{"id":3779,"date":"2018-11-20T15:14:37","date_gmt":"2018-11-20T15:14:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/?p=3779"},"modified":"2018-11-20T15:18:14","modified_gmt":"2018-11-20T15:18:14","slug":"camillo-dejak-il-liberalismo-occidentale-e-lo-scontro-delle-civilta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/camillo-dejak-il-liberalismo-occidentale-e-lo-scontro-delle-civilta\/","title":{"rendered":"CAMILLO DEJAK &#8211; Il liberalismo occidentale e lo scontro delle civilt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><em>Lezione della Scuola di Liberalismo di Roma &#8211; 7 aprile 2003<\/em><\/p>\n<p>Quando accettai di impegnarmi per questa lezione non pensavo certamente di doverla svolgere in piena guerra guerreggiata sui margini tra due civilt\u00e0. Tantomeno potevo immaginarlo quando trovai, diversi anni fa, a Londra il libro di Samuel Huntington \u201cThe clash of civilizations\u201d scritto ben prima dell\u201911 settembre. Cercavo allora qualcosa che confutasse la tanto utilizzata frase \u201cfine delle ideologie\u201d ed addirittura \u201cfine della storia\u201d di Francis Fukujama. Anche se tali affermazioni erano dovute ad una sopravvalutazione del prevalere del nostro mondo su quello autoproclamatosi \u201cdel socialismo reale\u201d, esse mi infastidivano. Io, che fin da decenni mi ero battuto per l\u2019ideologia liberale, non ritenevo affatto che questa stessa fosse pi\u00f9 che un\u2019ideologia e ,quindi, giustamente pensavo che bisognava continuare a sostenerla non contro il vecchio avversario, che concordavo essere ormai fuori gioco, ma in confronto ad altri modi di pensare ed agire. La caduta del comunismo non implicava affatto la caduta di tutte le ideologie tanto che lo stesso Fukujama \u00e8 poi tornato indietro nelle sue affermazioni.<\/p>\n<p>A questo interesse per il libro di Huntington mi porta quel \u201cpessimismo attivo\u201d, suggeritomi proprio da Valerio Zanone, e che, con l\u2019andare dell\u2019et\u00e0, si sta sostituendo al mio innato ottimismo, per\u00f2 duro a morire. Io quindi credo nella possibilit\u00e0 di un generalizzato e reale progresso politico, sociale ed economico. Ritengo per\u00f2 che la politica vada avanti, non progredisca ma prosegua, magari per cicli, e richieda perci\u00f2 ancora sempre l\u2019impegno dei liberali. L\u2019unica fiducia di un progresso vero mi rimane solo nella scienza, alla quale sono soddisfatto di aver comunque dedicato la maggior parte della mia vita.<\/p>\n<p>Teorie politiche Tornando alla politica ed alle teorie politiche vorrei innanzitutto dire &#8220;no&#8221; a Francis Fukuyama perch\u00e9 la sua teoria di un mondo che, con la caduta del comunismo, sarebbe diventato un mondo con un&#8217;unica cultura, \u00e8 scoppiata. Abbiamo quindi bisogno di avere delle teorie alternative. Le teorie alternative che cosa devono fare? Una teoria socio-politica deve in primo luogo dare la possibilit\u00e0 di ordinare e generalizzare. In secondo luogo deve cercare di capire qual \u00e8 la relazione tra causa ed effetto. In terzo luogo cercare di discernere quelle che sono le cose pi\u00f9 importanti da quelle meno importanti e ci\u00f2 a sua volta comporta la necessit\u00e0 di fare delle previsioni in base agli eventi giudicati pi\u00f9 importanti.<\/p>\n<p>Rispetto alla teoria della cultura vincente c\u2019erano tre diverse impostazioni teoriche alternative. La prima \u00e8 quella dei due mondi: noi Occidente e gli altri non-Occidente. E\u2019 una teoria che non convince per nulla, superata perch\u00e9 ritiene che in qualche modo l\u2019Occidente sia dominante e gli altri in qualche modo resistenti, renitenti al progresso portato avanti dall\u2019Occidente. Anche se qualcosa di questa teoria si vede ancora nei fatti politici odierni, non \u00e8 certamente una teoria che pu\u00f2 essere accettata come spiegazione esaustiva in quanto enfatizza il contrasto tra Occidente ed Oriente, preso nel suo globale, tralasciando quello tra Nord e Sud, che forse \u00e8 pi\u00f9 importante.