{"id":4464,"date":"2024-11-15T13:32:06","date_gmt":"2024-11-15T13:32:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/?page_id=4464"},"modified":"2024-11-15T13:32:43","modified_gmt":"2024-11-15T13:32:43","slug":"intervista-a-enrico-morbelli","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.scuoladiliberalismo.it\/homepage\/intervista-a-enrico-morbelli\/","title":{"rendered":"Intervista a Enrico Morbelli"},"content":{"rendered":"<section class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text single_style=&#8221;&#8221;]<\/p>\n<h2><span style=\"color: #074983;\">Quella volta che incontrai Gorbaciov<\/span><\/h2>\n<h4>Quattro chiacchiere con Enrico Morbelli, fondatore e direttore della Scuola di Liberalismo. Tanti ricordi e un aneddoto particolare<\/h4>\n<p>[\/vc_column_text][vc_single_image image=&#8221;4463&#8243; img_size=&#8221;large&#8221;][vc_column_text single_style=&#8221;&#8221;]Una vita tra radio, carta stampata, politica e cultura. Enrico Morbelli, fondatore e direttore della Scuola di Liberalismo, ci racconta com\u2019\u00e8 nata questa iniziativa e come si \u00e8 evoluta nel tempo.<\/p>\n<p><strong>Nel logo c\u2019\u00e8 scritto \u201cScuola di Liberalismo \u2013 dal 1988\u201d. Sono tanti anni. Com\u2019\u00e8 cominciata questa storia?<\/strong><\/p>\n<p>Questa storia \u00e8 cominciata perch\u00e9 un gruppo di amici liberali decise un\u2019azione di fiancheggiamento al PLI e si riun\u00ec in un\u2019associazione che battezz\u00f2 \u201cIncontro democratico\u201d. La capitanava l\u2019ex deputato e consigliere comunale Giuseppe Alessandrini, coadiuvato dal suo braccio destro Renato Mastronardi. C\u2019erano anche l\u2019allora consigliere regionale Gabriele Alciati, l\u2019avvocato Luciano Argiolas, l\u2019ingegner Passafiume. E c\u2019ero io. Decidemmo di fare un\u2019attivit\u00e0 culturale, e io proposi di fare la scuola.<\/p>\n<p><strong>Come le venne questa idea?<\/strong><\/p>\n<p>Mi venne perch\u00e9 qualche anno prima \u2013 a Vinadio, in provincia di Cuneo \u2013 c\u2019era stato un incontro di giovani liberali patrocinato dal partito. Io non facevo pi\u00f9 parte della Giovent\u00f9 liberale, ero andato l\u00ec per conto di un giornale che si chiamava \u201cBattaglie liberali\u201d, diretto proprio da Giuseppe Alessandrini. Questo incontro era in pratica una scuola estiva del PLI. Ma non la scuola di partito come si intendeva allora: al tempo quando si parlava di scuola di partito tutti pensavano alle Frattocchie, quindi all\u2019addestramento del personale politico di professione; e noi non eravamo professionisti della politica. In quell\u2019occasione, in un paio di pomeriggi, ho imparato tantissime cose. Si parlava di storia e di scuola con Giomo e con Valitutti, si parlava con Malagodi e con altri politici di grido.<\/p>\n<p><strong>Da quell\u2019idea nacque quindi la scuola di liberalismo. Come si svolse la prima edizione?<\/strong><\/p>\n<p>Fu fatta in una maniera che non \u00e8 stata pi\u00f9 ripetuta: dovevano essere 20 universitari e 20 liceali, ma alla fine di liceali ne vennero pochi, non pi\u00f9 di tre o quattro, e quindi li mettemmo assieme alle matricole universitarie: la maggioranza degli iscritti era composta da studenti pi\u00f9 grandi. Fu una bella esperienza. Eravamo sopra un deposito di cartastraccia, a Piazza Mancini, lungo la strada per andare all\u2019aeroporto. Vennero a far lezione personalit\u00e0 del calibro di Malagodi, Bozzi, Battistuzzi, Melillo, Zanone&#8230; Ci furono anche dei premiati. La tesina migliore fu di Stefano De Luca, che adesso \u00e8 professore al Suor Orsola Benincasa. Era appunto il 1988.<\/p>\n<p><strong>Come si \u00e8 evoluta la scuola nel tempo?