{"id":3772,"date":"2018-11-20T15:09:44","date_gmt":"2018-11-20T15:09:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/?p=3772"},"modified":"2018-11-20T15:18:20","modified_gmt":"2018-11-20T15:18:20","slug":"augusto-barbera-aldo-bozzi-dieci-anni-dopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/augusto-barbera-aldo-bozzi-dieci-anni-dopo\/","title":{"rendered":"AUGUSTO BARBERA &#8211; Aldo Bozzi dieci anni dopo"},"content":{"rendered":"<p><em>Lezione della Scuola di Liberalismo di Roma &#8211; 6 novembre 1997<\/em><\/p>\n<p>Quando si \u00e8 congratulato con il presidente D&#8217;Alema per i lavori della Bicamerale, il presidente Scalfaro \u00e8 incorso in una svista: ha detto che questa commissione \u00e8 la prima che abbia prodotto un testo per il Parlamento. In realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec, perch\u00e9 la commissione Bozzi elabor\u00f2 un testo, addirittura con revisione di alcune parti della parte prima della Costituzione. Ma questo testo non riusc\u00ec per\u00f2 a iniziare il cammino nelle aule parlamentari: era una commissione studio, non una commissione referente. I risultati del lavoro della Commissione furono tradotti in diversi progetti di legge, a unica firma del presidente Bozzi, ma si arenarono immediatamente.<\/p>\n<p>Quindi un risultato fu prodotto, ma perch\u00e9 non si riusc\u00ec ad andare avanti? Qual \u00e8 la differenza rispetto ad oggi? E&#8217; che allora non ci fu l&#8217;impegno diretto delle grandi forze politiche le quali inizialmente avevano progettato la Commissione con il compito e la volont\u00e0 di produrre una riforma. Ma a poco a poco avvenne la separazione dei due tavoli, cio\u00e8 il tavolo del Governo e il tavolo delle Riforme Costituzionali: la cosa non funzion\u00f2, e le tensioni che si erano venute a determinare sul tavolo politico si riversarono anche sul tavolo delle riforme. Per sottolineare le differenze mancarono due cose: la capacit\u00e0 di tenere distinti questi due tavoli (ricordiamoci che la Commissione lavor\u00f2 nel periodo in cui fu varato il cosiddetto decreto di San Valentino, decreto che tagli\u00f2 i punti della scala mobile, che determin\u00f2 la reazione dei sindacati, dell&#8217;allora partito comunista, un referendum, quindi tensioni che si propagarono da una all&#8217;altro tavolo). Per seconda cosa manc\u00f2 il coraggio delle forze politiche di avviare un processo di autoriforma. Ricordiamo tutti con grande simpatia, ammirazione e commozione il compianto Aldo Bozzi. Ebbi modo di lavorare strettamente con l&#8217;allora responsabile del gruppo comunista della Commissione e lavorai quindi strettamente con Aldo Bozzi, condividendo speranze ma poi anche delusioni per il risultato della Commissione.<\/p>\n<p>C&#8217;era stata inizialmente una proposta coraggiosa di Ciriaco De Mita, che aveva proposto in quella sede una riforma elettorale che allora era troppo avanzata e oggi troppo arretrata! La riforma elettorale era un sistema proporzionale con premio di maggioranza, che somiglia molto alla proposta di riforma che \u00e8 stata elaborata nella famosa cena di casa Letta. Oggi la riteniamo arretrata perch\u00e9 ci fa fare dei passi indietro rispetto alle conquiste del collegio uninominale, i due referendum del giugno 1991 e dell&#8217;aprile 1993, ma allora era troppo avanzata rispetto ai rapporti politici e alla situazione complessiva del nostro Paese.<\/p>\n<p>Il nostro Paese nel 1983-84 era attraversato da quello che \u00e8 stato definito il &#8220;Muro invisibile di Berlino&#8221; che non facilitava sistemi elettorali che producessero schieramenti alternativi tra di loro. Certo, Enrico Berlinguer e Alessandro Natta avrebbero dovuto avere pi\u00f9 coraggio; alcuni di noi desideravano che cos\u00ec fosse e invece, sebbene fosse stata abbandonata l&#8217;idea del compromesso storico e accettata la strategia dell&#8217;alternanza, non si aveva il coraggio di superare la comoda nicchia del sistema proporzionale che tanti frutti aveva dato alla sinistra e all&#8217;opposizione. Non c&#8217;era ancora la capacit\u00e0 e la volont\u00e0 di raccogliere la sfida. Ma c&#8217;\u00e8 da dire anche che Ciriaco de Mita non insistette sulla sua proposta, proprio perch\u00e9 temeva di mettere in pericolo il tavolo del Governo. La storia si ripete: i condizionamenti hanno prodotto adesso alcuni limiti nella Commissione D&#8217;Alema, compreso la pessima legge elettorale che \u00e8 stata elaborata.