<\/p>\n<p>La seconda impostazione teorica, che ha dominato la pratica politica, \u00e8 quella degli Stati Nazionali. Gli stati nazionali sono ormai quasi 200, Fukujama ne contava 184. Anche se le Nazioni Unite ragionano ancora dell\u2019intangibilit\u00e0 dello Stato nazionale, ma questa \u00e8 ormai superata dai fatti ed in realt\u00e0 da tempo non esiste pi\u00f9 l\u2019intoccabilit\u00e0 del concetto di Stato nazionale. Si sono verificate sempre pi\u00f9 spesso ingerenze, dalla Jugoslavia all\u2019Iraq, Timor Est e tante altre. Quindi l\u2019intangibilit\u00e0 dello stato esiste solo nelle menti di pochi uomini che ancora ci credono e forse di qualche funzionario delle Nazioni Unite. Anche la devoluzione ormai \u00e8 un fatto che l\u2019Occidente ha trasmesso a tutte le altre civilt\u00e0, per cui noi vediamo che lo Stato Nazionale perde potere, per conferirlo ad altre entit\u00e0 minori quali regioni, l\u00e4nder, province e comuni. In questo ambito rientra anche tutto il problema della penetrabilit\u00e0 delle frontiere. Le frontiere da un lato non hanno pi\u00f9 la funzione che avevano all\u2019inizio del secolo scorso come spartiacque di civilt\u00e0, dall&#8217;altro sono ormai un colabrodo rispetto alle immigrazioni di massa. Inoltre anche sul piano della circolazione delle idee l\u2019informatizzazione comporta un\u2019assoluta permeabilit\u00e0 delle frontiere e nessuno riesce pi\u00f9 a dominare questo mezzo di libert\u00e0 che \u00e8 internet, neppure nei casi estremi di idee anche sballatissime, quale la pedofilia. Internet diventa cos\u00ec un\u2019espressione di libert\u00e0, che dovrebbe rendere accesibili tutte le idee a tutti gli uomini. Il problema quindi \u00e8 complessivo: informatico, economico e di immigrazione.<\/p>\n<p>La terza teoria alternativa \u00e8 quella del caos generale. Il caos generale \u00e8 una teoria, che forse ha molti punti a suo favore, ma da sola mi sembra che non funzioni. Non funziona in primo luogo perch\u00e9 non tutto \u00e8 caotico ed elementi di ordine ci sono sempre, in secondo luogo perch\u00e9, anche se presa come teoria, non \u00e8 capace di produrre previsioni, non \u00e8 capace di interpretare relazioni causa-effetto n\u00e9 di darci una guida di comportamento. D\u2019altra parte come caos nella matematica noi abbiamo coniato ormai da pi\u00f9 decenni l\u2019espressione caos-deterministico. E\u2019 qualcosa di diverso da caos semplicistico: si \u00e8 cercato di capire come certi fenomeni caotici provengano da equazioni differenziali semplicissime. Da un\u2019oscillazione del tutto normale, si passa in modo repentino ad un andamento di tipo caotico per poi tornare ad una situazione simile a quella iniziale, magari con due o tre frequenze sovrapposte, ma sempre una situazione di relativa normalit\u00e0. Il problema della teoria del caos quindi non \u00e8 pi\u00f9 nemmeno un cos\u00ec univoco fondamento di non causalit\u00e0 in quella che \u00e8 la scienza delle scienze, ossia la matematica.<\/p>\n<p>Civilt\u00e0 come concetto interpretativo Allora proviamo a cercare una teorizzazione diversa. Il fatto che delle civilt\u00e0 possano essere determinanti in quella che \u00e8 l\u2019evoluzione del mondo in questo secolo, \u00e8 qualcosa di plausibile. Pu\u00f2 essere anche non sempre del tutto vero, pu\u00f2 essere un\u2019interpretazione che non si dimostra veramente efficiente per ogni evento geopolitica, per\u00f2 \u00e8 un\u2019interpretazione possibile, che ha il suo modo logico di trarre determinati effetti da determinate cause. Ha previsto certe cose, che sono avvenute ultimamente, e quindi \u00e8 qualcosa che vale la pena studiare.<\/p>\n<p>Cosa sono le civilt\u00e0? Prima di tutto non si tratta di civilt\u00e0 al singolare ma al plurale. Esistono civilt\u00e0 che si susseguono nella storia e nella geografia. Secondariamente era sorto in Germania, in un certo periodo post-spengleriano, si avrebbe voluto dividere tra civilt\u00e0 e cultura o civilt\u00e0 e civilizzazione, dove civilt\u00e0 era qualcosa di pi\u00f9 materializzato e cultura qualcosa di pi\u00f9 idealizzato. Per\u00f2 anche questa scuola di pensiero ha mostrato molti difetti e quindi in qualche modo \u00e8 stata abbandonata. Cosa \u00e8 \u201ccivilt\u00e0\u201d allora? E\u2019 qualcosa di condiviso. Atene e Sparta quando dovevano combattere contro i persiani dovettero superare la loro tradizionale rivalit\u00e0 per preservare proprio la loro stessa civilt\u00e0. Questa civilt\u00e0 quindi \u00e8 sangue, \u00e8 lingua, \u00e8 religione, \u00e8 modo di vivere ben al di sopra di contese locali. Oggi noi possiamo dire, fuori da questi miti antichi dell\u2019arcaica Grecia che la civilt\u00e0 \u00e8 il pi\u00f9 ampio \u201cnoi\u201d nel quale ci piacerebbe vivere. Pu\u00f2 essere un modo di definire pragmaticamente il concetto di civilt\u00e0 che, dev\u2019essere chiaro, non \u00e8 qualcosa di politico in senso stretto ma invece pure di culturale. Una civilt\u00e0 per\u00f2 non sta ferma, una civilt\u00e0 si modifica, una civilt\u00e0 diventa sempre pi\u00f9 moderna, ma ha un filo conduttore secondo il quale si modifica. E allora conseguono due domande. Primo, perch\u00e9 il liberalismo \u00e8 nato proprio nella civilt\u00e0 occidentale? Secondo, perch\u00e9 la civilt\u00e0 occidentale, che nel medioevo era poca cosa di fronte alla civilt\u00e0 islamica o sinica, \u00e8 riuscita in pochi secoli a prendere il sopravvento e a diventare una delle civilt\u00e0 oggi dominanti e pi\u00f9 capaci di affrontare la vita moderna?