio. Penso per\u00f2 che gli piacerebbe essere presente alla fase dell\u2019operazione riformista che sta ora per aprirsi, la fase in cui il Parlamento si riappropria del suo potere costituente, per definire collegialmente le nuove regole del gioco per la politica e la societ\u00e0 italiana. In quel dibattito, in quelle aule che lo videro protagonista dell\u2019Assemblea Costituente e poi del Parlamento repubblicano, ci mancher\u00e0 molto la sua voce, ci mancher\u00e0 la saggezza di questo grande parlamentare liberale, che meglio di ogni altro, forse, avrebbe saputo indicare ancor oggi le riforme di cui l\u2019Italia ha bisogno per superare il gap istituzionale e mettersi al passo con le altre grandi democrazie dell\u2019Occidente. Ci sar\u00e0 comunque vicino il suo insegnamento, la sua fede nella democrazia e nel Parlamento, la convinzione che il libero dibattito \u00e8 ancora lo strumento migliore per costruire l\u2019avvenire della comunit\u00e0 associata.<\/p>\n<p>Mi sia lecito allora esprimere una speranza, che a quella fede si ricollega. Si sente parlare in giro di un esame parlamentare \u201cblindato\u201d, che dovrebbe costituire, per volont\u00e0 dei partiti, una ratifica soltanto rituale di quel che s\u2019\u00e8 deciso nel Salone della Regina di Palazzo Montecitorio, dove s\u2019\u00e8 riunita la Commissione D\u2019Alema. La mia speranza e il mio augurio \u00e8 che invece il Parlamento possa e sappia fare il Parlamento, anche in questa occasione.. personalmente sono figlio del Parlamento, dove ho passato buona parte della mia vita; e credo nel Parlamento come luogo dove si parla e si discute e ci si confronta tra diverse tesi, allo scopo di ricercare la soluzione migliore.La nostra societ\u00e0 politica, se non ha accolto nel merito le proposte avanzate da Bozzi nel 1985, si \u00e8 tuttavia attenuta alla procedura prevista dall\u2019art. 138 della Costituzione, che ha il suo fulcro nel Parlamento, come piaceva a Bozzi. Mi auguro che quella procedura sia osservata in modo sostanziale e non solo rituale; e che il Parlamento, primo presidio della nostra democrazia possa e sappia elaborare, a conclusione dei suoi lavori, e con l\u2019apporto di tutta la rappresentanza popolare, regole costituzionali diverse e migliori per il futuro delle nostre istituzioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lezione della Scuola di Liberalismo di Roma &#8211; 6 novembre 1997 Il decimo anniversario della Commissione Bozzi cade proprio nei giorni in cui la Commissione D\u2019Alema \u2013 terza Commissione bicamerale della storia repubblicana ad occuparsi di riforme istituzionali, dopo quella presieduta dallo stesso Bozzi nell\u201984-85 e quella De Mita-Iotti della XI legislatura \u2013 approva il<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3788,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[131],"tags":[],"class_list":{"0":"post-3787","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-lezioni"},"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3787"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3787"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3787\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3789,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3787\/revisions\/3789"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3788"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3787"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3787"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3787"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}