<\/p>\n<p>Inoltre il partito socialista &#8211; che a cavallo degli Anni Settanta e Ottanta aveva elaborato un progetto di grande riforma costituzionale lanciato da Craxi e da Amato &#8211; al dunque non present\u00f2 un progetto di grande riforma nella Commissione Bozzi, ma un solo punto pose all&#8217;ordine del giorno, con chiara volont\u00e0 di mettere in crisi le forze politiche, quello dell&#8217;inserimento del principio del voto palese direttamente nella Costituzione. Ci fu un discorso di Vassalli e di And\u00f2 che genericamente parl\u00f2 di semipresidenzialismo. Dissero no alla riforma elettorale di De Mita, non portarono avanti proposte n\u00e9 di grande n\u00e9 di piccola riforma, insistettero solo su un punto che poi determin\u00f2 la divaricazione delle forze politiche e di conseguenza anche l&#8217;esaurimento della Commissione Bozzi.<\/p>\n<p>Credo che &#8211; tenuto conto di questi condizionamenti (teniamo presente che non era ancora avvenuta la caduta del Muro di Berlino, non c&#8217;era stato il referendum, non c&#8217;era Tangentopoli) &#8211; quel testo sia il massimo che quel periodo storico poteva consentire di produrre. Con alcune soluzioni a mio avviso pi\u00f9 avanzate di alcune della Commissione d&#8217;Alema. Penso, ad esempio, al voto di fiducia al solo presidente del Consiglio previsto nel testo della Commissione Bozzi; penso alla formula relativa alla decretazione di urgenza che \u00e8 stata copiata malamente nel testo varato dalla Commissione nei giorni scorsi; penso, per entrare in un argomento completamente diverso rispetto a quelli che sono stati trattati in questi ultimi mesi, all&#8217;art. 80 della Costituzione relativo al controllo del Parlamento sulla politica estera. La Commissione Bozzi oper\u00f2 una distinzione tra i trattati e gli accordi, sottoponendo al controllo parlamentare anche gli accordi internazionali (quelli di particolare rilievo politico non solo i trattati come fa invece il testo in discussione in questi giorni alle Camere).<\/p>\n<p>Ma un punto ho rivisitato con interesse: sono le proposte di riforme della parte prima della Costituzione. Da alcuni anni a questa parte \u00e8 diventato quasi un luogo comune che bisogna toccare solo la parte seconda della Costituzione. Invece, la Commissione Bozzi molto tranquillamente e senza problemi l&#8217;avrebbe ritoccata. Mi sono domandato perch\u00e9 questo sia potuto avvenire. Lavor\u00f2 su molti punti della parte prima della Costituzione: l&#8217;art. 9 per quanto riguarda il rilievo dato all&#8217;ambiente; l&#8217;art. 21 sull&#8217;informazione (un articolo vecchiotto che parla di libert\u00e0 della manifestazione di pensiero, e dove non c&#8217;\u00e8 riferimento all&#8217;informazione). Invece nel testo della Commissione si parla di diritto di informare, di ricercare l&#8217;informazione, il diritto ad essere informati. Si richiede che la legge ponga dei limiti alle concentrazioni nel settore dell&#8217;editoria e delle informazioni. Sono norme modernissime. Quindi come mai allora si poteva tranquillamente dire &#8220;tocchiamo anche la parte prima della Costituzione&#8221;, mentre ora invece \u00e8 tab\u00f9? Probabilmente una maggiore fiducia reciproca tra le forze politiche. Questa \u00e8 una risposta troppo ottimistica, ci penserei un attimo prima di darla, tenuto conto che invece per quanto riguarda il sistema politico, come dicevo, la sfiducia era forte.