<\/p>\n<p>Secondo me sono due aspetti connessi. Io non sono religioso, sono laico, ma questo non mi fa trascurare il fatto che le religioni incidono in modo importante anche nel mondo moderno. Infatti le religioni sono in grado di ritualizzare certi modelli di comportamento. Ritualizzarli in modo che la gente comune li capisca mentre non credo che noi laici siamo in grado di farlo in modo altrettanto efficace. Io, nella mia esperienza personale di ambientalista della prima ora, ne ho avuto una conferma avendo condotto varie battaglie in questo campo ed essendomi reso conto che le questioni ambientali, invece di creare una rito positivo, sono diventate campo di battaglia per i pi\u00f9 vari demagoghi su problemi spesso inutili da loro scelti perch\u00e9 di effetto e forieri di consensi.<\/p>\n<p>La civilt\u00e0 occidentale \u00e8 senz\u2019altro una civilt\u00e0 cristiana. In che cosa pu\u00f2 questo determinare un vantaggio nella corsa con le altre civilt\u00e0? Naturalmente il vantaggio della ritualizzazione si riscontra in tempi lunghi, non pu\u00f2 avere un effetto immediato. Leggendo libri di autori come Bernard Lewis, emergono vari punti che possono aiutarci in questa ricerca. Ed allora svisceriamo un momento questi punti, queste motivazioni, religiose e non, che diversificano la nostra civilt\u00e0 occidentale da quelle delle altre in genere. In primo luogo l\u2019indipendenza da Stato e Chiesa, poi il maschilismo molto attenuato rispetto ad altre civilt\u00e0 ed infine l\u2019espansione possibile solo via mare. Quest\u2019ultima, avvenuta senza traumi nella prima et\u00e0 cristiana verso la Grecia e Roma, \u00e8 la meno legata alla tradizione religiosa, anche se i primi discepoli di Cristo furono proprio pescatori, ed quindi abituati alle vie d\u2019acqua, che hanno determinato i loro viaggi con l&#8217;incontro tra la tradizione biblica, la filosofia greca ed il realismo romano. Pi\u00f9 importante \u00e8 per\u00f2 il fatto che la civilt\u00e0 occidentale si svilupp\u00f2 in Europa, dove una continua pressione dell\u2019Asia, dopo l\u2019argine ad oriente costituito dalla costruzione della grande muraglia cinese, impediva ogni espansione continentale verso Est.<\/p>\n<p>Abbiamo per\u00f2 avuto tentativi come le sfortunate crociate, foriere per\u00f2 di acquisizioni culturali ed artistiche dell\u2019Islam, ma ci siamo attrezzati, dopo la riconquista iberica, a una navigazione sempre pi\u00f9 ardita e lo stabilimento conseguente di colonie in Africa prima e nelle Americhe poi. I coloni, all\u2019inizio crudeli e prepotenti conquistadores, ben presto furono una valvola di sfogo per tutti gli eretici impediti dalla conservazione ad essere innovatori in madrepatria. Non \u00e8 un caso se la prima rivoluzione liberale si deve proprio ai coloni americani. Ma ancora oggi nei liberali inglesi, che dal 1928 non hanno pi\u00f9 governato in Inghilterra, sopravvive quell\u2019indomita convinzione (formatasi nel diritto all\u2019eccentricit\u00e0 dell\u2019inglese in India), che un pensiero forte, anche se minoritario, ha il dovere e le capacit\u00e0 di resistere alle pressioni apparentemente insuperabili delle ideologie dominanti.<\/p>\n<p>La seconda motivazione \u00e8 legata ad un\u2019altra minoranza, che in realt\u00e0 minoranza non \u00e8 ma viene costretta ad esserlo: quella femminile. A differenza dei fondatori delle altre religioni moderne il Cristo non \u00e8 solo profeta ma figlio unigenito di Dio, nella cui biografia la figura paterna \u00e8 pressoch\u00e8 inesistente. Questo lo esonera da una educazione paterna e mette in primo piano la figura materna: la possibilit\u00e0 di produrre immagini sacre inoltre \u00e8 stata in grado di amplificare tale preminenza nell\u2019arte medioevale con opere aventi ad oggetto la venerazione di una donna, Maria, in tutti i vari momenti che vanno dall\u2019annunciazione alla Vergine alla Mater Dolorosa. Certamente