{"id":3783,"date":"2018-11-20T15:17:20","date_gmt":"2018-11-20T15:17:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/?p=3783"},"modified":"2018-11-20T15:18:07","modified_gmt":"2018-11-20T15:18:07","slug":"franco-chiarenza-una-sfida-per-il-liberalismo-la-comunicazione-globale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/franco-chiarenza-una-sfida-per-il-liberalismo-la-comunicazione-globale\/","title":{"rendered":"FRANCO CHIARENZA &#8211; Una sfida per il liberalismo: la comunicazione globale"},"content":{"rendered":"<p><em>Lezione della Scuola di Liberalismo di Roma &#8211; 2 febbraio 2001<\/em><\/p>\n<p>Vinto, almeno nella sostanza, il confronto epocale tra il liberalismo e le ideologie totalitarie e totalizzanti del secolo scorso, ricondotte le divergenze politiche nell\u2019ambito di una comune accettazione del metodo liberal-democratico, nuovi problemi e nuove sfide si presentano per la concreta realizzazione di societ\u00e0 liberali nel XXI secolo. Nessuno infatti, almeno nell\u2019ambito delle societ\u00e0 occidentali industrializzate, mette pi\u00f9 in discussione il metodo democratico fondato sull\u2019alternanza al potere e sul riconoscimento delle libert\u00e0 fondamentali dei cittadini; non era cos\u00ec fino a ieri, quando, prima ancora dei contenuti, veniva messo in discussione proprio il metodo. Mi pare che questo capitolo sia chiuso, ma se ne aprano molti altri. Il liberalismo deve confrontarsi con tre grandi sfide, entro le quali tutte le altre si ricomprendono. La sfida dell\u2019economia e della finanza (possiamo definirla \u201csfida del mercato globale\u201d); la sfida della tutela dei diritti individuali vecchi e nuovi nell\u2019ambito di una comune ricerca e accettazione di valori condivisi (possiamo definirla \u201csfida dei diritti globali\u201d); la sfida della capacit\u00e0 di comunicare e informare affinch\u00e9 il momento della decisione consapevole torni nelle mani del popolo che dovrebbe esserne titolare (potremmo definirla \u201csfida della comunicazione globale\u201d).<\/p>\n<p>Le tre sfide sono naturalmente connesse tra loro, e ci\u00f2 che pi\u00f9 le collega \u00e8 proprio la comunicazione globale. Sono i nuovi strumenti di comunicazione che cambiano in modo sostanziale l\u2019economia e la finanza, sono sempre loro che trasmettono e rimbalzano modelli di comportamento e proposizione di valori da cui deriva la formulazione dei diritti e dei doveri di una comunit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019ultima generazione degli strumenti di comunicazione \u00e8 caratterizzata da una innovazione rivoluzionaria rispetto ad ogni altro mezzo di comunicazione che l\u2019ha preceduta: l\u2019interattivit\u00e0. Qualche studioso ritiene che si tratti della rivoluzione comunicativa pi\u00f9 importante dopo l\u2019invenzione della stampa. Questa rivoluzione si chiama internet.<\/p>\n<p>Prima di internet tutti i mezzi di comunicazione di massa, e quindi anche di informazione, erano caratterizzati dal passaggio di contenuti appositamente elaborati da un punto emittente a una pluralit\u00e0 pi\u00f9 o meno ampia di soggetti riceventi. La questione del loro controllo poneva \u2013 e pone tuttora \u2013 alcuni problemi alla concezione liberale della convivenza civile: problemi di concentrazioni proprietarie, di rapporti con la politica, in alcuni casi di censura sui contenuti. Una problematica che ha dato vita a un\u2019ampia letteratura e a dibattiti senza fine anche relative a questioni etiche non facilmente risolvibili in un\u2019ottica liberale. Ma non \u00e8 di questo che oggi parliamo.<\/p>\n<p>Per essere chiari: tutti i mezzi tradizionali di comunicazione hanno una stessa logica, cambia soltanto il tipo di pervasivit\u00e0 del messaggio. Ma i messaggi &#8211; lanciati con la carta stampata, con la radio, con la televisione e col cinema &#8211; partono tutti da un punto e vanno a finire a una pluralit\u00e0 di soggetti. \u00c8 una caratteristica costante che si ripete nelle trasmissioni vocali, di immagini, di stampa. \u00c8 chiaro dunque che chi controlla il punto di partenza ha in mano uno strumento formidabile di condizionamento della pubblica opinione. Questa constatazione ha aperto un dibattito a cui la cultura liberale non \u00e8 stata affatto estranea perch\u00e9 i liberali ritengono che prima di deliberare bisogna conoscere e per conoscere bisogna essere informati. Per questo la libert\u00e0 di informazione \u00e8 il presupposto stesso di un corretto esercizio della democrazia.