<\/strong><\/p>\n<p>Dopo quella prima edizione, non ci fu immediatamente la seconda. Per\u00f2 organizzammo dei viaggi sponsorizzati dalla Regione Lazio. Andammo due volte a Bruxelles e una a Berlino. Ad ognuno di questi viaggi partecipavano 40-50 studenti. Queste iniziative ebbero un buon risultato perch\u00e9 partendo da quei ragazzi creammo il nucleo degli allievi delle scuole seguenti, che si tennero in un teatro che si chiamava \u201cTeatro della Scaletta\u201d. Fu il boom della scuola, che part\u00ec alla grande e and\u00f2 veramente bene. Se non ricordo male, poi saltammo un anno perch\u00e9 il teatrino se lo ripresero i preti; e noi laici restammo senza. Quindi andammo al vecchio liceo del Nazareno, dove c\u2019era un\u2019universit\u00e0 privata che ci ospit\u00f2 per diversi anni.<\/p>\n<p><strong>Pu\u00f2 raccontarci qualche aneddoto? Qualche incontro che l\u2019ha colpita particolarmente?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019incontro che mi ha colpito maggiormente riguarda Michail Gorbaciov, che ha da poco compiuto novant\u2019anni. Molti anni fa, Gorbaciov venne a tenere una conferenza, che era organizzata da questa universit\u00e0 che ci ospitava: la European School of Economics. C\u2019era talmente tanta gente che furono riempiti il salone dove facevamo la scuola di liberalismo e l\u2019aula magna, che erano collegate con l\u2019altoparlante. Gorbaciov era un uomo eccezionale. Aveva anche un interprete di grande bravura, un russo che conosceva molto bene l\u2019italiano. Dopo aver fatto la conferenza, si avvicin\u00f2 a quelli che avevano seguito il suo discorso nell\u2019altro spazio. Fu bravissimo, perch\u00e9 stette per altri quaranta minuti a chiacchierare con loro. La cosa che mi \u00e8 rimasta impressa \u00e8 che dopo la lezione, io e alcuni altri andammo a cena con lui in una pizzeria di Via Margutta. Chiacchierammo del pi\u00f9 e del meno. Ecco: grazie alla scuola, posso dire di aver mangiato una pizza con Gorbaciov.<\/p>\n<p><strong>Che cosa disse Gorbaciov in quella conferenza?<\/strong><\/p>\n<p>Sapeva benissimo che si trattava di una scuola di liberalismo, quindi fece un discorso che cercasse di tenere insieme le sue idee con quelle della maggior parte dei presenti. Disse che bisognava essere pragmatici e realisti.<\/p>\n<p><strong>Tra gli allievi della scuola di liberalismo ci sono anche delle persone che hanno avuto una brillante carriera. Vogliamo ricordarne qualcuno?<\/strong><\/p>\n<p>Il vincitore della prima scuola \u2013 il citato Stefano De Luca \u2013 adesso \u00e8 professore a Napoli. E docenti sono diventati anche Rosamaria Bitetti alla LUISS, Gustavo Cevolani a Lucca, Anna Di Bello all\u2019Orientale di Napoli, Riccardo De Caria a Torino. Abbiamo avuto Tommaso Edoardo Frosini, anche lui professore; Giovanni Orsina, storico ed editorialista della \u201cStampa\u201d; Florindo Rubbettino, editore. Poi ci sono alcuni giornalisti: Nicola Porro, Giovanni Floris, Fausto Carioti, Andrea Mancia, Cristina Missiroli. Ce ne sono tanti altri, ma non possiamo citarli tutti. Tra i nostri allievi va annoverato anche Alberto Mingardi, che partecip\u00f2 alla prima scuola di liberalismo di Milano.<\/p>\n<p><strong>Come nacque la scuola di Milano?<\/strong><\/p>\n<p>Le prime scuole fuori Roma le facemmo a Napoli, con la collaborazione della Fondazione Cortese: una collaborazione che continua ancora adesso. Dopo Napoli tocc\u00f2 appunto a Milano. Elvira Cerritelli, uno dei nostri punti di forza alla scuola di Roma, and\u00f2 a lavorare l\u00ec e organizz\u00f2 la scuola. Quell\u2019anno, tra gli allievi, c\u2019era anche Alberto Mingardi, che un po\u2019 di tempo dopo avrebbe fondato l\u2019Istituto Bruno Leoni, il pensatoio liberale oggi noto anche a livello internazionale.