{"id":3767,"date":"2018-11-20T15:07:57","date_gmt":"2018-11-20T15:07:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/?p=3767"},"modified":"2018-11-20T15:18:26","modified_gmt":"2018-11-20T15:18:26","slug":"arturo-diaconale-quella-vecchia-storia-della-liberta-di-stampa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/arturo-diaconale-quella-vecchia-storia-della-liberta-di-stampa\/","title":{"rendered":"ARTURO DIACONALE &#8211; Quella vecchia storia della libert\u00e0 di stampa"},"content":{"rendered":"<p><em>Lezione della Scuola di Liberalismo di Milano &#8211; 25 febbraio 2000<\/em><\/p>\n<p>Viviamo in una contraddizione totale: da un verso la realt\u00e0 \u00e8 ormai globalizzata; l&#8217;informazione \u00e8 senza vincoli e bandiere; le notizie si diffondono attraverso TV satellitari, Internet e altri mezzi tecnologici. Dall&#8217;altro, nel nostro piccolo \u201ccortile\u201d nazionale abbiamo una legislazione che ci fa tornare indietro di tanti anni.<\/p>\n<p>E\u2019giusto parlare di libert\u00e0 di stampa ? Dal punto di vista legislativo, ma anche dal punto di vista della pratica comune viviamo in un\u2019antica situazione. L&#8217;Ordine dei giornalisti \u00e8 regolato da una legge che risale al 1963, anno in cui si poteva liberamente parlare di libert\u00e0 di stampa, in quanto la carta stampata predominava su altri mezzi quali la radio e la TV, appena all&#8217;inizio e retta da un sistema di monopolio. Quindi la normativa riguardante l&#8217;esercizio della professione giornalistica si riferiva alla redazione dei giornali nel settore della carta stampata.<\/p>\n<p>Oggi tutto \u00e8 cambiato e quindi le norme dovrebbero cambiare; e invece sono sempre ferme e devono rincorrere gli eventi determinati dallo sviluppo tecnologico. Marx diceva: &#8220;Se cambiano i mezzi di produzione cambia la societ\u00e0 e se cambiano anche i modi di produrre cambia anche a societ\u00e0&#8221;. In realt\u00e0 \u00e8 avvenuto l&#8217;esatto contrario: non sono i mezzi di produzione che cambiano la societ\u00e0, ma \u00e8 lo sviluppo delle tecnologie e del mercato a costringere al cambiamento tanto la societ\u00e0 quanto i modi di produrre. Ci troviamo in una societ\u00e0 nuova ma, per quanto riguarda uno degli aspetti determinanti di questo rinnovamento (la famosa &#8220;societ\u00e0 aperta&#8221; teorizzata da Popper), noi di questa societ\u00e0 abbiamo l&#8217;anima &#8211; e cio\u00e8 la libert\u00e0 di stampa, di espressione, di comunicazione &#8211; ma questa di fatto \u00e8 regolamentata in maniera antica e superata.<\/p>\n<p>Uno dei grandi gap del nostro Paese \u00e8 stata la difficolt\u00e0 di modificare la propria legislazione passando da un sistema chiuso, per quanto riguarda l&#8217;informazione, non legata solo alla carta stampata, a un sistema aperto. In realt\u00e0 questo \u00e8 stato ed \u00e8 un Paese che si porta appresso l&#8217;eredit\u00e0 dell&#8217;esperienza totalitaria. Abbiamo avuto per lunghissimo tempo un monopolio pubblico radiotelevisivo, retaggio del periodo nel quale esisteva solo un partito che aveva il diritto di comunicare.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, come disse una volta Giuliano Amato quand&#8217;era presidente del Consiglio, all&#8217;uno subentrarono in diversi e in parecchi, ma la realt\u00e0 e la sostanza rimase la stessa. Quindi il monopolio pubblico radiotelevisivo \u00e8 durato per lungo tempo come forma di controllo della societ\u00e0 italiana attraverso lo Stato e i partiti, che si facevano Stato e si identificavano con esso, e come limite della libert\u00e0 di comunicazione e di espressione.