<\/p>\n<p>Internet ha rappresentato un improvviso sconvolgimento di questo approccio, perch\u00e9 , contrariamente a tutti i mezzi tradizionali d\u2019informazione, invece di andare da un punto a molti fruitori, va da punto a punto. Si tratta di un sistema a rete in cui non vi \u00e8 alcuna centrale di partenza e dove non esiste un punto unico di origine del messaggio: tutti, potenzialmente, possono comunicare con tutti, come avviene per il telefono e la corrispondenza (da cui peraltro, in qualche misura, deriva). Ma mentre telefono e corrispondenza sono strumenti di comunicazione inter-personali senza la possibilit\u00e0 di trasformarsi in mezzi di comunicazione e di informazione di massa, internet ha questa capacit\u00e0. Esso infatti, almeno potenzialmente, consente di diffondere messaggi e informazioni saltando l\u2019intermediazione dei giornalisti e in generale dei comunicatori professionisti, di coloro cio\u00e8 che si incaricano di scegliere, selezionare, creare il prodotto da offrire al consumo di massa.<\/p>\n<p>In questo quadro gli altri mezzi di comunicazione possono sembrare superati o quanto meno destinati ad integrarsi con internet; in larga misura ci\u00f2 si verificher\u00e0 ma i tempi saranno lunghi e l\u2019esperienza dimostra che ogni nuovo mezzo di comunicazione non ha mai eliminato quelli precedenti, anche se li ha costretti a modificarsi in modo sostanziale. Quando arriv\u00f2 la televisione si disse che era la fine della radio; la radio non solo \u00e8 sopravvissuta, ma sta attraversando una nuova stagione di grande vitalit\u00e0, dopo essere passata attraverso trasformazioni radicali. Per il teatro nei confronti del cinema, e per il cinema nel confronti del piccolo schermo, possiamo fare un discorso analogo. Quelli che oggi \u2013 sull\u2019entusiasmo per internet &#8211; gi\u00e0 celebrano il funerale della televisione faranno bene a fermarsi un attimo: io non credo affatto che la televisione sar\u00e0 spazzata via. Credo piuttosto che il modo di fruire la televisione a cui siamo abituati \u00e8 destinato a cambiare moltissimo e la televisione stessa dovr\u00e0 trasformarsi in modo sostanziale se vorr\u00e0 superare l\u2019impatto che deriver\u00e0 dall\u2019uso generalizzato di internet.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 al momento attuale la diffusione di internet deve ancora fare i conti con problemi tecnici (che si risolveranno probabilmente soltanto con il passaggio dal cavo al satellite), economici, di difficolt\u00e0 di uso (soprattutto per le generazioni pi\u00f9 anziane) e di barriere linguistiche. Il numero di computer venduti e di collegamenti internet realizzati non deve trarre in inganno; nella maggioranza dei casi sono sottoutilizzati.<\/p>\n<p>Vi sono inoltre altri due ostacoli importanti: la disponibilit\u00e0 di tempo, ovviamente limitata per chi ha attivit\u00e0 di lavoro e interessi alternativi (per esempio sportivi o culturali) che non lasciano libere le quantit\u00e0 di tempo che occorrerebbero per sfruttare adeguatamente le potenzialit\u00e0 del mezzo. E l\u2019altro costituito dalla possibile esclusione di gran parte dell\u2019umanit\u00e0 dall\u2019uso del mezzo, determinando accanto ai tradizionali gap economici e geopolitici nuove differenze, anche all\u2019interno delle nazioni, tra chi \u00e8 dentro il sistema di comunicazione interattivo e chi, per le ragioni pi\u00f9 diverse, ne resta escluso. Questa \u00e8 una cosa di cui gli studiosi della comunicazione discutono molto: le nuove esclusioni, le nuove differenze che la diffusione di Internet pu\u00f2 comportare.<\/p>\n<p>Voi capite che, se alle differenze di carattere economico e culturale (pensate che una larga parte del mondo \u00e8 ancora analfabeta) aggiungiamo l\u2019\u201canalfabetismo elettronico\u201d (che pu\u00f2 abbracciare interi popoli, ma anche, all\u2019interno delle nazioni pi\u00f9 avanzate, quelli che entrano nel sistema e quelli che ne restano fuori), noi avremo un altro fattore di divisione dell\u2019umanit\u00e0. Il rischio di esclusione va dunque ad aggiungersi a quelli gi\u00e0 esistenti in un pianeta dove 1\/5 della popolazione consuma (in tutti i sensi: materiale, culturale, esistenziale) quanto gli altri 4\/5 messi insieme.<\/p>\n<p>Ma anche ammesso che l\u2019innovazione tecnologica e la globalizzazione economica riescano negli anni futuri a superare queste incongruenze, o comunque in qualche modo a controllarle, i liberali devono porsi alcuni interrogativi, non allo scopo di frenare la diffusione dell\u2019interattivit\u00e0 \u2013 perch\u00e9 questa, anzi, rappresenta una rivoluzione liberale per definizione \u2013 ma piuttosto per cercare di capire se dietro queste potenzialit\u00e0 si nascondano dei rischi, e quali.