per\u00f2 anche da un lato l\u2019eredit\u00e0 della cultura greco-romana e dall\u2019altro nel millennio successivo nelle lunghe assenze dei navigatori, costretti a creare un alone di intoccabilit\u00e0 attorno alle loro mogli non \u00e8 estraneo dal formarsi della mentalit\u00e0 cavalleresca: tutto questo forse pu\u00f2 spiegare l\u2019importanza di questa attenuazione in Europa dell\u2019universalmente dominante maschilismo nella storia della civilt\u00e0 sul nostro pianeta. Ma perch\u00e9 tale fattore assume tanta importanza nello sviluppo di una civilt\u00e0? I genetisti ci insegnano che la trasmissione dei valori inizia gi\u00e0 fin dalla prima infanzia, quando \u00e8 proprio la figura materna ad essere fondamentale per la formazione dell\u2019individuo. Una civilt\u00e0, nella quale la donna non \u00e8 partecipe attiva dei suoi modelli di comportamento e delle proprie sorgenti culturali, lentamente nei secoli si inaridisce e degrada: questo \u00e8 stato il destino di civilt\u00e0 pur floride, e pi\u00f9 della nostra, per tempi non brevi. D\u2019altra parte anche i valori di tolleranza e rispetto delle idee non dominanti sono pi\u00f9 consone in natura a chi \u00e8 principalmente destinato alla procreazione, che a chi aggressivamente deve difendere la specie. Quindi idee liberali forse emergono pi\u00f9 facilmente dove la donna \u00e8 pi\u00f9 preminente nella trasmissione culturale.<\/p>\n<p>Ma la pi\u00f9 importante causa dell\u2019accelerata evoluzione della nostra civilt\u00e0 occidentale, e con essa del liberalismo, \u00e8 certamente la separazione tra Stato e Chiesa. Contrariamente alle altre civilt\u00e0 dove religione e potere procedevano simultaneamente, il cristianesimo si basa sulle parole \u201cDate a Cesare quel che \u00e8 di Cesare ed a Dio quel che \u00e8 di Dio\u201d, le quali sono parole rivoluzionarie, caratterizzanti di tutti i vangeli, anche se qualche volta il Pontefice se lo dimentica. Ma questo \u00e8 solo il punto di partenza: su tre lunghi secoli, i primi e pi\u00f9 importanti per la formazione della prassi e dottrina, i cristiani sono stati perseguitati dalla Stato e dovettero affermarsi contro di esso. Ma anche quando si imposero nell\u2019impero, questo ormai era avviato alla scissione, con il potere a Bisanzio e la Chiesa a Roma, ed alla decadenza. Le varie ondate di Goti, Longobardi e Franchi, ecc., dovettero essere ad una ad una convertite, non con la forza, ma con la persuasione. Non mancano momenti in senso contrario come Canossa, l\u2019Inquisizione e la controriforma, ma generavano essi stessi a loro volta il rinascimento, la riforma ed il secolo dei lumi.<\/p>\n<p>Scienza e civilt\u00e0 Nel succedersi della storia, mi appare un solo progresso costante: quello della scienza. Ogni religione al suo inizio \u00e8 in piena risonanza con le conoscenze scientifiche, anzi se ne avvale per superare superstizioni preesistenti. Per\u00f2 con l\u2019andare dei secoli tali conoscenze, codificate nei sacri testi, diventano obsolete e le nuove acquisizioni sembrano in contraddizione con la dottrina e possono venir giudicate eretiche. Questo si \u00e8 verificato soprattutto quando il progresso scientifico \u00e8 stato accelerato e quindi meno assimilabile in dottrine religiose di lenta evoluzione. Un tale evento si \u00e8 infatti verificato con un incontro di esperienze di diverse civilt\u00e0, come avvenne all\u2019inizio del Rinascimento tra scienza araba, gi\u00e0 erede di quella indiana e cinese, ed occidentale, potenziata dagli studiosi reduci dalla caduta di Bisanzio, che era a sua volta erede della tradizione ellenistica e quindi anche egiziana. Perci\u00f2 almeno in questi casi quanto meno le religioni sono influenti, tanto pi\u00f9 la scienza pu\u00f2 progredire. Con questo pu\u00f2 spiegarsi il sorpasso della scienza nordica su quella mediterranea, soprattutto in Spagna e nell\u2019Italia del processo a Galileo Galilei; ma soprattutto di ambedue rispetto a quella islamica e sinica, dove la separazione tra potere statale e religioso, non sta alla base della tradizione di quelle civilt\u00e0 come fu per quella cristiana.