<\/p>\n<p><strong>Tra i docenti di tutti questi anni figurano personalit\u00e0 molto diverse tra loro, sul piano politico e culturale. \u00c8 la ricchezza dell\u2019approccio liberale?<\/strong><\/p>\n<p>Se vogliamo fare una battuta, diciamo che \u00e8 l\u2019approccio \u201cmorbelliano\u201d al liberalismo. Tutta la prima parte della mia vita l\u2019ho passata in un contesto nel quale il liberalismo era considerato un curioso avanzo dell\u2019antichit\u00e0. Era come parlare del medioevo. Ci si chiedeva ironicamente se esistessero ancora i liberali. Poi \u00e8 caduto il muro di Berlino, giusto un anno dopo la nascita della scuola, che proprio in quel momento ebbe un boom eccezionale. Tutti si erano accorti improvvisamente che il liberalismo era la scuola di pensiero vincente. Per\u00f2, come avviene anche in altre case politiche, ciascuno crede di essere l\u2019unico vero esponente di quell\u2019idea: ogni liberale \u00e8 convinto di essere \u201cil liberalismo\u201d e dice che gli altri non sono veri liberali.<\/p>\n<p><strong>L\u2019approccio \u201cmorbelliano\u201d invece \u00e8 inclusivo, diciamo?<\/strong><\/p>\n<p>Io ho un\u2019idea ecumenica, che non tutti condividono. Il punto \u00e8 che, quando andavo all\u2019universit\u00e0, nessuno si professava liberale. Adesso si professano tutti liberali. E io ne sono contento. Uno pu\u00f2 essere liberale di destra o di sinistra, di sopra o di sotto: ma per me \u00e8 innanzitutto un liberale. Certo, tra un liberale e l\u2019altro ci sono differenze, anche notevolissime; ma tutte riconducibili allo stesso metodo e allo stesso fine. E il fine \u00e8 quello di far prevalere le libert\u00e0 individuali su qualsiasi altra cosa.<\/p>\n<p>Per molto tempo, come diceva lei, il liberalismo \u00e8 stato minoritario. Poi c\u2019\u00e8 stato un periodo, appunto, in cui tutti si sono detti liberali. In seguito, il liberalismo \u00e8 stato un po\u2019 preso di mira, soprattutto dopo la crisi economica del 2008. Adesso com\u2019\u00e8 la situazione?<\/p>\n<p>Si \u00e8 sostenuto che la crisi fosse colpa della globalizzazione. Invece, la globalizzazione ha portato molti benefici. Mezzo miliardo di persone \u00e8 uscito dalla povert\u00e0, ed \u00e8 stato un dato molto positivo. Certo, alcuni hanno detto: \u201cChe mi importa delle persone che sono uscite dalla povert\u00e0, se io non riesco a pagare il mutuo?\u201d. E la gente si \u00e8 convinta che la mondializzazione, la libert\u00e0 dei mercati, l\u2019intrapresa privata siano la causa di tutto quello che \u00e8 successo. Certamente qualcuno ha avuto degli svantaggi. Ma la libert\u00e0 \u00e8 anche connessa al rischio. In Italia, particolarmente, se qualcuno fallisce d\u00e0 sempre la colpa a qualcun altro: non \u00e8 mai colpa sua. Questo \u00e8 il motivo per cui molti hanno addossato la responsabilit\u00e0 delle cose che non andavano al cosiddetto \u201cliberismo selvaggio\u201d. Ma il fatto che ci debbano essere meno regole non vuol dire che non ve ne debbano essere. Il liberalismo, senza regole, non \u00e8 liberalismo.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/section>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text single_style=&#8221;&#8221;] Quella volta che incontrai Gorbaciov Quattro chiacchiere con Enrico Morbelli, fondatore e direttore della Scuola di Liberalismo. Tanti ricordi e un aneddoto particolare [\/vc_column_text][vc_single_image image=&#8221;4463&#8243; img_size=&#8221;large&#8221;][vc_column_text single_style=&#8221;&#8221;]Una vita tra radio, carta stampata, politica e cultura. 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