<\/p>\n<p>Il primo problema \u00e8 quello dell\u2019intermediazione nell\u2019informazione. Per le ragioni sopraddette appare evidente la necessit\u00e0 di una attivit\u00e0 di servizio che selezioni, elabori, dia i riferimenti necessari a chi vuole ricevere informazioni di ogni genere, dalle notizie di attualit\u00e0 all\u2019informazione specializzata agli approfondimenti mirati. La stampa e le agenzie si sono gi\u00e0 attivate in internet per non perdere la propria tradizionale funzione, i motori di ricerca vanno specializzandosi sempre pi\u00f9. Ma appare chiaro che nuove strutture di intermediazione si svilupperanno cercando di interpretare la domanda remunerandosi attraverso abbonamenti e accessi a pagamento. L\u2019interazione con le televisioni specializzate (vedi CNN) e il satellite consentir\u00e0 soluzioni sempre pi\u00f9 innovative.<\/p>\n<p>Per come la situazione si presenta adesso e finch\u00e9 le nuove forme di intermediazione si fonderanno sull\u2019incontro tra domanda e offerta non si ravvisano pericoli di condizionamento e di manipolazione; anzi, data la possibilit\u00e0 di accedere facilmente a una pluralit\u00e0 di fonti, queste strutture offriranno maggiori garanzie di libert\u00e0 di quelle tradizionali. Il rischio \u00e8 rappresentato dalla possibilit\u00e0 \u2013 anche se tecnicamente ancora dubbia \u2013 che lo Stato intervenga per la pretesa di tutelare le fasce deboli della societ\u00e0, per esempio i minori. Ci\u00f2 aprirebbe la strada a forme pi\u00f9 o meno insidiose di censura, in netto contrasto con la nostra visione liberale.<\/p>\n<p>Per i liberali i reati si puniscono dopo essere stati commessi e non \u00e8 lecito prevenirli con misure limitative della libert\u00e0 personale. I controlli preventivi si sa dove cominciano, non si sa mai dove vanno a finire. \u00c8 questa la posizione della Corte Suprema degli USA pi\u00f9 volte ribadita in base al primo emendamento, anche in casi eticamente difficili, ma spesso non \u00e8 questa l\u2019opinione di ambienti soprattutto cattolici ma anche laici conservatori su questa delicata materia.<\/p>\n<p>Certo un problema di tutela dei minori esiste, anche perch\u00e9 internet rappresenter\u00e0 in futuro uno strumento di studio, di comunicazione (e-mail), di approfondimento ed insieme di svago e di divertimento; a differenza dei progenitori stampati, televisivi e cinematografici, il computer \u00e8 indivisibile nelle sue diverse funzioni. Ho letto che si stanno mettendo a punto soluzioni tecnologiche che potrebbero aiutare a risolvere questi problemi ma l\u2019esperienza insegna che a ogni rimedio seguono nuovi modi di aggiramento in un inseguimento inutile e pericoloso che rischia di trasformare, per non sbagliare, tutta l\u2019utenza in una immensa platea di minorenni, come sta gi\u00e0 avvenendo per la televisione generalista. La soluzione del problema sta probabilmente altrove: non nel tenere lontani i bambini dal mare ma nell\u2019insegnare loro per tempo a nuotare.<\/p>\n<p>Un secondo problema riguarda la tutela della riservatezza personale; attraverso internet si stanno costituendo immense banche dati che sostituiscono la tradizionale documentazione cartacea ma che, a differenza di essa, consentono un accesso pi\u00f9 facile e un coordinamento dei dati personali che mettono l\u2019individuo alla merc\u00e9 di chi li conosce. Ci\u00f2 comporta \u2013 come \u00e8 ovvio \u2013 conseguenze gravissime se non si attuano sistemi di protezione rigorosi che tutelino le informazioni personali. La raccolta dei dati inoltre spesso avviene senza che gli interessati ne siano consapevoli attraverso il semplice accesso ad internet. Intendiamoci: la raccolta di archivi e dati personali \u00e8 sempre esistita e sempre ha rappresentato da una parte uno strumento indispensabile di amministrazione (per esempio polizia, sanit\u00e0, fisco, ecc.) e dall\u2019altra un rischio di abusi da parte dei loro gestori; ma internet ha reso la questione pi\u00f9 grave per le possibilit\u00e0 di interconnessione e per la difficolt\u00e0 di identificarne i responsabili.