<\/p>\n<p>Noi abbiamo nel Rinascimento un\u2019accelerazione fortissima dell\u2019avanzamento delle scienze e soprattutto della scienza primordiale che \u00e8 l\u2019astronomia da cui nasce la matematica, la trigonometria sferica e la produzione preindustriale di astrolabi. L\u2019astronomia ha determinato attacchi contro tutti i sacri testi, la Bibbia da un lato e il Corano dall\u2019altro. Tuttavia l\u2019 \u201dEppur si muove\u201d \u00e8 qualcosa che la nostra civilt\u00e0 ha potuto sopportare. Non l\u2019ha potuto accettare invece la civilt\u00e0 coranica. Il nostro mondo \u00e8 cio\u00e8 riuscito con i compromessi a far proseguire il cammino della scienza mentre in altre civilt\u00e0 esso veniva spesso fermato.<\/p>\n<p>Due soli esempi. Il primo riguarda la scoperta della circolazione del sangue, che viene in genere accreditata all\u2019inglese William Harvey ed ai suoi scritti del 1628, che ben presto si diffuse in tutta la scienza medica occidentale. Ma tale scoperta fu preceduta da quanto pubblicato nel 1553 dallo spagnolo Miguel Serveto il quale il 16 ottobre dello stesso anno fu condannato al rogo per non aver voluto rinnegare la sua teoria. Queste per\u00f2 furono anticipate, con particolari sorprendentemente simili, dal grande medico di Damasco Ibn al Nafis (1213-1288), di cui tratta anche una recente mostra a Bolzano sulla scienza araba. Egli approfond\u00ec gli studi del \u201cCanone\u201d del noto scienziato uzbeko Ibn Sina, chiamato anche Avicenna (981-1037), e di Ibn Rushd di Cordova, da noi conosciuto come Averro\u00e9 (1128-1198). Nonostante che questa scienza medica fu frutto di secoli di ricerca medica araba e che Ibn al Nafis don\u00f2 tutta la sua biblioteca a quella dell\u2019Ospedale del Cairo, la sua opera non ebbe pi\u00f9 seguito nel mondo islamico, ma per\u00f2 ebbe una traduzione latina di Andrea Alpago (morto nel 1520) nota per l\u2019appunto a Serveto, che sembra se ne serv\u00ec per i suoi studi sopramenzionati.<\/p>\n<p>Il secondo esempio riguarda invece l\u2019astronomia: nel 1557 a Galata in Istanbul fu costruito un osservatorio di grande importanza, sia per la strumentazione che per il personale specializzato, su iniziativa di Tagi al Din (1526-1585), che persuase a tale iniziativa il nuovo e giovane sultano Nurad III. Il successore di questi, lo fece per\u00f2 radere al suolo su istigazione dello Chief Mufti, preoccupato per le ricadute sulla teologia musulmana dalle scoperte astronomiche. Ben diversa sorte ebbe invece l\u2019omologo osservatorio del danese Tycho Brahe, contemporaneo di Tagi al Din, che anzi apr\u00ec la strada a vasti nuovi sviluppi della scienza astronomica occidentale, che, con le sue leggi cosmologiche, apr\u00ec la strada alla fisica rinascimentale e quindi alla chimica, geologia e alla biologia.<\/p>\n<p>Questi sono tutti fatti che dimostrano come una certa separazione tra religione e stato ha fatto s\u00ec che il progresso della scienza potesse andare avanti. Ci sono poi tante altre conseguenze che discendono dalla separazione tra Stato e Chiesa, come ad esempio il concetto di sovranit\u00e0 della legge, di origine romana, che ha potuto continuare ad esistere proprio per questa separatezza. Le stesse diversit\u00e0 linguistiche sono seguite al fatto che le leggi erano scritte in volgare, mentre la religione andava avanti col latino. Notiamo infine come da questa separazione tra Stato e Chiesa, che ha permesso all\u2019Occidente di emergere, il liberalismo abbia trovato il terreno fertile per affermarsi nell\u2019Occidente stesso e non altrove.<\/p>\n<p>Lo scontro delle civilt\u00e0: Le principali civilt\u00e0 che dobbiamo prendere in considerazione rispetto alla questione dello scontro di civilt\u00e0, sono le cinque principali civilt\u00e0 euroasiatiche. Abbiamo quindi la civilt\u00e0 occidentale, la civilt\u00e0 islamica e la civilt\u00e0 sinica, ma, pur non essendo cos\u00ec estese, anche India e Giappone hanno una loro lunga tradizione per la quale possono considerarsi civilt\u00e0 indipendenti. Dobbiamo aggiungere poi le civilt\u00e0 come quella ortodossa, che proviene dal ramo bizantino di Roma ed ha delle radici ben diverse del cristianesimo sia cattolico che protestante. Dobbiamo infine anche tener conto della civilt\u00e0 ispano americana che dal Messico si estende a tutto il Sudamerica e che ha qualcosa di diverso rispetto a quella occidentale, come dimostrano attualmente pure certe difficolt\u00e0 nella NAFTA tra Stati Uniti e Canada da un lato e Messico dall\u2019altro. Ultima, ma non meno importante, \u00e8 la civilt\u00e0 africana, che non pu\u00f2 crtamente essere trascurata da un attento osservatore. La nostra specie \u00e8 nata in Africa e questo non pu\u00f2 essere dimenticato. Quando i portoghesi costruivano castelli nel SudOvest africano sussistevano gi\u00e0 grandi civilt\u00e0 