<\/p>\n<p>Queste libert\u00e0 sono il cuore della democrazia e il cuore della societ\u00e0 aperta. Come abbiamo visto, la battaglia per la libert\u00e0 d&#8217;antenna \u00e8 stata &#8220;quasi&#8221; vinta, perch\u00e9 esiste ancora un meccanismo per cui l&#8217;arrivo di capacit\u00e0 straniere in un mercato come il nostro (pensiamo al \u201ccaso Murdoch\u201d) fa scattare i vecchi meccanismi protezionistici, per cui abbiamo scoperto che le forze politiche che difendevano ad ogni costo il monopolio pubblico contro gli operatori privati italiani sono diventati i loro difensori contro il tentativo di irruzione nel mercato italiano dei \u201cpredoni\u201d stranieri. Ci siamo trovati di fronte a una sorta di difesa dell&#8217;autarchia radiotelevisiva, che poi non \u00e8 difesa di un meccanismo di prerogative di peculiarit\u00e0 nazionali, ma \u00e8 difesa di piccoli orticelli, quei condizionamenti appunto della libert\u00e0 di stampa che invece dovrebbero essere rotti ed aperti.<\/p>\n<p>E\u2019 dunque necessario, rispetto al fenomeno globale e all&#8217;arretratezza delle leggi, adeguare le legislazioni alle novit\u00e0 della tecnologia. Questa \u00e8 la strada su cui ci si sta incamminando, sia pure con grande lentezza: da un lato i tentativi di modificare la legge sull&#8217;Ordine dei giornalisti (tra referendum abrogativi e la riforma su cui si sta lavorando da decenni); dall&#8217;altro, la progressiva apertura e superamento dei meccanismi protezionistici. E&#8217; assurdo che, nel momento in cui l&#8217;Italia entra in un sistema europeo, noi mettiamo barriere ai nostri confini non alle merci ma alle idee perch\u00e9 non vogliamo altri protagonisti nel nostro mercato.<\/p>\n<p>Ci sono per\u00f2 altri aspetti che mettono in discussione la nostra libert\u00e0 di stampa: nella societ\u00e0 aperta che auspichiamo ci dovrebbe essere un mercato della comunicazione libero, aperto, non condizionato e non protetto; e invece abbiamo il mercato della comunicazione pi\u00f9 protezionistico esistente sulla faccia della terra. Nel settore radiotelevisivo siamo in pieno oligopolio con due o tre grandi operatori che fanno muro contro altri. Il loro obiettivo non \u00e8 solo quello di dividersi le quote di mercato in termini economici, ma anche in termini politici.<\/p>\n<p>Nella vecchia carta stampata, poi, il mercato \u00e8 libero e aperto solo formalmente, ma nei fatti \u00e8 condizionato da grandi gruppi, proprietari di grandi testate, che non si dedicano esclusivamente all&#8217;editoria. Sono gruppi imprenditoriali, impegnati su tutt&#8217;altro versante, che usano la stampa come sistema di tutela dei loro interessi. Il che \u00e8 assolutamente legittimo. Credo che ognuno debba essere libero di salvaguardarsi come meglio crede, sempre nel rispetto delle leggi. E credo sia lecito consentire a gruppi imprenditoriali di utilizzare le proprie risorse per creare strumenti atti a difendersi.<\/p>\n<p>D&#8217;altro canto, lo sviluppo della stampa italiana \u00e8 stato sempre legato a questi interessi, dal Corriere della Sera a Il Messaggero, legati a quei capitani d&#8217;industria che, attraverso i giornali, pretendevano ed ottenevano una politica protezionistica da parte del governo. L&#8217;intervento del 1915 fu sicuramente favorito dagli interessi di alcuni gruppi economici e industriali attraverso i loro giornali. Non c&#8217;\u00e8 di che scandalizzarsi: il problema sorge quando tali interessi vengono ammantati dalla libert\u00e0 di mercato. In realt\u00e0 il mercato della carta stampata non \u00e8 affatto libero ma \u00e8 condizionato da ritardi storici nelle strutture di distribuzione, che favoriscono le grandi testate. Questi ritardi vanno superati per assicurare, da un lato, la libert\u00e0 di espressione e di stampa e, dall&#8217;altro, il diritto dei cittadini a essere correttamente informati.<\/p>\n<p>Vorrei a questo punto soffermarmi sul rapporto perverso che si \u00e8 creato tra giustizia e comunicazione. Si tratta di una questione di cui si comincia ad avere consapevolezza. Molto spesso viene strumentalizzata e utilizzata come elemento di battaglia politica, ma io, in questa sede, vorrei analizzare il fatto che la comunicazione \u00e8 stata utilizzata in maniera distorta come strumento e come mezzo del processo penale. La libert\u00e0 di stampa \u00e8 un aspetto della libert\u00e0 complessiva dei cittadini e, nel momento in cui viene utilizzata per coercizzare queste libert\u00e0, non \u00e8 pi\u00f9 un aspetto della libert\u00e0 di stampa ma diventa coercizione.