<\/p>\n<p>Reso il dovuto omaggio alla Commissione Bozzi (che a mio avviso \u00e8 stata di valore e di particolare pregio, ma che non ha potuto affrontare quei temi che invece poi la spinta referendaria avrebbe reso possibile) voglio ricordare un tentativo che fu fatto con la cosiddetta mozione Scoppola che firmammo in diversi componenti della Commissione &#8211; c&#8217;erano Mario Segni, Lipari, e altri &#8211; e che avrebbe portato a una modifica del sistema elettorale secondo il modello tedesco. Fu l&#8217;ultima occasione offerta ai partiti di poter riformare se stessi. Fu un\u2019occasione che non venne colta, che si tent\u00f2 di riprendere poi con la Commissione De Mita-Iotti, ma ormai era troppo tardi, c&#8217;era gi\u00e0 stato il referendum sulla preferenza unica, c&#8217;era gi\u00e0 Tangentopoli, e non era pi\u00f9 possibile portare avanti quel tentativo di riformare. Diceva Aldo Bozzi: &#8220;E&#8217; impresa difficile quell\u2019impresa che rende impossibile al medico il curare se stesso&#8221;. Adesso i tempi sembrerebbero pi\u00f9 propizi, le forze politiche hanno avuto delle spinte diverse, sono maturate delle nuove condizioni, io stesso ritengo di avere maturato posizioni diverse rispetto a quelle pur avanzatissime della Commissione che ebbi modo di esprimere.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 il cammino della Commissione D&#8217;Alema? Credo che vada preso atto che qualche luce si sta cominciando a vedere, ma ci sono ancora molte ombre. E&#8217; positivo che ci sia un impegno delle forze politiche per questo processo riformatore, anche se ad un maggiore impegno di Fini ho visto che corrisponde un qualche disimpegno di Berlusconi, che invece all&#8217;inizio sembrava molto pi\u00f9 propenso ad abbracciare questa strada. Credo per\u00f2 siano state intraviste le strade da percorrere: federalismo e rafforzamento dei poteri del Governo, anche attraverso le elezioni dirette del presidente della Repubblica. Ma credo anche che non si abbia il coraggio di percorrere fino in fondo la strada necessaria. Per esempio: si dice che c&#8217;\u00e8 una scelta federale, addirittura un titolo della parte dell&#8217;ex titolo quinto \u00e8 intitolato \u201cOrdinamento federale dello Stato\u201d. In realt\u00e0 non c&#8217;\u00e8 nessuna scelta federale; mi sento di affermare che si \u00e8 verificato un passo indietro rispetto all&#8217;attuale ordinamento regionale. C&#8217;\u00e8 un forte sviluppo delle autonomie municipali, ma sappiamo che il municipalismo \u00e8 l&#8217;altra faccia del centralismo. Si diceva il modello tedesco, all&#8217;inizio, poi si \u00e8 regrediti sul modello spagnolo, in realt\u00e0 il modello che viene fuori \u00e8 il modello di tipo francese: forte presenza dei Comuni, addirittura presenza dei Comuni in una delle due Camere, come in Francia al Senato, ma ripeto, questo non ha nulla a che vedere con il federalismo.<\/p>\n<p>Il federalismo che viene sbandierato, in realt\u00e0 non c&#8217;\u00e8 e si tende invece a mascherare una scelta tendenzialmente presidenzialista che viene fatta dicendo: &#8220;\u00e8 solo l&#8217;elezione diretta di un presidente garante&#8221;. Per quanti sforzi io abbia fatto, cercando qualche esempio in qualche piccola nazione dell&#8217;Europa, non riesco a credere e a pensare che un presidente della Repubblica eletto direttamente dai cittadini, con una competizione che certo sar\u00e0 fortemente bipolare, con una competizione a doppio turno con altri candidati, parler\u00e0 del modo migliore di fare il garante, del modo migliore di fare il notaio, del modo migliore di presiedere il Consiglio Superiore della Magistratura. Sar\u00e0 una competizione politica in cui si parler\u00e0 di tutti i temi che interessano la collettivit\u00e0, si parler\u00e0 di occupazione, di lotta alla criminalit\u00e0 organizzata, del modo migliore di combattere il debito pubblico, il modo migliore di stare in Europa&#8230; Ma una volta eletto, questo presidente, tanto pi\u00f9 se aspirer\u00e0 a essere rieletto, pretender\u00e0 di governare e pretender\u00e0 di tenere fede alle promesse che avr\u00e0 fatto in campagna elettorale. C&#8217;\u00e8 per\u00f2 il tentativo di &#8220;rinchiuderlo&#8221; in una posizione di mera garanzia. Secondo me ha ragione chi approva questa formula con la riserva mentale di dire: &#8220;tanto poi i poteri se li prende a spallate&#8221;; credo che si ispiri ai principi del costituzionalismo classico. Il costituzionalismo liberale non pu\u00f2 accettare una decisione con una riserva mentale di questo genere.