autoctone, ed anche precedentemente vi erano state civilt\u00e0 che avevano avuto relazioni con la stessa Cartagine attraverso il deserto sahariano. Ai tempi di Cartagine l\u2019Africa aveva quindi una sua propria civilt\u00e0,gi\u00e0 in contatto con l\u2019occidente, rispetto alla quale l\u2019Islam ha successivamente messo una barriera in quanto pi\u00f9 attrezzato ad attraversare il deserto con carovane periodiche, che vi hanno portato l\u2019Islam. Gli stati dell\u2019Occidente africano sono infatti islamizzati solo al nord, mentre il sud rimane una civilt\u00e0 autoctona ma abbastanza deperita e quando i navigatori occidentali sono arrivati in quelle regioni purtroppo era tardi per rivitalizzare quelle civilt\u00e0: n\u00e9, d\u2019altra parte, questo era un loro obiettivo. Analogamente non lo \u00e8 stato in Sudamerica con la civilt\u00e0 andina e quella azteca. Esistono inoltre le civilt\u00e0 antiche: mesopotamica, egiziana, cretese, classica, bizantina, andina e centroamericana che sono estinte, ma che ai fini storici dobbiamo considerare perch\u00e9 vi sono dei valori che hanno trasmesso ai posteri.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 il futuro delle civilt\u00e0 attuali? Qui bisogna considerare il declino dell\u2019Occidente od almeno di parte di esso. Declino che purtroppo esiste e si sta chiaramente verificando: due guerre europee hanno infatti lasciato un\u2019eredit\u00e0 molto triste al nostro continente e non possono rimanere senza conseguenze. Noi avevamo due centri nella nostra civilt\u00e0. Un centro europeo e un centro nordamericano. Quindi la nostra civilt\u00e0 vive anche dell\u2019eredit\u00e0 dei relativi paesi, di cui i secondi non hanno quasi risentito delle guerre intestine che hanno afflitto l\u2019Europa. Questo declino che si vede rispetto alle risorse economiche, militari, istituzionali, demografiche, sociali e sociopolitiche. A proposito di quelle demografiche sulla copertina di un numero di questa primavera dell\u2019Economist c\u2019era da un lato una donna americana incinta e dall\u2019altro un vecchio europeo ben nutrito: all\u2019interno erano analizzate invece tutte le statistiche sull\u2019invecchiamento dell\u2019Europa e sul diverso andamento demografico in America. Quindi questo declinare non \u00e8 certamente pi\u00f9 un mistero.<\/p>\n<p>Analogamente c\u2019\u00e8 in tutto il mondo un ritorno ed un rafforzamento delle religioni ossia di quello che \u00e8 il cuore delle civilt\u00e0. Forse \u00e8 difficile a spiegarsi, ma questa \u00e8 una caratteristica non solo delle altre civilt\u00e0, ma anche della nostra. Perch\u00e9 questo? Ovviamente una crescita forse troppo rapida della scienza e di tutti i fattori connessi, come le tecnologie, e soprattutto quelle informatiche, comportano una certa alienazione nei giovani. Quello che vediamo oggi pu\u00f2 essere un progresso esaltante per chi lo capisce o ne capisce almeno una parte sufficiente. Per chi non lo comprende e quindi ne pare escluso \u00e8 alienante e quindi quale rimedio cerca? Ricerca le sue radici, locali, religiose, di folklore o peggio di superstzione. In tutto questo c\u2019\u00e8 un ritorno all\u2019antico che nell\u2019Occidente pu\u00f2 essere interessante, ma che pu\u00f2 essere determinante per le societ\u00e0 non occidentali le quali accedono ad una modernizzazione, che li porta s\u00ec ad arricchirsi, ad avere pi\u00f9 potere e maggiori capacit\u00e0 militari ed economiche, maquesto potere possono anche fare un uso distorto.<\/p>\n<p>Modernizzazione e occidentalizzazione sono due aspetti diversi di un processo che si pu\u00f2 presentare in forme diverse per cui si assiste a situazioni in cui va avanti una sola delle due e ad altre in cui vi \u00e8 uno sviluppo contemporaneo delle due come ad esempio fu e rimane nella Turchia di Kemal Atat\u00fcrk. Oppure prima salgono fortemente sia la modernizzazione che l\u2019occidentalizzazione, ma poi il fenomeno cambia per i motivi gi\u00e0 detti, l\u2019occidentalizzazione diminuisce e c\u2019\u00e8 un ritorno alla civilt\u00e0 indigena mentre la modernizzazione continua ad avanzare. Questo avviene ad esempio per l\u2019estremo Oriente dove ci sono le 4 tigri Taiwan, Singapore, Korea e Hong Kong che sempre pi\u00f9 si rivolgono verso la Cina (le infezioni di SARS sono per questo forse pi\u00f9 eloquenti dei dati ufficiali). Persino l\u2019Australia ha un maggiore interscambio con la Cina, che si fa sentire anche nella sua politica.