<\/p>\n<p>Sotto la spinta dei fenomeni politico-sociali dell&#8217;inizio degli anni Novanta (che hanno visto il ritrarsi della politica dalle posizioni tenute secondo lo schema di Montesquieu, quello della separazione dei poteri), si \u00e8 assistito a un allargamento del potere giudiziario. Ci\u00f2 si \u00e8 verificato grazie all&#8217;uso accorto e intelligente dei mezzi di comunicazione di massa da parte dei magistrati, i quali non li hanno utilizzati solo per cavalcare l&#8217;ondata popolare (che chiedeva giustamente innovazione, pulizia, lotta contro la corruzione), ma anche come strumento per cambiare alcune regole di fondo del vivere civile e delle norme e delle leggi che regolano l&#8217;esistenza dei cittadini.<\/p>\n<p>Di qui, quello che vi dicevo: e cio\u00e8 il cambiamento del processo. Il pubblico ministero apre un&#8217;inchiesta; i giornalisti, sulla scia dell&#8217;inchiesta del pubblico ministero, forzano la mano su questa inchiesta; l&#8217;uso forzato dei media viene utilizzato dal PM per arrivare alle verit\u00e0, che per\u00f2 non sono verit\u00e0 processuali ma preprocessuali. Di fatto il dibattimento non si svolge nelle aule dei tribunali ma precede il processo sui giornali, per radio e in tivv\u00f9. In questo modo si arriva a condanne mediatiche che trovano scarsi riscontri nelle verit\u00e0 processuali. Ma \u00e8 proprio attraverso i processi mediatici che \u00e8 stata eliminata una classe dirigente, che si \u00e8 avuto un vero e proprio cambio dei gruppi di potere, che \u00e8 stata rivoluzionata la classe politica italiana. Tutto questo iraddiddio \u00e8 stato creato in virt\u00f9 dei media, della comunicazione, della liber\u00e0 di stampa.<\/p>\n<p>Nel momento in cui i processi da mediatici sono diventati giudiziari, tutte le &#8220;condanne virtuali&#8221; hanno trovato riscontri bassissimi nelle aule dei tribunali. Tant&#8217;\u00e8 che la gran massa delle iniziative processuali su mani pulite ha prodotto solo due carcerazioni: Armanini e Cusani. Una serie di processi gi\u00e0 conclusi con condanna sul terreno mediatico, adesso sta andando in prescrizione. Qualche altro processo si \u00e8 esaurito in primo grado secondo l&#8217;indicazione avuta dalle condanne mediatiche, ma arrivato al secondo grado ha avuto sentenze ribaltate.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 ora capire se questo meccanismo possa funzionare al contrario, se possa servire per realizzare tranquillamente uno Stato totalitario, se possa portare alla restaurazione di Craxi. Se ci sono queste possibilit\u00e0 significa che il meccanismo \u00e8 perverso, e se tutto ci\u00f2 \u00e8 reso possibile dalla formale esistenza della libert\u00e0 di stampa vuol dire che questa libert\u00e0 contiene elementi di forte pericolosit\u00e0. Questo non significa che, per eliminare il fenomeno, si debba ridurre la libert\u00e0 di stampa. Semmai \u00e8 vero il contrario: cio\u00e8, in chiave liberale, si deve aumentare il tasso di libert\u00e0 e si debbono eliminare tutti quei meccanismi che creano le condizioni per dar vita a un regime sia esso di destra, di centro o di sinistra. Un liberale si preoccupa del regime e non del suo colore. E&#8217; quindi necessario non solo adeguare le norme esistenti alle tecnologie, ai processi e allo sviluppo tecnologico, ma \u00e8 anche indispensabile rivisitare tutte quelle norme attualmente esistenti che producono deviazioni pericolose al tessuto economico, politico e giudiziario del Paese.