<\/p>\n<p>Un altro problema riguarda gli assetti politici costituzionali disegnati dai liberali due secoli fa e rimasti sostanzialmente invariati, fondati sul principio di rappresentanza. Ritenere che il giorno in cui tutti avranno il computer sul loro tavolo e avranno imparato a utilizzarlo non lo useranno anche per interloquire con il potere politico sarebbe davvero ingenuo; gi\u00e0 adesso il fenomeno sta manifestandosi in misura crescente. Ma la questione va oltre: internet consente, almeno in teoria, non soltanto di comunicare col mondo politico, ma anche di esercitare direttamente la funzione elettorale e quindi una forma di controllo permanente sul potere politico (\u00e8 la questione che gli americani chiamano \u201cdemocrazia elettronica\u201d).<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 di ogni retorica sul villaggio globale e sul ritorno all\u2019ideale greco dell\u2019agor\u00e0, la questione si pone in termini di cambiamento, anche radicale, del sistema di rappresentanza basato oggi sul mandato generale senza delega vincolante. La diffusione dei referendum, l\u2019importanza crescente dei sondaggi gi\u00e0 rappresentano un\u2019anticipazione di quanto potr\u00e0 avvenire. Anche in questo caso non c\u2019\u00e8 da scandalizzarsi, la trasformazione pu\u00f2 essere benefica. Quello che bisogna capire \u00e8 come si organizzer\u00e0 la raccolta del consenso, quale sar\u00e0 il futuro di partiti o di altre strutture di intermediazione sottoposte al controllo continuo dei gruppi di interesse di base, a loro volta intercambiabili con modalit\u00e0 trasversali, a seconda dei temi in discussione. I partiti tradizionali con le loro strutture rigide, le loro militanze di appartenenza ideologica appaiono certamente superati; ma cosa prender\u00e0 il loro posto e cosa garantir\u00e0 che le emozioni non prendano il sopravvento sulla riflessione determinando una legislazione e un\u2019attivit\u00e0 politico-amministrativa schizofreniche, pi\u00f9 di quanto gi\u00e0 esse non siano?<\/p>\n<p>Tornano di attualit\u00e0 in questo contesto le differenze tra democrazia e liberalismo. I nuovi mezzi di comunicazione globale rappresentano certamente potenti strumenti di democrazia diretta, ma devono esistere ed essere riconosciuti quei diritti inalienabili impermeabili al cangiante mutare delle maggioranze e alle pressioni che la comunicazione stessa diffonde senza possibilit\u00e0 di adeguati controlli. E cos\u00ec il cerchio tra politica, economia e diritti si chiude nel grande gioco della comunicazione globale dove tutto si risolve. Senza mai dimenticare che la comunicazione \u00e8 uno strumento: utile o dannoso dipende da come si usa.<\/p>\n<p>I liberali sanno che la conoscenza, e quindi l\u2019informazione che transita attraverso la comunicazione, \u00e8 presupposto ineludibile per un corretto esercizio dei diritti democratici. Quanto pi\u00f9 si allargano le possibilit\u00e0 di comunicazione tanto pi\u00f9 i liberali sono contenti; a condizione per\u00f2 che esse non contraddicano il principio di responsabilit\u00e0 che del liberalismo rappresenta un cardine fondamentale. Ecco perch\u00e9 di fronte alle nuove forme di comunicazione globale c\u2019\u00e8 la consapevolezza che su questo terreno si gioca la sfida decisiva per riuscire a perpetuare i principi del liberalismo nel nuovo secolo. Il mio atteggiamento \u00e8 di fiducia, in qualche momento di entusiasmo, ma anche di attenzione e di riflessione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lezione della Scuola di Liberalismo di Roma &#8211; 2 febbraio 2001 Vinto, almeno nella sostanza, il confronto epocale tra il liberalismo e le ideologie totalitarie e totalizzanti del secolo scorso, ricondotte le divergenze politiche nell\u2019ambito di una comune accettazione del metodo liberal-democratico, nuovi problemi e nuove sfide si presentano per la concreta realizzazione di societ\u00e0<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3784,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[131],"tags":[],"class_list":{"0":"post-3783","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-lezioni"},"amp_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3783"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3783"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3783\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3785,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3783\/revisions\/3785"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3784"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3783"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3783"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3783"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}