<\/p>\n<p>Il core state: Veniamo ora alla struttura derivante da questo discorso. Il primo punto fondamentale \u00e8 che le civilt\u00e0 devono avere un paese centrale, il core state, che \u00e8 determinante per il loro sviluppo. Infatti in piccole guerre da mediare \u00e8 molto difficile che una civilt\u00e0 possa intervenire efficacemente senza uno stato guida. Un paese centrale esiste per la civilt\u00e0 sinica ed \u00e8 ovviamente la Cina. Esiste per quella ortodossa ed \u00e8 la Russia. Esiste anche per l\u2019Occidente ed, in assenza di un\u2019Europa veramente unitaria, non possono che essere gli Stati Uniti. Non esiste assolutamente per l\u2019Islam, per il quale era rappresentato fino al 1920 dall\u2019Impero Ottomano, in quanto punto di riferimento di tutto l\u2019Islam, ma oggi non \u00e8 pi\u00f9 esistente. Di conseguenza c\u2019\u00e8 ora una lotta tra diversi Stati per diventare Stato guida dell\u2019Islam e questo porta concorrenza tra di loro e quindi inasprimenti dei conflitti. L\u2019Arabia Saudita pu\u00f2 fare da Stato di riferimento come potenza economica ma non certamente come potenza demografica: per\u00f2 il centro religioso rimane sempre La Mecca. Purtroppo la Turchia non lo pu\u00f2 essere pi\u00f9, proprio perch\u00e9 \u00e8 uno Stato che ha scalato solitaria la montagna dell\u2019occidentalizzazione; d\u2019altronde non \u00e8 stata in grado di essere centro di attrazione per le repubbliche centroasiatiche ex sovietiche, nonostante fossero gi\u00e0 abituate ad una certa laicit\u00e0. Nemmeno il Pakistan pu\u00f2 essere uno stato guida per l\u2019Islam perch\u00e9 \u00e8 troppo eccentrico e oltretutto ha un contenzioso con l\u2019India, che non coinvolge gli altri stati; tantomeno lo pu\u00f2 essere l\u2019Indonesia ancora pi\u00f9 eccentrico, pur essendo il pi\u00f9 popoloso degli stati musulmani. Hanno cercato di esserlo sia l\u2019Iran che l\u2019Egitto ma ambedue hanno fallito nel momento storico a loro pi\u00f9 propizio. In piccole guerre \u00e8 molto difficile portare avanti una civilt\u00e0 senza uno stato guida. L\u2019Africa ha la contesa tra Nigeria e Sudafrica per lo status di core state. In sudamericani lo stato pi\u00f9 importante \u00e8 certamente il Brasile, che per\u00f2 ha una diversit\u00e0 linguistica rispetto a tutti gli altri paesi del continente. Le civilt\u00e0 minori India e Giappone sono ovviamente stati guida di loro stesse.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 ha riflessi sugli scontri tra stati. Gli scontri sono abbastanza facili a risolversi per via solo diplomatica quando sono interni a una civilt\u00e0. Nel caso di Argentina e Cile il Pontefice \u00e8 riuscito a mediare. Il contenzioso tra Cechi e Slovacchi \u00e8 stato pacificamente composto con una separazione consensuale. Infine lo scontro tra societ\u00e0 anglofona e francofona in Canada si risolve senza carneficine. Tra diverse civilt\u00e0 ci sono in genere o scontri tra stati divisi o scontri di frontiera. Gli stati divisi sono stati che sono composte al loro interno da civilt\u00e0 diverse, come il caso Etiopia-Eritrea, che per fortuna si \u00e8 risolto, anche se faticosamente. Diversa \u00e8 la situazione per il Sudan, in parte islamico in parte nero, il caso della Nigeria, come quello delle Filippine, in parte cattoliche in parte islamiche, e poi dell\u2019India, dello Srilanka, della Malaysia, di Timor e di molti altri. Questi sono solo gli esempi di stati divisi. Gli scontri di confine sono invece ancor pi\u00f9 gravi, perch\u00e9 non si riescono a risolvere, se non con artifici complicatissimi. Lo scontro in Bosnia ci ha insegnato che esistono gli attori e i sostenitori dello scontro. I primi attori sono le popolazioni l\u00ec esistenti cio\u00e8 i croati, i serbi e i musulmani di Bosnia, e questi non era possibile metterli d\u2019accordo perch\u00e9 ognuno aveva da contare i propri morti e quelli tra i padri e i nonni. I primi sostenitori, o meglio secondi coinvolti, erano la Serbia da un lato, il nostro pontefice insieme alla parte cattolica della Germania dall&#8217;altro e in parte anche il mondo musulmano con Turchia e Pakistan dall\u2019altro ancora. Anche questi secondi non sono stati capaci di mediare la pace: per fare questo servono i terzi coinvolti, che sono gli stati guida delle singole civilt\u00e0, la Russia per quanto riguarda la Serbia, l\u2019Europa e tutta la civilt\u00e0 occidentale, ma soprattutto la Germania, per quanto riguarda la Croazia, mentre per i musulmani di Bosnia