<\/p>\n<p>Un altro esempio \u00e8 dato dalla legge sulla privacy. Questa nasce dall&#8217;esigenza di difendere l&#8217;individuo e dalla preoccupazione di non esporre nessuno al pubblico ludibrio. S\u00ec, \u00e8 vero: la penna uccide pi\u00f9 della spada. Mi \u00e8 capitato di fare un dibattito al Consiglio Superiore della Magistratura, dove era stato organizzato un seminario con 200 PM: insieme al presidente della Federazione della Stampa ho parlato della legge sulla privacy e dei casi in cui la stampa si rende responsabile dell&#8217;uccisione morale di un individuo. Abbiamo citato \u00f2a storia di quel signore di Milano che venne accusato di aver stuprato la propria bambina perch\u00e9 il medico aveva riscontrato segni di lesione. La bambina dopo quattro mesi mor\u00ec, perch\u00e9 quei segni erano conseguenza di una gravissima forma di tumore. Ma nel frattempo il padre era stato distrutto dai media. Durante la discussione un PM ci disse: &#8220;In questo caso sono stati i giornalisti a sbagliare e non il giudice che emise l&#8217;avviso di garanzia nei confronti del padre&#8221;. In realt\u00e0 la responsabilit\u00e0 \u00e8 un po&#8217; di tutti. E&#8217; quindi giusto che, rispetto a fenomeni di tal fatta che riguardano i singoli cittadini, esistano norme sulla privacy.<\/p>\n<p>Per\u00f2 queste norme che \u2013 ripeto &#8211; partono da esigenze oggettive e da necessit\u00e0 che devono essere assolutamente rispettate, rischiano di diventare norme liberticide. Questa legge viene infatti applicata anche nei confronti di personaggi che hanno una vita pubblica e che devono essere sottoposti al giudizio della pubblica opinione attraverso il controllo della stampa. Negli USA la stampa \u00e8 definita \u201cil cane da guardia della democrazia\u201d. Da noi la normativa sulla privacy rischia di diventare uno strumento di copertura delle esigenze di quelli che hanno una funzione pubblica o sperano di averla. In tal caso c&#8217;\u00e8 un aspetto che i liberali devono combattere: la legge sulla privacy pu\u00f2 trasformarsi nella tutela di questo o quell&#8217;interesse. E questo va combattuto e bisognerebbe che una corrente di pensiero liberale si imponesse per contrastare la tendenza che rischia di trasformare le democrazie liberali in regimi di democrazia autoritaria e controllata.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 infine la tendenza generale a trasferire sul terreno giudiziario quello che prima era un confronto esclusivamente giornalistico. Una delle conseguenze pi\u00f9 gravi di questo fenomeno \u00e8 che l&#8217;esercizio della libert\u00e0 di stampa \u00e8 diventato una prerogativa concessa sostanzialmente soltanto ai ricchi. Un esempio banale: la querela a un quotidiano (naturalmente, se perdono, i giornali vengono condannati a pene pecuniarie) incide diversamente se fatta a la Repubblica e al Corriere della Sera oppure a giornali pi\u00f9 piccoli, che a volte rischiano la loro stessa esistenza. Quindi uno ci pensa due volte prima di pubblicare determinate cose. Se per\u00f2 tutto questo incide sulla libert\u00e0 di stampa, allora il fenomeno diventa patologico e sar\u00e0 necessaria una mobilitazione perch\u00e9 la libert\u00e0 di stampa e di comunicazione venga effettivamente applicata, non con l&#8217;impunit\u00e0, perch\u00e9 questa non \u00e8 concepibile, ma con un adeguamento alle realt\u00e0 di norme ormai superate.<\/p>\n<p>Ma cosa fare, in pratica? Liberalizzare, cio\u00e8 puntare su un maggior tasso di libert\u00e0, perch\u00e9 poi sar\u00e0 il mercato, sar\u00e0 la libert\u00e0 stessa a creare automaticamente gli anticorpi. Quindi maggiori libert\u00e0 per garantire la libert\u00e0. Pu\u00f2 essere una tautologia, ma \u00e8 una verit\u00e0 profonda: soltanto attraverso il massimo della libert\u00e0 si pu\u00f2 garantire l&#8217;applicazione corretta della libert\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lezione della Scuola di Liberalismo di Milano &#8211; 25 febbraio 2000 Viviamo in una contraddizione totale: da un verso la realt\u00e0 \u00e8 ormai globalizzata; l&#8217;informazione \u00e8 senza vincoli e bandiere; le notizie si diffondono attraverso TV satellitari, Internet e altri mezzi tecnologici. 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