<\/p>\n<p>Avrei preferito un presidente del Consiglio eletto direttamente dai cittadini, perch\u00e9 penso che il nostro Paese si stia evolvendo verso una democrazia immediata, in cui i cittadini siano portati a eleggere chi governa. Per\u00f2 se si ritiene che debba essere il presidente della Repubblica, secondo la scelta che \u00e8 stata fatta grazie all&#8217;ingresso sotterraneo dei leghisti, allora gli si devono dare effettivi poteri di governo e non soltanto di influenza sul Governo. Si dice che la politica estera e la politica della difesa potranno essere assunti da questo presidente della Repubblica; ma in che modo? Presiedendo il Consiglio supremo della politica estera e della politica della difesa che richiama, anche nella denominazione stessa, l&#8217;attuale Consiglio superiore della difesa. Sappiamo tutti, per\u00f2, che non \u00e8 un organo di governo, ma un organo di consultazione fra quanti a livello istituzionale sono interessati alla politica della difesa. Chi rappresenter\u00e0 l&#8217;Italia nei vertici internazionali? Chi rappresenter\u00e0 l&#8217;Italia nei vertici europei, o nei vertici del G7? Compreranno il biglietto contemporaneamente il presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica e si presenteranno tutti e due alla sede del vertice?<\/p>\n<p>Questi sono tutti temi e problemi che vanno affrontati direttamente nella Costituzione, avendo il coraggio di fare scelte ben precise. Sempre con riferimento al capo dello Stato, questi equivoci, secondo me, permangono anche per quanto riguarda il tema della presidenza del Consiglio superiore della magistratura. Si \u00e8 tanto discusso e litigato sulla divisione in due sezioni del CSM (una per l&#8217;attivit\u00e0 inquirente dei pubblici ministeri, l&#8217;altra per i giudicanti) e sono stati portati argomenti a favore e argomenti contrari. Non entro nel merito della questione, ma mi domamdo perch\u00e9 nessuno abbia posto il problema se il presidente della Repubblica eletto direttamente possa presiedere un Consiglio superiore della magistratura, sia esso suddiviso in due sezioni o in un&#8217;unica sede. Perch\u00e9 nessuno l&#8217;ha posto? Perch\u00e9 un presidente che avr\u00e0 una carica politica altissima, sar\u00e0 portatore di una parzialit\u00e0 politica fortissima, perch\u00e9 ha vinto le elezioni contro qualcuno, e pretender\u00e0 di vincere la volta successiva contro altri candidati.<\/p>\n<p>I presidenzialisti sanno che il presidente della Repubblica disegnato dalla Bicamerale \u00e8 molto debole, quindi cercano di evitare di togliergli altri poteri. Ne ha cos\u00ec pochi. Coloro i quali invece erano su posizioni antipresidenzialiste (penso ai popolari e in parte anche al PDS) hanno scelto non si capisce bene cosa. Coloro i quali hanno cercato di contenere le funzioni di governo del presidente della Repubblica, puntando su un presidente di garanzia, non possono contraddire se stessi sostenendo che il CSM non pu\u00f2 essere presieduto da un presidente della Repubblica eletto direttamente, perch\u00e9 partono dal presupposto che si tratti di presidente di garanzia.