mancava uno stato guida. Bill Clinton ha fatto il grande gesto di fare lui quello che non poteva essere fatto dalle nazioni musulmane e con questo si \u00e8 riusciti al terzo livello di concordare una divisione della Bosnia e uno statuto che in questi anni, pur grazie alla presenza di molti soldati stranieri, ha comunque funzionato. Gli stati guida hanno costretto i primi sostenitori a farsi promotori di una soluzione che \u00e8 stata accettata, volenti o nolenti, dai diretti interessati. Senza questo sistema a tre livelli non sarebbe mai riuscita una pacificazione. In Kossovo i tre livelli non funzionarono pi\u00f9, causa il diretto intervento della Serbia, ed \u00e8 stata la carneficina. Il problema quindi degli scontri di confine \u00e8 molto difficile, mentre purtroppo tali scontri ci sono dappertutto: solo i pi\u00f9 violenti sono gi\u00e0 una ventina.<\/p>\n<p>Ci sono infine gli Stati ponte, che cercano di superare la divisione descritta, ma creano in genere difficolt\u00e0 insuperabili. Tra questi la Russia rispetto all\u2019Occidente, sia ai tempi di Pietro il Grande che a quelli di Lenin, che per\u00f2 ha dovuto ritornare al suo ruolo originario in ambedue i casi. Vi \u00e8 poi il Messico, che \u00e8 combattuto ed in mille difficolt\u00e0 tra la sfera ispano americano e la NAFTA. La Turchia \u00e8 stata la sola che ha trovato invece il modo di reggere e regge tuttora in questa difficile posizione. Noi europei non comprendiamo la difficolt\u00e0 di chi sta non ancora su un ponte tra due civilt\u00e0, ma in mezzo all\u2019acqua tra due sponde senza essere n\u00e9 di qua n\u00e9 di l\u00e0. Questo \u00e8 un grave errore dell\u2019Europa, perch\u00e9, se c\u2019\u00e8 una possibilit\u00e0 di avere un ponte con l\u2019Islam, questo \u00e8 dato dal kemalismo: questo ha infatti portato alla separazione tra Stato e Chiesa e per tutelare il quale i militari, che mentre in altri casi si rivelano brutalmente dittatoriali, sono in Turchia i custodi della democrazia. Questo stato di cose non lo si comprende e non capisco il perch\u00e9 di questo continuo rifiuto europeo, grave errore di prospettiva storica. Alla fine \u00e8 da menzionare anche il problema dell\u2019Australia, anch\u2019esso interessante pur non pi\u00f9 di attualit\u00e0: l\u2019Australia ha cercato di rendersi stato ponte nei confronti dell\u2019Asia senza poi riuscirvi, in particolare con il governo laburista Keaton,che nonostante tante buone intenzioni ha dovuto recedere, soprattutto per la diversit\u00e0 dei modelli di comportamento, che distinguono drasticamente le due civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Ci sono dunque elementi che uniscono le civilt\u00e0 ed altri che le dividono. Certamente l\u2019informatizzazione, la globalizzazione, la scienza, la tecnica e le necessit\u00e0 ambientali sono elementi che uniscono. Anche l\u2019acqua, spesso additata come possibile fattore di contrasti, pu\u00f2 invece dare un contributo pacificatore, perch\u00e9 l\u2019acqua costringe ad intensificare un commercio tra regioni aride e non, costringe a sviluppare ed adottare tecniche per produrla come fanno Israele e la Giordania e ad importare quei generi alimentari che sarebbe assurdo produrre negli stessi paesi poveri d\u2019acqua. Ricordo che un chilogrammo di un genere alimentare ha bisogno di un metro cubo d\u2019acqua. Dall\u2019altro lato c\u2019\u00e8 chi divide l\u2019alienazione, la devoluzione, le religioni con le loro componenti fondamentaliste, ma soprattutto la mancanza di fiducia. Pi\u00f9 \u00e8 complesso il mondo, pi\u00f9 la parte intellettuale tende ad unirlo e pi\u00f9 la parte meno intellettuale \u00e8 portata a separarsi per ritornare ai valori tradizionali e a quelle che sono le origini della loro civilt\u00e0 onde evitare l\u2019alienazione conseguente al sentirsi esclusi dall\u2019innovazione. Qui si deve intervenire, ed a doverlo fare sono i laici, come l\u2019Internazionale Liberale, ma anche le religioni pi\u00f9 aperte ai valori della laicit\u00e0, e comunque stimolati da essa. Ricostruire una fiducia, venuta meno, \u00e8 sempre difficile e necessita di azioni congiunte di pi\u00f9 parti attive.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lezione della Scuola di Liberalismo di Roma &#8211; 7 aprile 2003 Quando accettai di impegnarmi per questa lezione non pensavo certamente di doverla svolgere in piena guerra guerreggiata sui margini tra due civilt\u00e0. 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