<\/p>\n<p>La conclusione quale sar\u00e0? Sar\u00e0 che un Consiglio Superiore presieduto da un presidente eletto direttamente dal popolo &#8211; ecco il tema che Giuseppe Bozzi ci invitava a considerare &#8211; potr\u00e0 rappresentare un grave pericolo per l&#8217;autonomia della magistratura e quindi anche per i diritti dei cittadini. Perch\u00e9 delle due l&#8217;una: o questo presidente \u00e8 un presidente di maggioranza, quindi un presidente che \u00e8 saldato con la maggioranza, e allora cercher\u00e0 di usare la sua influenza sulla magistratura per rafforzare la maggioranza; oppure avremo il fenomeno della \u201ccoabitazione\u201d (e cio\u00e8 un presidente espressione d\u2019una maggioranza diversa da quella parlamentare), e allora si avr\u00e0 il sospetto o la possibilit\u00e0 che questo presidente utilizzi il potere per destabilizzare la maggioranza, e magari, se riuscir\u00e0 ad avere una forte influenza sulla magistratura, per far fuori in anticipo qualche suo probabile futuro avversario. Ma c&#8217;\u00e8 anche da preoccuparsi di un eventuale presidente della Repubblica animato da ansie giustizialiste: venendosi a saldare con i pubblici ministeri, questo presidente potrebbe anche rafforzare le spinte giustizialiste insite in qualche settore della magistratura inquirente.<\/p>\n<p>Un costituzionalismo liberale (e quando dico costituzionalismo liberale non voglio dare un connotato ovviamente politico: il costituzionalismo non pu\u00f2 non dirsi liberale. Se bisogna trovare un padre al costituzionalismo moderno quello \u00e8 John Locke, che \u00e8 anche uno dei padri del liberalismo) non pu\u00f2 non richiedere che, nel momento in cui si formulino norme costituzionali, queste tendano a regolare il potere, non solo per limitarlo e contenerlo, ma anche per trarne tutti i ben\u00e8fici influssi. Il potere pubblico pu\u00f2 avere quella forza benefica o distruttiva che hanno le acque: se sono irregimentate possono portare effetti benefici; se non sono regolate possono determinare effetti disastrosi. Ecco perch\u00e9 un po&#8217; pi\u00f9 di spirito liberale alla Commissione Bicamerale, e quindi al Parlamento che si appresta a varare il testo definitivo, probabilmente non guasterebbe.<\/p>\n<p>Vorrei fare qualche altra raccomandazione alla Commissione. Per quanto riguarda il bicameralismo, non sarebbe male andarsi a leggere &#8220;Il progetto di riforma del bicameralismo della Commissione Bozzi&#8221; (scritto con la collaborazione di Gianfranco Ciaurro), molto pi\u00f9 avanzato di questo pasticciato bicameralismo che complicher\u00e0 enormemente il sistema delle fonti. Il vecchio bicameralismo aveva mille difetti, ma almeno era chiaro: una legge deve essere approvata con un identico testo dalle due Camere. Qui invece avremmo leggi soltanto monocamerali, leggi che dovranno essere approvate da entrambe le Camere, leggi che dovranno essere approvate dalle Camere nella composizione normale, leggi che dovranno essere approvate da entrambe le Camere nella composizione allargata con la presenza dei rappresentanti delle Regioni e degli enti locali. Sar\u00e0 un ginepraio. Oggi, quando voglio aiutare uno studente un po&#8217; in difficolt\u00e0, gli chiedo il procedimento legislativo, perch\u00e9 so che lo studente riesce a parlare perch\u00e9 \u00e8 una domanda facile. Quando sar\u00e0 approvata la riforma, questa diverr\u00e0 una domanda difficile, che stronca le gambe allo studente. Ma soprattutto complicher\u00e0 enormemente la nostra vita, perch\u00e9 quando si vedr\u00e0 inserita una norma, un emendamento e cambier\u00e0 il procedimento della legge, seguiranno mille discussioni in Parlamento: la legge non \u00e8 pi\u00f9 monocamerale, adesso diventa bicamerale, bicamerale integrata&#8230; E i cittadini avranno mille motivi in pi\u00f9 per ricorrere alla Corte Costituzionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lezione della Scuola di Liberalismo di Roma &#8211; 6 novembre 1997 Quando si \u00e8 congratulato con il presidente D&#8217;Alema per i lavori della Bicamerale, il presidente Scalfaro \u00e8 incorso in una svista: ha detto che questa commissione \u00e8 la prima che abbia prodotto un testo per il Parlamento. 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